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TURCHIA, LA CONFESSIONE E I DUBBI 08/02/06

Il kille di don Andrea Santoro ha confessato ieri l'omicidio. Ma la sua versione non sembra convincere gli inquirenti, che continuano a tenere aperta ogni pista

Gaia Vendettuoli

Mercoledi' 8 Febbraio 2006

Rischia trent’anni di carcere il giovane killer di don Andrea Santoro, il sacerdote italiano freddato domenica nella sua chiesa di Trebisonda. Il presunto assassino, O. A., 16 anni, è stato catturato nella notte tra lunedì e martedì. Era a una manciata di chilometri dalla scena dell’omicidio, a casa di familiari. E aveva con sé una pistola calibro 9 che, a detta del procuratore capo di Trebisonda, Burhan
Cobanoglu, è l’arma del delitto.
Il ragazzo, interrogato ieri mattina dagli investigatori, ha vuotato subito il sacco: “Ho sparato perché quelle vignette sul profeta Maometto mi hanno sconvolto”, avrebbe ripetuto più volte. Ma la sua dichiarazione non ha convinto del tutto: troppo pronta, quasi preparata. Per gli inquirenti rimane aperta, dunque, la pista della criminalità organizzata legata al traffico di prostitute dall’Est. Almeno sul
fronte turco. L’ipotesi, infatti, oltre ad essere sostenuta da una tv locale, che in un servizio avrebbe rivelato i legami tra il giovane e gli ambienti malavitosi, è avvalorata dalle dichiarazioni di padre Mauro Pesce, segretario generale dei vescovi turchi. “Non c’è motivo religioso che tenga - ha detto il sacerdote, che era anche amico della vittima - don Andrea era a conoscenza del traffico delle ragazze da Ucraina, Russia e Georgia e aveva cercato di aiutarle. Proprio la settimana scorsa era venuto a Istanbul per avviare un progetto d’accoglienza. Per questo la mafia turca lo ha eliminato”.
Opposta la posizione della Santa Sede: “Nel clima surriscaldato dovuto alla pubblicazione delle vignette - ha riferito ad AsiaNews il nunzio in Turchia,
monsignor Antonio Lucibello - può succedere anche un omicidio”. Ed è andato oltre: “Sono convinto che dietro tutto questo c’è un regista”. Sostenitori del
movente religioso anche diversi rappresentati del mondo politico. Così, il co-presidente dell’Unione per l’Europa delle nazioni (Uen), Cristiana Muscardini, di
An. “Quando in alcuni paesi i giovani sono dediti al terrorismo e all’odio religioso - ha dichiarato - ci dobbiamo preoccupare. È un passo falso della Turchia
nella strada per l’ingresso nell’Ue”. D’accordo il ministro Alemanno, mentre per Berlusconi, da sempre sostenitore dell’entrata in Europa della Turchia, “bisogna incentivare i lavori per favorire l’adesione e non lasciare spazio alle provocazioni”. L’ingresso al club europeo sembra anche essere la maggiore preoccupazione del governo di Ankara, che ha tenuto a sottolineare come l’uccisione del religioso sia opera di un aggressore isolato, senza alcun rapporto con
organizzazioni di sorta. Tenendosi così a debita distanza da implicazioni politiche, religiose e sociali. Concorde con l’ipotesi del gesto di un folle il ministro degli Esteri Fini, che ha corretto il tiro rispetto alle dichiarazioni di ieri. “Dobbiamo avere il coraggio di andare avanti - ha commentato Manzione,
della Margherita - Ogni ritorsione sarebbe un regalo assurdo al fondamentalismo”.
A confondere le carte sul tavolo degli investigatori, infine, c’è la discordanza tra le testimonianze. Il presunto omicida avrebbe raccontato di avere portato
con sé il fratello di 10 anni. Ma nessuno dei testimoni oculari, l’assistente del sacerdote, Loredana Palmieri, e il giovane cattolico turco, ha menzionato il ragazzino. Intanto, mentre anche la procura di Roma ha aperto un fascicolo, ieri la salma di don Andrea è arrivata a Roma. “La sua - ha detto Ruini accogliendo il feretro - è stata una testimonianza eroica”. Venerdì i funerali.

L'articolo è uscito oggi sui quotidiani del gruppo l'Espresso



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