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TAGLI / LE REAZIONI DEI POLITICI ITALIANI 21/2/06

L'opposzione ha la medesima linea sull'azzeramento dei fondi all'Onu da parte del governo. Una decisione, dicono in diversi, che indigna ma non stupisce

Attilio Scarpellini

Martedi' 21 Febbraio 2006

“Indignati ma non stupiti”. A sintetizzare il sentimento generale dell’Unione per l’azzeramento dei contributi volontari alle agenzie dell’Onu è un socialista doc come Ugo Intini. Che si scaglia contro il provincialismo di un governo che “in politica estera cerca un rapporto privilegiato con gli Usa, che non c’è, e di conseguenza spiazza e delude i paesi in via di sviluppo. Avevamo capito da tempo che, nel campo della cooperazione, il governo Berlusconi non solo fa meno sulla quantità, ma fa anche peggio sulla qualità”. A tutt’altro lato della coalizione di centro-sinistra, non si stupisce, ma si indigna, e molto, anche il senatore Francesco Martone, il primo a reagire all’articolo con cui il manifesto ha reso pubblica l’ormai famigerata delibera della Farnesina che assegna zero euro ai rifugiati e ne distribuisce milioni a organismi minori. “E’ la classica ciliegina sulla torta: dopo aver ridotto in ginocchio la politica estera italiana in materia di cooperazione, dice, dopo aver dimezzato il capitolo di spesa, si ignorano organismi come Acnur, Unicef, Fao, Undp e Oms, ai quali non viene destinato un centesimo, e si premiano con 52 milioni di euro organizzazioni vicine a chi ha varato il provvedimento”. Un modo, aggiunge Martone, per continuare a perdere di credibilità sul piano internazionale, rinunciando ad avere voce in capitolo nei consessi decisionali dove, prima o poi, all’Italia verrà presentato il conto degli impegni presi e non rispettati. A essere preoccupato per la credibilità italiana nei grandi board internazionali è anche Franco Danieli della Margherita che, da parte sua, parla di una “filosofia dei tagli” che viene da lontano. “E’ una vecchia storia – dice il vide-presidente della Commissione Esteri del Senato – con cui ci siamo scontrati più volte in questi anni, cercando di recuperare risorse per la cooperazione che venivano risucchiate nel vortice senza fondo del ministero del tesoro”. Risultato: la politica estera italiana sopravvive con 200 milioni di euro in meno, un taglio che crea gravi difficoltà alla nostra rete diplomatico- consolare. E i contraccolpi negativi, prosegue Danieli, si fanno sentire “anche sul piano della sicurezza come sta drammaticamente emergendo in questi giorni di ambasciate sotto assedio”.
L’azzeramento dei contributi volontari, insomma, è solo il coronamento di una politica, quella di Berlusconi, per cui anche la cooperazione è chiamata surrettiziamente a favorire il sistema Italia, privilegiando le cosiddette situazioni di prossimità, se non l’intreccio degli interessi e delle clientele. Dall’uomo che anni fa voleva trasformare gli istituiti di cultura italiana all’estero in altrettanti stand del made in Italy non c’era da aspettarsi di meglio. Ancora una volta ci si può indignare, ma non stupire. Anche quando, come il vice-responsabile Esteri dei Ds, Nicola Manca, si vogliono studiare meglio i dati del capitolato prima di dare un giudizio definitivo. “C’è un dato che però conosco in anticipo: la cooperazione italiana è stata smantellata, non esiste più e quel poco che esiste non è assolutamente in grado di rispettare gli impegni assunti in sede internazionale: arrivare all’0,7% del PIL da destinare alla lotta contro la povertà. L’Italia è appena allo 0,1%, il livello più basso tra i paesi dell’Europa.” E se la cooperazione è stata smantellata, la politica estera non sta meglio. Il conto, come suggerisce Martone, non tarderà ad arrivare. Ad esempio quando si parlerà di riforma dell’Onu e del Consiglio di sicurezza. E forse non basterà alzare il telefono per chiamare i soliti George, Tony, Vladimir.



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