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L’asse Mosca Ankara

MODELLO GIACARTA

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LA TELA SEGRETA DIETRO LA PARTITA TURCHIA-ARMENIA 8/10/09

TURCHI E ARMENI/IL CORAGGIO DI CHIEDERE SCUSA 20/12/08

LA LUNGA MARCIA DI ANKARA VERSO LA UE 10/2/06

Tra i due partiti che da anni dividono l’Europa, quello dell’integrazione ha finito per prevalere, pur con mille cautele

Emanuele Giordana

Venerdi' 10 Febbraio 2006

Il vicepresidente della Commissione Europea Franco Frattini non ha dubbi sull'ingresso di Ankara nella Ue: “La Turchia è candidata e i negoziati dureranno quanto dureranno. La reazione non può essere quella di alzare un muro”. La sua voce si è aggiunta ieri a quelle di quanti nel governo, Fini e Berlusconi tra gli altri, si sono espressi in questi giorni a favore del cammino, faticoso ma avviato, che porta Ankara verso l’Unione. Anche l’opposizione ha questo orientamento, come si evince dalle dichiarazioni di Violante, Fassino e Veltroni all’uscita dalla camera ardente di don Andrea. Il capogruppo dei Ds alla Camera ha reiterato la necessità di “sviluppare dialogo, comprensione, tolleranza” chiarendo bene che con l’omicidio “il popolo turco non c’entra nulla”. Mentre per Fassino la vicenda indica una sola strada : “lavorare perché il mondo sia fondato sulla tolleranza, il riconoscimento degli altri, sulla comprensione contro ogni forma di integralismo e fanatismo”. Anche per Veltroni l’insegnamento di Don Andrea indica una sola parola: “dialogo”. Un sentire comune che tende, fatte salve le uscite di alcuni esponenti della maggioranza, a raffreddare gli animi e a rendere, di fatto, meno spinoso il percorso di avvicinamento. Che resta comunque in salita.
Nemmeno due anni fa il commissario europeo Fritz Bolkestein affermò che l’ingresso della Turchia in Europa avrebbe potuto distruggere il sogno di integrazione del continente. Una frase da cui la Commissione prese le distanze e a cui si oppose una levata di scudi. Ma in molti erano d’accordo. Per tanti, ancora, la Turchia rappresenta l’islam che entra in Europa. Una sorta di paura atavica di perdita dell’identità. Anche per questo la visita del papa è importante. Non è solo una questione di rapporti tra il Vaticano e la Turchia, ma un’attesa luce verde a un’integrazione che deve inevitabilmente passare per il rispetto delle differenze, di fede come di cultura. Le relazioni tra l’Europa e la Turchia hanno storia antica. La prima associazione, quando la Ue era solo Comunità economica, è del 1963. Poi ci fu l’unione doganale nel ’95 mentre nel ’99 ad Helsinki la Ue accettò la candidatura di Ankara. Gli scogli da superare si possono riassumere in tre punti: dimostrare che la Turchia ha una democrazia stabile che garantisce lo stato di diritto, la tutela dei diritti umani e delle minoranze; un'economia di mercato funzionante; che intende incorporare nel proprio ordinamento la legislazione europea.
Tra i due partiti che da anni dividono l’Europa, quello dell’integrazione ha finito per prevalere, pur con mille cautele. La vicenda di don Andrea rischiava di segnare un’ennesima battuta di arresto. Anche per questo saranno doppiamente importanti le parole del papa in territorio turco. L’Europa è stata proprio la via per avvicinare il Vaticano ad Ankara. La conferenza episcopale turca infatti ha aderito al Consiglio della conferenze episcopali europee e non a quello dell’Asia. Un fatto poco noto ma indicativo del desiderio della chiesa cattolica turca di favorire l’ingresso nella Ue. Mossa che fu molto gradita dal premier turco Erdogan.





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