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IL SANGUE DI UN MARTIRE NON SIA INUTILE 11/2/06

Don Santoro verso la gloria gli altari: il suo sacrificio porti frutti di dialogo e pacificazione con il mondo islamico, ma anche di libertà religiosa, dice il card. Ruini

Mimmo De Cillis

Sabato 11 Febbraio 2006
Il messaggio è arrivato forte e chiaro dalla Chiesa italiana, nel giorno del funerale di don Andrea Santoro, il missionario ucciso a Trebisonda: il sangue di un uomo già definito “martire”, già avviato verso la gloria degli altari, non sia inutile. Porti invece frutti di pacificazione (è tempo che il bailamme post-vignette finisca), di dialogo (vedi il viaggio del papa in Turchia), di libertà religiosa per le minoranze cristiane nei paesi a maggioranza islamica.
E’ un appello lanciato con chiarezza, e con toni misurati, dal cardinale Camillo Ruini, che ha presieduto la celebrazione delle esequie nella Basilica di san Giovanni, alla presenza dei vescovi della diocesi di Roma, dei presidenti di Camera e Senato, Pera e Casini, del sindaco Veltroni e di altre autorità civili.
E’ un messaggio trapelato ieri dal clima di commozione e affetto che permeava la folla degli oltre 5mila fedeli presenti in basilica (e di quelli presenti nel piazzale). Non sguardi torvi o parole di rivalsa, nonostante l’amarezza e le lacrime. Solo preghiere, voci di pace, solidarietà, perdono, “proprio per essere fedeli all’eredità spirituale di don Andrea”, hanno sottolineato alcuni cattolici, che hanno conosciuto il sacerdote romano. Santoro si era recato in terra musulmana “per dare una semplice testimonianza della sua fede incrollabile, non per
convertire”, nel solco di una spiritualità, quella del beato Charles De Foucauld, che è forse la più adatta ai fedeli cristiani che scelgono di vivere la loro missione in paesi islamici. Una spiritualità fatta di ascolto, testimonianza discreta e silenziosa, accoglienza dell’altro, misericordia, “fratellanza universale”.
E’ lo stesso messaggio che il card. Ruini ha voluto rimarcare nella sua omelia, annunciando l’intenzione di portare don Santoro alla gloria degli altari: “La sua tragica morte – ha detto il presidente della Cei – è in realtà la sua glorificazione. Ho in mente di aprire il processo di beatificazione e canonizzazione
di don Andrea, ma fin d’ora sono interiormente persuaso che nel sacrificio di don Andrea ricorrono tutti gli elementi costitutivi del martirio cristiano”. La platea ha salutato con un applauso, ripetuto quando Ruini ha riportato le parole della madre del sacerdote, lì presente: “Perdono l'assassino”. Il cardinale ha poi sottolineato “il coraggio di seguire Gesù Cristo fino alla fine, per affermare l'amore e costruire l'amicizia e la pace” e, smentendo le infamanti accuse di “mercato di anime”, circolate nei giorni scorsi, ha aggiunto: “Dello stesso coraggio di don Andrea abbiamo bisogno tutti insieme, se vogliamo, nell’attuale situazione storica, affermare il diritto alla libertà di religione, madre di ogni libertà, come valido ovunque nel mondo, senza discriminazioni”.
Al termine del rito, è stato letto anche il messaggio del presidente della Repubblica Ciampi, che ha ricordato la vita di Don Andrea, “consacrata alla solidarietà e all'amicizia fra uomini e donne di cultura e di fedi diversa”, aggiungendo l’urgenza di contrastare “i crimini motivati dal fanatismo” ma anche di sradicare “le cause che alimentano la violenza”.
E così la folla commossa, sul piazzale che spesso ospita concerti e comizi, ha dato l’estremo saluto alla salma, tumulata nel Verano. Una cerimonia e un onore che, notavano alcuni, non è concesso a tutti i missionari cattolici che ogni anno perdono la vita nel mondo. Ma Santoro, va detto, era un sacerdote “fidei donum”, cioè un missionario un po’ speciale, prestato dalla diocesi romana a una chiesa “più povera”. E che formalmente, dunque, restava “incardinato” (termine
tecnico) nella diocesi di appartenenza.



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