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ONG: LA COOPERAZIONE ITALIANA E' MORTA 24/02/06

Mentre prosegue la polemica per l'esclusione delle grandi agenzie Onu dai contrbuti volontari italiani, anche le Ong fanno sentire la loro voce: dopo i tagli alla finanziaria, spiegano, la cooperazione italiana è azzerata. Serve una nuova politica ed è giunta l'ora per un ministero della cooperazione. Un messaggio esplicito lanciato al governo che verrà.

Gabriele Carchella

Venerdi' 24 Febbraio 2006
I cordoni della borsa sono stretti non solo per le grandi agenzie internazionali, ma anche per la galassia non governativa italiana. Dopo la bufera sulla Farnesina per i contributi volontari negati alle grandi agenzie dell’Onu, tornano d’attualità i tagli con cui la finanziaria 2006 ha privato le Ong di risorse vitali. Com’è noto, giunto a fine legislatura, il governo Berlusconi ha deciso di giocare loro un brutto scherzo, riducendo i fondi per la cooperazione a 392 milioni di euro contro i 552 milioni dell’anno precedente. In materia di solidarietà, del resto, l’esecutivo non ha mai mantenuto le sue promesse: “La politica pubblica della cooperazione è di fatto morta, rimangono solo le briciole”, avverte Giulio Marcon, portavoce della campagna Sbilanciamoci!, che riunisce 41 organizzazioni impegnate per un modello di sviluppo più solidale. “Da anni denunciamo il taglio dei fondi con iniziative come il libro bianco e la contro-finanziaria. Il problema non sono solo i pochi soldi, ma la mancanza di una politica della cooperazione”. Secondo Marcon manca un quadro strategico, mentre emergono da tempo altri discutibili obiettivi: “Si è imposto un legame con gli interventi di tipo militare, mentre la cooperazione si confonde con la politica commerciale ed è ormai considerata un trampolino di lancio per le nostre imprese. Gran parte dei nostri aiuti sono legati, cioè obbligano il paese beneficiario ad acquistare beni e servizi dal paese donatore. Un fatto che è stato condannato dall’Ocse. Questo meccanismo crea un paradosso: ci sono sempre più soldi per le imprese e sempre meno per la solidarietà”.
Un’altra netta condanna proviene da Antonio Raimondi, presidente del Vis (Volontari per lo sviluppo), Ong di matrice cattolica nata venti anni fa: “I tagli decisi in finanziaria comportano un azzeramento della cooperazione. Con 392 milioni non si riesce nemmeno a pagare gli impegni presi negli anni precedenti, perché molti progetti sono triennali”. Raimondi ricorda che l’Italia è ultima nella classifica della generosità: “Nel 2006 il contributo del governo scenderà sotto allo 0,1% del Pil e saremo scavalcati dagli Usa. Il 2005 e il 2006 sono stati nefasti. Il governo chiude così in bellezza, anche perché al suo interno c’è un ministro, Giulio Tremonti, che non ha mai creduto nella cooperazione allo sviluppo. Esiste insomma un filone di pensiero secondo cui quest’ultima sarebbe inutile”. Il presidente del Vis ricorda che le Ong, per definizione, non possono dipendere dai fondi pubblici. Ma è proprio l’ultimo taglio del governo Berlusconi a evidenziare come il mondo del non governativo riesca a sopravvivere solo grazie alla generosità dei donatori, in gran parte privati cittadini, mentre le istituzioni si ritirano. “Al governo che sarà eletto in primavera chiediamo di dare dignità e rilevanza politica alla cooperazione istituendo un apposito ministero. Vogliamo il ministro della cooperazione sieda al consiglio dei ministri alla pari con gli altri”, conclude Raimondi.
Al coro di critiche si unisce anche Medici Senza Frontiere (Msf), Ong internazionale che non si avvale dei contributi pubblici. “La riduzione dei fondi è una decisione non solo finanziaria, ma anche fortemente politica su cui il Parlamento avrebbe dovuto dire qualcosa. Mi chiedo se sono state colte tutte le implicazioni umanitarie e politiche di questo taglio”, osserva il direttore generale di Msf Italia Stefano Savi, aggiungendo che “questa mancata risposta è devastante per l’immagine italiana e la sua credibilità”. Luca De Fraia, di Action Aid International, sottolinea infine come i primi dubbi sui tagli siano emersi proprio alla Farnesina: “Dal ministero degli Esteri erano pervenuti segnali di allarme molto precisi all’inizio dei lavori per la legge di bilancio. Lo stesso ministero aveva stimato che servivano un miliardo e 400mila euro per gli interventi più significativi come la lotta all’Aids e il piano del G8 per l’Africa. La differenza con i 392 milioni stanziati dal governo è davvero grande. Sono sbalordito dalle dichiarazioni di chi dice che l’Italia ha consolidato il suo peso internazionale, quando è l’ultima in classifica per gli aiuti alla cooperazione”.

Questo articolo è stato pubblicato oggi sul Manifesto



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