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EUROPA E AMERICA LATINA VISTE DA ANALISI XXI 17/02/06

Anche il quotidiano della Margherita lancia una sua rivista di geopolitica. E nel terzo numero affronta il problema dei rapporti tra la Ue e l'America centro-meridionale. Facendo parlare non solo gli analisti, ma anche i protagonisti.

Manlio Masucci

Venerdi' 17 Febbraio 2006


Gli italiani non si interessano di politica estera, preferiscono spaccarsi la testa sul sudoku della politica di casa propria . Un ritornello che si può ascoltare sovente all’interno delle redazioni e all’esterno delle edicole. Ma come tutti i cliché anche questo nasconde una parte di non detto. Forse i giornali italiani a più grande tiratura preferiscono abbinare ai loro fogli gadget e supplementi di costume e società, ma l’attenzione per la politica estera, o come oggi si preferisce chiamarla, la geopolitica, è meno scarsa di quel che si crede. Certo un mercato di nicchia, ma senz’altro vitale, sempre più ricco di proposte nuove e non di rado di buon livello, in linea con il trend dei principali paesi occidentali, Stati Uniti compresi. A partire dalla scommessa riuscita di Limes, la prima rivista italiana che ha familiarizzato il pubblico con la parola “geopolitica”, qualcosa insomma, si muove, soprattutto nell’ambito della stampa di opinione politica. Dopo l’edizione italiana di Le Monde Diplomatique curata dal manifesto, dopo l’inserto Diplomatique pubblicato il martedì sul Riformista, anche Europa, il quotidiano della Margherita, ha deciso di dotarsi di un suo think thank di politica internazionale. Analisi XXI, un bimestrale arrivato al terzo numero, è una pubblicazione la cui originalità risiede nell’ ospitare, oltre agli interventi di analisti, anche quelli di alcuni attori dell’ agone politico mondiale. In questa dialettica tra “ protagonisti” e gli analisti, la voce dei primi si configura spesso come un tentativo di creare nuove aperture di credito nelle relazioni tra Italia, Europa e resto del mondo. L’ultimo numero della rivista (Analisi XXI n° 3, Cenri, pp. 221, euro 4,00) ne è un ottimo esempio. Nell’articolo di Isabel Allende, l’analisi degli ultimi avvenimenti cileni si accompagna all’invito esplicito affinché “Europa e America Latina stabiliscano relazioni di solidarietà e cooperazione” che dall’economia possano allargarsi “all’area della cultura e dell’educazione”.
Dello stesso tenore, ma con obiettivi più pragmatici, l’intervento del ministro uscente degli Esteri argentino, Rafael Bielsa che, dopo una presa di posizione sui Tango Bond, invoca un miglioramento delle relazioni con il nostro paese: “E’ necessario – sostiene Bielsa – fare dei passi avanti al fine di potenziare lo scambio commerciale, di promuovere l’investimento diretto italiano in Argentina indirizzato a settori con un alto valore aggiunto e la cui produzione sia destinata all’esportazione… le nostre economie, seppur lontane dall’essere competitive tra di loro, si complementano… ciò offre una gamma di opportunità in vari settori produttivi”.
L’importanza di queste dichiarazioni diviene chiara nel momento in cui si considerano le vicende legate al “mercato dell’energia”, soprattutto in relazione alle politiche sul gas russo, al petrolio iraniano e alla fame di energia cinese. Un contesto in cui l’Europa (eccettuando forse la sola Germania con la sua strategia di approvvigionamento baltico) la fa da eterna spettatrice visto che non dispone né di autonome fonti energetiche né di una strategia di approvvigionamento di ampio respiro. E’ in questo quadro, spiega Gianni Del Vecchio nel suo articolo su Analisi XXI, che l’America Latina diviene cruciale per la sua enorme disponibilità di materie prime. E a vedere lungo sulle potenzialità del subcontinente americano è, come al solito, la Cina, che ha già programmato in loco investimenti per 100 miliardi di dollari nei prossimi dieci anni, di cui ben venti diretti all’ Argentina. Ma la miopia nei confronti dell’ America Latina non è l’unica tara della politica europea. Un altro focus di Analisi XXI è rivolto alle politiche sociali dell’Unione Europea, il grande tallone d’Achille del club dei 25 dove al rigorismo dei parametri economici non risponde alcuna visione organica sui problemi dello sviluppo e della coesione sociale.
Manlio Masucci



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