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DON SANTORO, IL CASO (DIPLOMATICO) NON E' CHIUSO 08/02/06

L'arresto del presunto colpevole non fa calare il sipario su un omicidio che il governo turco vorrebbe archiviare al più presto. E su cui il governo italiano si divide

Gabriele Carchella

Mercoledi' 8 Febbraio 2006

Il colpevole c’è e il movente pure. La polizia turca ha dato prova di efficienza e rapidità arrestando nelle prime ore di ieri un giovane sedicenne turco. Il ragazzo ha subito confessato: sarebbe stata la rabbia per la satira sull’islam a fargli premere il grilletto della sua calibro nove per uccidere don Andrea Santoro, il prete cattolico che prestava i suoi servigi ai fedeli di Trebisonda, città turca sul Mar Nero. Apparentemente, il caso poteva dirsi quindi chiuso ancor prima dell’arrivo della salma della vittima in Italia, avvenuto nella tarda mattinata di ieri. In attesa dei funerali, in programma venerdì, i resti del sacerdote saranno esposti da domani nella camera ardente allestita nella parrocchia romana dei santi Fabiano e Venanzio. Tutto risolto? Non proprio.
L’impressione è che sull’omicidio di don Santoro il sipario non calerà tanto in fretta. Per più di una ragione. In primis, le confessioni del presunto omicida non hanno dissipato tutti i dubbi sulle cause di un delitto eseguito con apparente freddezza e con modalità insolite. Il colpevole è un giovane studente di cui la polizia turca ha rivelato solo le iniziali: O.A. Per il crimine di Trebisonda rischia una condanna minima di venti anni. Il suo profilo, in effetti,
corrisponde alla descrizione fatta dai testimoni. Ma è proprio la sua confessione - che collega il gesto all’ondata di odio generata dalle vignette danesi – a non convincere del tutto. Secondo la televisione turca Ntv, il giovane è legato al traffico di prostitute. Resta dunque in piedi la pista della malavita, che avrebbe semplicemente approfittato del clima incandescente di questi giorni per eliminare un prete scomodo per il suo impegno a favore delle
prostitute. “In questo clima surriscaldato che si è creato in seguito alla pubblicazione delle vignette, è chiaro che può succedere anche un omicidio. Sono
comunque convinto che c’è un regista dietro tutto questo”, ha dichiarato monsignor Antonio Lucibello, nunzio apostolico in Turchia. Dopo aver parlato con il suo omologo Abdullah Gul, il ministro degli Esteri Gianfraco Fini è invece convinto che l’assassino abbia agito da solo: “Nello sdegno e nel cordoglio, rimane ferma questa posizione che ascrive al gesto di un folle isolato l’assassinio del nostro sacerdote”. Stabilire il movente e gli eventuali mandanti dell’omicidio è una faccenda quanto mai seria. Se nella Turchia che aspira a entrare nell’Ue si scatenasse la caccia al cristiano, per i nemici di Ankara a Bruxelles sarebbe più facile persuadere i colleghi europei che il paese non è ancora pronto. Anche se la Commissione europea ha ribadito che il processo di adesione della Turchia non sarà ostacolato dall’omicidio di don Santoro, il governo del premier Recep Tayyip Erdogan ha cercato di tranquillizzare l’Europa. Ieri sono giunte le assicurazioni del ministero dell’Interno turco: “Tutte le missioni straniere e tutte le istituzioni a rischio sono sotto la nostra completa protezione”. Mentre il vice ministro degli Affari religiosi turchi, Mehmet Gormez, ha definito l’uccisione di don Santoro una “blasfemia” da condannare “senza pietà”. Non mancano però le critiche interne all’operato delle autorità turche. Il quotidiano Hurriyet ha definito il governatore di Trebisonda “negligente e imprevidente” per non aver
previsto l’omicidio di don Santoro, perché il sacerdote aveva già ricevuto minacce. Ciò nonostante, scrive il giornale, “il sacerdote e la chiesa di Santa Maria non erano difese nemmeno da un poliziotto”. La tragica vicenda del sacerdote cattolico divide anche la destra nostrana. Se per il presidente Berlusconi “il governo Erdogan ha fatto molti passi in avanti” e bisogna “incentivare i lavori” per favorire l’adesione della Turchia all’Ue, per il ministro delle Politiche agricole Gianni Alemanno l’assassinio di Santoro è un episodio “gravissimo” che deve “far riflettere sull'ingresso della Turchia nell'Unione Europea”.

Questo articolo è apparso oggi sul Manifesto



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