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LA VIA ITALIANA AL DIALOGO EBRAISMO-ISLAM 14/03/06

Il commento dello scrittore ebreo David Meghnagi sulla visita del rabbino capo di Roma, Di Segni, alla Grande Moschea della capitale

Paolo Affatato

Martedi' 14 Marzo 2006
“Un gesto di immenso valore simbolico, con implicazioni religiose ma anche politiche. Con questa visita il mondo ebraico legittima la Consulta islamica in Italia”: così il prof. David Meghnagi, scrittore ebreo che vive in Italia, psicologo e studioso del mondo ebraico, commenta la visita del rabbino capo Di Segni alla grande moschea di Roma. Docente all’Università di Roma tre, Meghnagi coordina un master in “Didattica della Shoa” e propone un’analisi originale: sottolinea gli aspetti psicologici che gli eventi storici generano nell’immaginario collettivo e nella percezione dei popoli.

Primo livello di interpretazione: quello religioso
Il messaggio è chiaro: non c’è alcuna ostilità della comunità ebraica contro il mondo islamico.
Si vuole evitare la polarizzazione dei conflitti religiosi e sociali e si intende ribadire che i rapporti degli ebrei verso le altre religioni del libro (cristianesimo e islam) non sono mai stati problematici: l’ebraismo non ha mai lanciato un anatema verso gli altri credenti.

E quali sono le implicazioni sul piano politico?
Viviamo un momento di tensione internazionale generalizzata, segnata dall’affermarsi dei fondamentalismi, dalla demonizzazione di Israele, come mostrano le ripetute minacce dell’Iran contro Israele. In questa situazione, l’ebraismo getta un ponte verso gli arabi. Con un significato chiaro soprattutto in Italia, ma anche a livello più ampio.

Quali saranno le conseguenze per il nostro paese?
In Italia si potranno avere concrete implicazioni soprattutto sull’esperienza della Consulta islamica. Sosteniamo una rappresentanza islamica a livello istituzionale, che dia spazio alle componenti moderate del mondo islamico. La visita di ieri è la legittimazione ebraica del Consulta. Gli ebrei sono stati i primi a vivere la cittadinanza nello status di “minoranza religiosa”. Oggi questo patrimonio, costruito da decenni, lo mettiamo a disposizione della comunità islamica.

Potranno esserci riflessi positivi in Medio oriente?
In Medio oriente la situazione è esplosiva. Qualunque gesto simbolico che attenui la cultura dell’odio e aiuti a promuovere la convivenza è benvenuto. Non sappiamo se con l’attuale leadership di Hamas sarà possibile un dialogo. I fondamentalisti vanno isolati per dare spazio alla maggioranza dei musulmani del pianeta, che vuole la pace.

A suo parere, dunque, esiste “l’islam moderato”?
L’islam moderato esiste e ne fanno parte tutti coloro che, nelle comunità islamiche nel mondo, amano la vita e non desiderano farsi saltare in aria in nome di una ideologia. Come ha detto il rabbino Disegni, dobbiamo combattere l’antisemitismo e l’islamofobia. Nell’immaginario collettivo gli ebrei sono contrapposti agli arabi. La visita di ieri smentisce questo teorema. E il gesto di Disegni non è improvvisato: è frutto di un lavoro di pazienti relazioni con i musulmani e anche con i cristiani.

L'intervista è apparsa oggi sui quotidiani del gruppo l'Espresso



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