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UN MINISTERO PER LA COOPERAZIONE 14/2/06

Piace a Verdi e Rifondazione. Non lo escludono Ds e Margherita. Una iniziativa delle Ong internazionali in Italia fa uscire il centrosinistra allo scoperto

(Nell'immagine, la Farnesina: verrà esautorata?)

Lettera22

Martedi' 14 Febbraio 2006

Il centrosinistra italiano ha detto, sostanzialmente all’unisono, che il suo futuro governo intende sborsare per la cooperazione allo sviluppo qualcosa come 4 o 5 miliardi di euro in più rispetto ai due che vengono assegnati adesso dalla Finanziaria. Facendoli gestire a un ministero ad hoc. Una conferma di quanto l’Unione ha scritto nel suo programma, secondo cui l’Italia dovrà “progressivamente” arrivare dallo 0.1% del Pil allo 0,7. E se progressivamente pare vago, Cristina De Luca della Margherita ha spiegato che entro il 2015 si arriverà allo 0,5%. La data non è proprio dietro l’angolo ma, davanti a un’attenta platea di professionisti della cooperazione, leader politici, esperti e giornalisti, nessuno ha detto no alla richiesta diretta fatta da Marco de Ponte, direttore di ActionAid: “Siete disposti a sborsare 2,5 miliardi in più nella prossima finanziaria”?
La platea era quella convocata da sei grosse Ong internazionali, raccolte da qualche anno sotto il cappello del Coordinamento internazionale Ong internazionali (Cini). Che hanno aperto l’incontro con i politici dei due schieramenti con i dati di un sondaggio che racconta alcune cose interessanti (Presenti: Bertinotti, Pecoraro Scanio, De Luca, Ranieri, Agnoletto, Martone. Gasparri per la destra. Assente giustificato Fassino che ha avuto poi un incontro col Cini).
La ricerca dice, tra l’altro, che agli italiani interessa non solo la cooperazione ma come la politica intende gestirla. Che rinuncerebbero a un euro di sanità italiana per darlo ai paesi che ne hanno più bisogno e che, sebbene sia un’ovvietà, l’Italia dovrebbe rispettare gli impegni presi in sede internazionale. Come ormai non riesce più a fare.
Cosa vuol fare l’Unione per la cooperazione lo spiegano 4 delle 282 pagine del programma che, com’è noto, cerca di tenere assieme tutti i lati di una coperta per alcuni troppo stretta per altri troppo corta. Ma quel che al documento mancava (se non nel riferimento a una delega forte – un’autorità politica chiaramente definita e con piena responsabilità su tutti gli aspetti della cooperazione) è la parola magica “ministero”, uno spettro che aleggia da qualche mese e che la vulgata ha già tradotto in “Ministero per la povertà”, parafrasando l’intervento di ieri di Bertinotti. Rifondazione dunque è d’accordo e i Verdi pure. Ds e Margherita sono più cauti. Un “ministro” azzarda Ranieri, un “viceministro o un sottosegretario”, corregge De Luca. Insomma la “società civile” (la vera protagonista in grado di “sopravanzare la politica” come dice Bertinotti) stana i politici. Che promettono.
Pecoraro Scanio si spinge più in là e cerca di spiegare dove andranno prese le risorse. Rivendica l’ultimo trafiletto di pag. 109 dove si dice che l’Unione si impegna, nell'ambito della cooperazione europea,a sostenere una politica che consenta la riduzione delle spese per armamenti. Rivendica, il segretario dei Verdi, una svolta che effettivamente tale sarebbe se fosse vera. Il solito guastatore in platea suggerisce che quel nell’ambito della cooperazione europea rimanda a un altro capoverso a pag. 107 sulle nuove “politiche di difesa” dove la “difesa europea” rischia di essere un capitolo da cui difficilmente ci saranno tagli. Un aspetto ricordato anche da Martone quando ha sottolineato che uno dei nodi è quella cooperazione “civile-militare” che sta andando per la maggiore (e su cui il programma non si sbilancia).
Il Cini aspetterà tutti al varco. Pagando di tasca sua una paginata sul Corsera in cui darà conto di tutte le promesse del centrosinistra. Per fargli, dopo il 9 aprile, i conti in tasca.

Questo articolo è uscito oggi su il manifesto



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