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TAGLI ONU / CARTA VINCE, CARTA PERDE 03/03/06

L'ormai famosa delibera del comitato direzionale del ministero degli affari esteri del 16 febbraio potrebbe diventare lettera morta. Per volere, pare, del ministro Fini, caduto dalle nuvole ad apprenderne il contenuto dalla stampa

Emanuele Giordana e Irene Panozzo

Venerdi' 3 Marzo 2006
La notizia che Kofi Annan aveva intenzione di protestare per i tagli dell’Italia alle maggiori agenzie dell’Onu in realtà si sapeva già da un po’ di giorni. Ma ancor prima che il segretario generale dell’Onu prendesse carta e penna, alla Farnesina avevano deciso di correre ai ripari. Il fatto è, dicono fonti della “Casa”, che è stato lo stesso Fini a cadere dalle nuvole quando ha saputo, anche lui dalla stampa, che il comitato direzionale aveva deciso di tagliare le gambe all’Unicef, l’Oms, l’Undp, l’Unhcr e a svariate altre agenzie dell’Onu. E che, mentre si annullava il contributo volontario ai grandi “Big” del sistema, si privilegiavano i cespugli del grande albero del palazzo di Vetro, più controllabili e soprattutto “più italiani”, sia nella sede che nel personale. Una scelta che ha fatto imbestialire le Nazioni Unite e provocato anche parecchio malumore tra le feluche, soprattutto fra quelle impegnate in prima linea all’estero a difendere l’immagine dell’Italia.
Che Fini sapesse o non sapesse del taglio pare in effetti un po’ strano dal momento che la decisione appare più politica che amministrativa. Fatto sta che avrebbe preteso una rapida marcia indietro. La famosa delibera del 16 febbraio è diventata così lettera morta. In sostanza, le decisioni del Comitato direzionale, l’organismo che decide come e dove spendere i soldi per la cooperazione, prima “delibera” e poi “decreta”. La delibera in sé quindi non è vincolante, è solo una dichiarazione di intenti. Fondamentale, perché senza di essa i finanziamenti non possono essere erogati. Ma da sola non basta. Serve anche il mandato all’amministrazione perché, alla fine, stacchi e firmi gli assegni.
Non essendo un atto vincolante, una delibera successiva non ha potere abrogativo sulla precedente. Tutte e due restano valide, insomma. E pare che sia proprio questo quello che sta per accadere.
L’ordine di pagamento sulla delibera del 16 febbraio non è mai partito. La mossa successiva è stata la preparazione di un nuovo direzionale, forse nella seconda metà di marzo, in cui passare una nuova delibera. Ma se i soldi sono pochi, al momento di allargare i cordoni della borsa sarà necessario scegliere una delle due carte, lasciando sul tavolo l’altra. Un modo elegante e formalmente corretto che consentirebbe di correggere il tiro. E di dimenticare in un cassetto la vecchia decisione del mese scorso.
Ci si aspetta dunque che la nuova decisione riaggiusti i conti, riportando le cifre ora disperse tra sigle e siglette, dell’Onu e non, sotto la voce dei tradizionali destinatari dei famosi “contributi volontari”. Che sono quelli concessi alle varie agenzie su base volontaria, ma senza un obiettivo preciso che viene individuato alcuni mesi più tardi. In gergo tecnico si chiama “ventilazione”. Ed è qui che sta il gioco. Spulciando il menu dei progetti che ogni agenzia fornisce, l’Italia (ma anche altri paesi) decide cosa finanziare con i fondi già stanziati. Mentre i contributi volontari fanno comodo a tutti, non a tutti piace l’idea di ricevere indicazioni su come spendere i soldi ricevuti. A non accettare la ventilazione sono Undp e Unicef, neanche farlo apposta tra le agenzie lasciate a bocca asciutta con la delibera del 16 febbraio. Ma, come si sa, non sono state le uniche.
L’eventuale toppa da cucire nel prossimo direzionale non potrà stravolgere un quadro che rimane comunque inquietante. Visti i tagli della finanziaria voluta dal ministro Giulio Tremonti, infatti, la “toppa” non potrà certo erogare le cifre cui Unicef e compagni sono abituati, ma il segnale dovrebbe essere inequivocabile: è stata una svista, ripariamo subito.
L’intenzione, dicono i beneinformati, è fare tutto prima delle elezioni del 9 aprile se mai l’opposizione, che sinora, salvo rare eccezioni, non ha battuto un colpo, si svegliasse all’improvviso. Decidendo di cavalcare un taglio che ha messo in agitazione Ginevra e New York e persino diversi uffici delle agenzie in giro per il mondo ma che nelle stanze dell’Unione non ha ancora provocato un fremito.

L'articolo è apparso oggi su il manifesto



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