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TURCHIA, AGGREDITO UN ALTRO SACERDOTE 10/02/06

Martin Kmetec, sacerdote di nazionalità slovena, è stato aggredito ieri da un gruppo di giovani davanti alla chiesa di Sant’Elena, a Smirne. Intanto, il giovane accusato dell'omicidio di don Santoro è stato formalmente incriminato. Gli incidenti di questi giorni non fermano però il dialogo tra la Santa sede e Ankara. ( a sin. un'antica cartina del golfo di Smirne)

Gabriele Carchella

Venerdi' 10 Febbraio 2006
Mentre ai piani alti sono già cominciate le prove di dialogo, la cronaca di ieri è stata macchiata da un altro episodio di intolleranza a sfondo religioso. A pochi giorni dall’omicidio di don Andrea Santoro a Trebisonda, un altro sacerdote cattolico è stato aggredito in Turchia, questa volta a Smirne, sulla costa orientale del paese. Martin Kmetec, di nazionalità slovena, è stato circondato nel pomeriggio di ieri da un gruppo di giovani davanti alla chiesa di Sant’Elena. Gli aggressori l’hanno preso per il collo e hanno cominciato a picchiarlo gridando frasi minacciose: “Siamo nazionalisti, ti ammazzeremo”. I componenti del gruppetto si sono autodefiniti “lupi grigi” e hanno suggellato l’intimidazione con il grido “Allah Akbar!”. “Sono riuscito a svincolarmi e a rinchiudere a fatica la porta della chiesa. Ma loro hanno continuato a sbatterla, dopo di che sono andati via”, ha raccontato don Martin al console italiano Michele Tommasi. L’incidente è stato confermato da monsignor Luigi Padovese, vicario in Anatolia, che si trova a Roma per i funerali di don Andrea in programma oggi. L’episodio si arricchisce di un particolare che, se confermato, non farà certo piacere al governo di Recep Tayyip Erdogan. Secondo quanto riferito al vescovo dai suoi collaboratori, la polizia locale “non ha prestato molta attenzione alla notizia dell'aggressione”. E dire che in questi giorni il premier turco ha fatto di tutto per dimostrare che la Turchia ha a cuore i diritti dei cristiani, arrivando addirittura a fornire scorte armate ai sacerdoti.
Nel frattempo, le indagini sull’omicidio di don Santoro proseguono. Ieri, il sedicenne arrestato martedì è stato incriminato dalla giustizia turca per omicidio volontario e si è avvalso della facoltà di non parlare. In attesa di sapere quando comincerà il processo, il pm della procura di Roma, Giuseppe De Falco, titolare dell’inchiesta italiana, sta vagliando le dichiarazioni del padre dell’omicida. Quest’ultimo, intervistato da un giornale turco, ha rivelato che il ragazzo prendeva ordini via Internet. Un circostanza che rafforzerebbe l’ipotesi secondo cui il sedicenne è collegato con gruppi dell’estremismo islamico.
L’aggressione al sacerdote sloveno arriva proprio nel giorno in cui la Sante sede, per bocca del portavoce Joaquin Navarro Valls, ha confermato la visita del papa in Turchia dal 28 al 30 novembre prossimi, accettando così l’invito del presidente Ahmet Necdet Sezer. Il viaggio del pontefice era ormai notizia certa da diversi giorni, ma le dichiarazioni del portavoce l’hanno avvolta di tutti i crismi dell’ufficialità. Per monsignor Padovese, il viaggio del papa ha un valore di un “segno di testimonianza importante” di aiuto alle comunità cristiane in Turchia. L’annuncio della visita è solo l’ultimo passo di quello che sembra uno sforzo bilaterale per l’inizio di una nuova fase nei rapporti tra Ankara e la Santa sede. Una migliore intesa, del resto, gioverebbe a entrambi. Da una parte, il Vaticano spera di migliorare la condizione dei circa 33mila cattolici che vivono in Turchia, dove i cristiani non possono accedere al parlamento e alle carriere militari e la chiesa cattolica non gode di personalità giuridica. Dall’altra, Ankara vuole guadagnarsi il semaforo della Santa sede per l’entrata nell’Unione europea. Un “lasciapassare”, quello vaticano, per il quale Ankara dovrà fare concessioni, visto che papa Ratzinger non ha mai nascosto le sue perplessità sulla candidatura della Turchia. All’interno della chiesa, comunque, il dibattito rimane aperto.

L'articolo è apparso oggi sui quotidiani del Gruppo Espresso



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