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Riceviamo e pubblichiamo questo comunicato dell'Associazione delle Ong italiane sulla vicenda della "espulsione" de facto dal paese di sei organizzazioni non governative italiane

Lunedi' 20 Febbraio 2006


“Nel ringraziare per le attività realizzate nel corso di questi anni, la vostra organizzazione è invitata a terminare, entro il 31 Gennaio 2006, le proprie attività in Eritrea, non essendo risultata in regola con le caratteristiche previste per le ONG dalla legge. Il presente provvedimento a tutela dei diritti e dei criteri di trasparenza necessari per l’attività delle ONG in Eritrea.” (Asmara 16 Febbraio 2006)

Questo messaggio, lapidario e burocraticamente semplificatorio, è giunto in poche ore a sei tra le ONG italiane presenti con propri progetti in Eritrea: CESVI, GVC, Mani Tese, NEXUS, COSV, COOPI.
Il riferimento alla cessazione delle attività entro il 31 Gennaio, in considerazione del ritardo nella comunicazione, stupisce ed è di difficile interpretazione, ma la chiarezza del messaggio certo non cambia.
La reazione dell’Associazione delle ONG Italiane è di grande rammarico, se non di sorpresa, dal momento che, già negli ultimi mesi, il lavoro delle ONG e delle agenzie d’aiuto nel Paese era stato reso difficile dal crescere della tensione con la comunità internazionale per la mancata delimitazione dei confini (l’Eritrea accusa la comunità internazionale di non costringere l’Etiopia a rispettare le decisioni della commissione internazionale sui confini, che, secondo gli accordi di pace del dicembre 2000 ad Algeri, avrebbero dovuto essere definitivi e obbligatori) e dall’applicazione della nuova legge, la 145/2005, promulgata nel maggio dello scorso anno.
Ma le ONG italiane – tutte storicamente impegnate e schierate a favore del popolo eritreo nel corso della lotta di liberazione e poi in questi ultimi anni – non pensavano che si sarebbe arrivati fino a negar loro l’autorizzazione ad operare nel Paese, anche in considerazione della loro metodologia d’intervento, in accordo con le autorità eritree competenti e a favore dei gruppi sociali e delle comunità più svantaggiate.
Anche per questo l’Associazione delle ONG Italiane non intende dare per scontato e definitivo l’esito della vicenda, ma chiede che l’Ambasciata in Eritrea e il Ministero degli Affari Esteri italiano, e la locale delegazione della Commissione Europea, ritrovino un terreno di discussione con il Governo Eritreo che porti alla riapertura del dialogo e alla revisione del provvedimento.





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