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LA NIGERIA NEL ‘TRIANGOLO DELLE BERMUDA’ 23/02/06

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Ieri in Nigeria sono morte massacrate almeno altre 19 persone, stavolta musulmane. Uccise da militanti ‘cristiani’. Che sta accadendo in Nigeria? La Nota di

Claudio Landi

Giovedi' 23 Febbraio 2006


Ieri in Nigeria sono morte massacrate almeno altre 19 persone, stavolta musulmane. Uccise da militanti ‘cristiani’. La ‘guerra di civiltà’ è in pieno corso nel grande paese africano. Con tutte le ovvie conseguenze di morti, vittime, orrori. Che sta accadendo in Nigeria? E, specialmente, che cosa c’entra la Nigeria con l’Asia, con la geopolitica asiatica?
Un solo nome basta per la risposta, gas e petrolio. La Nigeria è il più grande produttore di petrolio e gas del continente africano. Proprio all’inizio del nuovo anno, del 2006, Lagos ha sottoscritto con Pechino una vasta gamma di accordi energetici: anche la Nigeria è entrata nel club degli amici petrolieri della rampante Cina popolare. D’altra parte l’Africa è da mesi al centro di una vera competizione geoenergetica fra Usa e Cina: gli Stati Uniti hanno individuato nella regione del Golfo di Guinea, (di cui la Nigeria è il paese di riferimento), una area decisiva per i propri interessi petroliferi (compagnie petrolifere americane e agenzie di intelligence e sicurezza di Washington hanno letteralmente ‘invaso’ la regione, scacciando spesso l’influenza di Parigi); la Cina nelle scorse settimane ha diffuso un ampio ‘libro bianco’ dedicato proprio alla cooperazione con l’Africa: Sudan, Angola, Etiopia, e ora Nigeria, sono i paesi inviduati da Pechino. Morale: la Nigeria c’entra, e c’entra eccome con l’Asia emergente. E c’entra, c’entra eccome con la geopolitica del 21° Secolo.
Ma la Nigeria è anche un paese con una larga presenza musulmana e una nazione centrale per la politica e la strategia Usa in Africa e nel mondo dell’energia. La Nigeria, questo è il tema, è nel bel mezzo di quello che si potrebbe definire il ‘triangolo delle Bermuda’ della geopolitica mondiale, Asia, ‘Occidente’, ‘Islam’.
Qualche rapido e superficiale antefatto: la Nigeria è un paese chiave dell’Africa (è la seconda potenza africana dopo, o assieme, al Sudafrica): in particolare è la potenza leader dell’Africa occidentale, guida la ‘Comunità economica delle nazioni dell’Africa occidentale’, le sue truppe sono variamente impegnate in vari paesi dell’area per cercare di garantire uno straccio di ‘ordine pubblico’ nella loro capitali. La Nigeria è, come abbiamo detto, il maggior produttore di petrolio e gas del continente con tutte le conseguenze geopolitiche del caso.
Purtroppo per l’amministrazione Bush, la Nigeria è anche una nazione pericolosamente instabile e pericolosamente vicina allo ‘scontro di civiltà’, e come tale rischia di diventare sempre di più un problema politico e geopolitico irrisolvibile. Ma andiamo per gradi: la Nigeria, con la politica africana dell’amministrazione Clinton, riacquistò la democrazia elettorale. Fu allora eletto presidente della federazione (la Nigeria è una federazione di stati, nata con la fine dell’Impero britannico, divisa da sempre fra le etnie Haussa Fulani del nord musulmano e le etnie del sud cristiano, Yoruba e Ibo) il generale Obasanio, che, come testimoniano anche i report sul paese di Human Rights Watch (organizzazione umanitaria liberal molto attenta a Lagos), ha cercato di riformare e modernizzare il paese. Il generale ‘democratico’ viene dagli Yoruba, è quindi un cristiano, è stato capo dello stato federale per due mandati. Ora sta cercando di farsi confermare per un terzo mandato, modificando l’attuale norma costituzionale, che impone un limite dei due mandati. Da qui la crisi politica ed etnica: i potentati delle etnie del nord musulmano non vogliono un terzo mandato per il presidente cristiano e sudista. Per creare problemi al generale, per affermare il proprio controllo politico sugli stati del nord, questi potentati stanno facendo introdurre la shari’a in quegli stati, acuendo seriamente i conflitti politico etnici del paese. È bene sempre ricordare che negli anni sessanta, la stessa unità nazionale del paese fu messa seriamente in discussione con la secessione del Biafra, la regione orientale ricca di petrolio, secessione che fu bloccata solamente con una terribile e sanguinosa guerra. La regione del delta del Niger, la regione cioè del petrolio, rimane tuttora fortemente instabile grazie alla poca presenza dello stato federale e al predominio di milizie e tribù locali (perlopiù ‘cristiane’) che impongono tangenti e balzelli vari a compagnie e agenzie internazionali.
Come si può comprendere da queste poche righe la situazione di questo paese, un vero gigante di circa 200 milioni di uomini e donne, è drammatica: la crisi attuale potrebbe essere fatale per l’unità stessa della federazione e comunque mette in serissimo pericolo l’intera strategia americana per la regione del golfo di Guinea. Che fare? Perché abbiamo parlato di ‘triangolo delle Bermuda’? Per una ragione semplicissima: per affrontare seriamente la crisi assai probabilmente è indispensabile, da un lato bloccare lo ‘scontro di civiltà’, o meglio il conflitto fra potentati e etnie (le ideologie dello ‘scontro di civiltà’, in Arabia, in Europa, in Africa e in Italia, vogliono sempre e solo nascondere interessi privati anzi privatissimi di gruppi, clan, potentati), e dall’altro lato mobilitare le comunità internazionale.
Ciò significa da un lato affrontare davvero e con rapidità il tema dell’incontro interreligioso non solo in chiave ‘intellettuale’ ma anche in chiave politica anzi ‘geopolitica’; e dall’altro lato significa ‘ingaggiare’ la Cina per una azione politica per la Nigeria. Il punto è importante: la Cina, in quanto membro permanente del Consiglio di sicurezza e come grande potenza emergente, ormai non esita a difendere i propri interessi, come ha dimostrato (per rimanere in Africa), in Sudan. La stessa Cina ha interessi crescenti in Nigeria, (ed anche in paesi vicini come il Gabon), quindi se si vuole affrontare la crisi nigeriana sarebbe, probabilmente, molto saggio ‘ingaggiare’ anche Pechino nella soluzione della faccenda. Qualunque sarà la soluzione della crisi nigeriana, una cosa è sicura: se la comunità internazionale (assieme alle confessioni religiose) non saprà affrontare decorosamente la crisi, allora saranno guai seri per tutti. Per la Nigeria, per l’Africa della regione del golfo, per l’’Occidente’ e gli Usa. Proprio per tutti.



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