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IRAQ: L'OSPEDALE ITALIANO CHE FA DISCUTERE 17/5/03

Costi esorbitanti. Accuse di inutilità. Storia di un controverso ospedale da campo italiano a Bagdad. Voluto da Farnesina e Croce rossa italiana

Emanuele Giordana

Sabato 17 Maggio 2003
L’ospedale da campo che la Farnesina e la Croce rossa italiana hanno impiantato a Bagdad non rischia soltanto di essere inutile in una città che di ospedali ne conta 44. Ma pure dannoso. Perlomeno alle tasche del contribuente. La controversa operazione, denunciata da diverse organizzazioni non governative e che ha messo in imbarazzo la Croce rossa internazionale, costerà infatti quasi quattro volte la spesa inizialmente approvata. Ma non è tutto.
L’operazione si è realizzata contro il parere di una missione di valutazione della stessa Farnesina inviata a Bagdad per constatare le necessità sanitarie. A Bagdad infatti, la missione degli Esteri si era sentita sconsigliare l’ospedale dai responsabili della Mezza luna rossa – la Croce rossa irachena – e aveva quindi suggerito alla Direzione generale per la cooperazione, guidata dal neo direttore Giuseppe Deodato, un più sensato poliambulatorio di emergenza. Che avrebbe fatto da “filtro” (triage dicono i medici), per poi smistare ai vari nosocomi della capitale. Costo dell’operazione: 2 milioni di euro. Il 23 aprile Frattini firma l’autorizzazione ma, il giorno dopo, rispunta l’ospedale da campo. Non è chiaro in seguito a quali pressioni, Frattini riprende la penna e firma una nuova autorizzazione che quadruplica l’impegno di spesa: una prima tranche di 5 milioni per tre mesi e una seconda di 4. L’operazione parte in pompa magna ma senza che nessun parere tecnico ufficiale sia stato messo nero su bianco. Parte con al seguito un centinaio tra sanitari ed esperti di logistica, in barba ai medici iracheni che non vedono un vero stipendio da 12 anni. Viaggia inoltre accompagnata da un manipolo di carabinieri che dovranno garantire sicurezza alle strutture, un’altra scelta che suscita polemiche, visto che la prima missione della Farnesina, che ha consegnato attrezzature e generatori, era partita (e tornata) senza problemi. Ma sono i giorni dell’impegno italiano a mandare i nostri soldati in Iraq. Cosa c’è di meglio che testarne un’avanguardia per una grande operazione di generosità umanitaria?



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