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TAGLI / LE REAZIONI ALL'ONU 21/2/06

"Vivissima preoccupazione" dall'Unicef alla Fao, all'Unhcr, all'Undp. E anche le Ong dicono la loro sull'azzeramento dei fondi italiani a sei grandi agenzie del sistema nazioni Unite entrate nel club "Euro-zero"

Gabriele Carchella

Martedi' 21 Febbraio 2006

C’è “vivissima preoccupazione per i tagli ai contributi volontari del governo italiano all’Unicef e ad altre agenzie delle Nazioni unite”. All’Unicef Italia sono in allerta e non lo nascondono: “Tagliare le risorse base”, si legge in un comunicato diffuso ieri sera, “significherebbe tagliare gli aiuti per emergenze silenziose, invisibili, che devastano la vita di milioni di bambini” e “per programmi di sviluppo a lungo termine”. La decisione del governo di azzerare i contributi volontari alle maggiori agenzie dell’Onu non è passata inosservata. Anzi, la distribuzione dei finanziamenti per il 2006, approvata in una delibera della Farnesina il 16 febbraio, ha provocato dure reazioni: “In sostanza, significherebbe privare milioni di bambini di aiuti concreti e della speranza nel futuro”, continua l’Unicef Italia. E informa che si attende quanto prima una dichiarazione del comitato internazionale dell’Unicef. Le aspettative, del resto, erano ben diverse: negli ultimi tre anni, l’Italia ha offerto in media all’Unicef contributi per 11 milioni di dollari, piazzandosi al decimo posto nella classifica dei paesi donatori. La nuova ripartizione dei contributi ha lasciato molti a bocca aperta. Anche perché la scure dei tagli non colpisce solo l’Unicef.
Nel neonato club euro-zero ci sono le colonne portanti della rete Onu. Come l’Undp, l’Acnur e la Fao, dove fino a ieri non sapevano nulla. Alla Fao fanno intendere che la prossima fine della legislatura lascia sperare un ripensamento del nuovo governo. “Non è una gran bella notizia”, commenta un funzionario dell’agenzia Onu con sede a Roma, al cui interno si dibatte sulla posizione da prendere. All’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), stessa storia: non sapevano di essere entrati loro malgrado nel club euro-zero e stanno meditando sul da farsi. L’Alto commissariato Onu per i rifugiati (Acnur), invece, si è già fatto sentire per bocca della portavoce Laura Boldrini: “Siamo preoccupati e stupiti. In passato i fondi potevano anche arrivare in ritardo rispetto allo stanziamento, ma non era mai accaduto che fossero azzerati. Il buco italiano è destinato a incidere negativamente sull’aiuto ai rifugiati nelle regioni di provenienza”. La notizia del taglio si è diffusa velocemente nel mondo della cooperazione non governativa: “La scelta è in controtendenza rispetto agli obiettivi di sviluppo del millennio”, avverte Sergio Marelli, presidente dell’associazione delle Ong italiane. “Solo a settembre, il governo si era impegnato per il loro raggiungimento e ora taglia i fondi proprio alle agenzie che hanno il compito di realizzarli”. A scorrere la lista degli obbiettivi - concordati nel 2000 tra i paesi membri dell’Onu - la contraddizione salta agli occhi: eliminare fame e povertà, assicurare istruzione e sviluppo, ridurre la mortalità infantile e combattere l’Aids sono specialità proprio delle agenzie che l’Italia ha deciso di non finanziare. “Nella cooperazione, questo governo ha seguito con costanza una logica clientelare in cerca di ritorni economici per il nostro paese, invece di concentrarsi sulla lotta alla fame”, continua Marelli. “Lo dimostra anche un dato dell’Ocse: dal 2000 alla fine del 2004 i contributi legati, quelli per i quali è obbligatorio avvalersi di produttori e fornitori italiani, sono aumentati dal 64% al 92%”. Anche Raffaele Salinari, portavoce del Cini (Coordinamento Italiano Network Internazionali) si scaglia contro il governo: “Da una parte, si tagliano i fondi alle agenzie che perseguono gli obiettivi di sviluppo del millennio. Dall’altra, si sponsorizzano altre agenzie solo perché i vertici sono italiani. Un’operazione che fa pensare a una politica estera ispirata allo spoil system”. Ai posti di comando delle organizzazioni finanziate con i contributi italiani, siedono infatti molti funzionari vicini all’esecutivo. Quest’ultimo ha preferito finanziare organizzazioni come l’International management group, l’Undesa e l’Ufficio per la promozione industriale (Ipo) a scapito di altre agenzie più note. “Si preferiscono le persone alle organizzazioni”, conclude Salinari. “La scelta del governo è criticabile nel merito e nel metodo”.




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