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RATZINGER CONFERMA RUINI, PER ORA 15/2/06

Benedetto XVI mette fine alle voci e conferma nel suo incarico il presidente della Cei, in scadenza di mandato. Almeno fino a quando non ci sarà una nuova nomina

Mimmo De Cillis

Mercoledi' 15 Febbraio 2006
Camillo Ruini resta al suo posto, a governare la diocesi di Roma e la chiesa italiana. E anche a dettare i temi, l’agenda, persino le indicazioni di voto, nella vita politica italiana. Papa Ratzinger ha scelto una conferma su tutta la linea per il porporato, negli ultimi vent’anni braccio destro del predecessore Wojtyla, divenuto poi uno dei “grandi elettori” di Benedetto XVI. La chiesa italiana, i vescovi, i fedeli erano in fibrillazione, date le notizie circolate in questi giorni sull’avvicendamento al vertice della Conferenza episcopale italiana. Ieri mattina, in uno scarno comunicato di due righe, affidato alla sala stampa della Santa Sede, Ratzinger ha messo fine al tourbillon di voci, confermando la fiducia al presidente dell’episcopato italico “donec aliter provideatur”, ovvero “finchè non si provveda diversamente”. E solo Dio sa quando arriverà qual tempo.
Il papa esercita il suo potere discrezionale sugli incarichi chiave della chiesa intera. Nel caso di Ruini erano due i termini in scadenza: da un lato l’età, in quanto il 19 febbraio il cardinale raggiunge l’età di 75 anni e, secondo il diritto canonico, dovrà rassegnare nelle mani del pontefice le dimissioni da vescovo vicario di Roma; dall’altro la conclusione del mandato alla guida della Conferenza episcopale, che termina il 6 marzo. I due incarichi sono separati e distinti: Ruini potrebbe continuare a esser vicario della capitale, e intanto la presidenza della Cei essere affidata a un altro vescovo (come Tettamanzi di Milano, Antonelli di Firenze, Bertone di Genova).
In ogni caso, in questa fase delicata della vita della chiesa italiana (i vescovi cominciano a metà anno la visita ad limina, che si compie ogni cinque anni) e della vita politica del bel paese (prossimo alle elezioni), Ratinger non ha voluto dare segni di cedimento né tantomeno assestare spallate. Anzi, ha voluto dare un chiaro segno di continuità e di sostegno incondizionato al fido Ruini, che in tante questioni di carattere sociale e morale ha costituito una sponda utilissima e un canale preferenziale per veicolare il Ratzinger-pensiero. Nel senso che, sulla linea del primato dei valori, della morale che non cede di un millimetro, il ticket Ratzinger-Ruini ha agito in piena sintonia, in un effetto che proprio il bel paese è stato, come è ovvio, il primo a registrare.
Secondo gli osservatori, un momento importante per capirne di più, e presagire un eventuale passaggio di consegne almeno nell’incarico di presidente della Cei, potrà essere il convegno ecclesiale che la comunità cattolica celebra nell’ottobre prossimo a Verona. Ma, secondo la prassi, dopo un provvedimento di tal genere, almeno uno o due anni il porporato resterà al suo posto. E la notizia sulle cosiddette “primarie”, le consultazioni che il pontefice sta svolgendo con i vescovi italiani per scegliere il successore di Ruini, si inserisce forse in un percorso più complesso: potrebbe trattarsi infatti del primo passo verso un processo di riforma procedurale per la chiesa italiana. Il presidente della Cei in futuro potrebbe non essere più scelto dal papa ma eletto dai vescovi, come avviene negli altri paesi (l’Italia è un’eccezione).
La decisione di confermare Ruini, ha trovato comunque il mondo della politica e della cultura italiana quasi unanime negli elogi, da destra e da sinistra: in piena campagna elettorale, per i politici di entrambi gli schieramenti risulta troppo importante non entrare in rotta di collisione con il potente capo della chiesa italiana. Che il cardinale regge ormai dal marzo 1991, dopo tre mandati consecutivi. Un così lungo periodo di tempo gli ha dato modo rimodellare “a sua immagine” la chiesa italiana, di spegnere le voci più ardite del dibattito interno, di penalizzare le ali e i movimenti ritenuti “non in linea”. E di dare un forte impulso, con i suoi discorsi al Consiglio permanente della Cei, all’interferenza della chiesa-istituzione nella politica italiana, colmando o, secondo alcuni, generando una certa debolezza delle voci dei singoli cattolici. Camillo Ruini è giunto a Roma 23 anni fa, insediandosi al palazzo del vicariato, dove sembra resterà ancora a lungo.



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