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Per entrare nell'Unione europea non basta rispettare i vincoli economici e di bilancio imposti da Bruxelles. Il primo scoglio è politico, poi ci sono i diritti umani, la questione curda e i difficili rapporti con il Vaticano

Gabriele Carchella

Martedi' 7 Febbraio 2006

È ancora ignoto il movente dell’omicidio di Andrea Santoro, il prete cattolico 60enne che operava a Tresibonda, in Turchia, assassinato domenica. E’ stato ucciso per la follia scatenata dalle vignette sull’islam o per il suo impegno contro la prostituzione? Secondo quanto ha raccontato il nunzio apostolico Antonio Lucibello, il religioso ha perso la vita raggiunto da due colpi di pistola alle spalle mentre “era solo, in ginocchio davanti all’altare”. Di sicuro, la miccia accesa dalla satira anti-islam può aver creato l’ambiente ideale per chi non vedeva di buon occhio l’operato di don Andrea: “Il clima, si era fatto arroventato”, ha detto il vescovo Luigi Padovese, vicario apostolico dell’Anatolia. L’omicidio ha tutti i connotati del martirio perfetto, anche perché l’assassino avrebbe compiuto la sua azione al grido di “Allah akbar”, Allah è grande. Sono gli stessi vertici cattolici in Turchia a individuarne le cause nell’attuale clima di tensione tra occidente e islam: “Il fatto che sia stato ucciso adesso non mi sembra casuale. Anche qui in Turchia ci si può imbattere in fanatici islamici”, ha commentato Padovese. Ma in queste ore di lutto per i cattolici e il Vaticano, neanche il premier turco Recep Tayyip Erdogan - che ha condannato l’omicidio e promesso indagini approfondite - dorme sonni tranquilli. Il paese ha puntato tutto sull’ingresso nell’Unione europea. Per entrare nel club più ambito d’Europa non basta però rispettare le politiche economiche e i vincoli di bilancio imposti da Bruxelles. Il primo scoglio è politico: la divisione di Cipro in due ha complicato non poco l’avvio dei negoziati della Turchia con l’Ue, iniziati lo scorso ottobre. Ma gli esami europei di Ankara riguardano anche i diritti umani. E’ su questi che si concentra il cahier des doléances redatto da Bruxelles. Il paese è già stato sul banco degli imputati per il processo a Orhan Pamuk, il suo massimo scrittore vivente accusato di lesa “turchità” per aver parlato apertamente del genocidio armeno. Il caso è stato rigettato da un tribunale turco, ma oltre 60 scrittori ed editori turchi sono in attesa di processo per accuse analoghe. Secondo gli armeni, inoltre, Bruxelles è stata fin troppo tenera sull’irrisolta questione del genocidio. Ma se sul passato c’è chi chiude un occhio, sul presente gli eurocommissari non sembrano disposti a concedere sconti. Altra questione aperta sono i diritti della minoranza curda, da sempre in conflitto col governo di Ankara. In questi campi, il governo Erdogan ha fatto registrare indiscussi progressi: ha riformato il codice penale, abolendo la pena di morte, introdotto la lingua curda nelle scuole e ridotto il peso dei militari. La Turchia è inoltre tra i pochi paesi musulmani a non proibire per legge la conversione dall’islam a un’altra religione. L’omicidio di Andrea Santoro rischia però di rovinare il lavoro fatto sinora, rafforzando la tesi secondo cui la libertà di culto non è pienamente garantita in Turchia. A maggior ragione in questi giorni, in cui ogni episodio di intolleranza è amplificato dall’esplosione di rabbia seguita alle vignette danesi. I rapporti tra Ankara e il Vaticano, del resto, sono uno dei passaggi cruciali per l’evoluzione delle relazioni tra Turchia e Europa. Papa Ratzinger ha fatto intendere sin da subito di non gradire l’ingresso del paese musulmano nell’Unione, perché questo non condivide l’eredità culturale europea radicata nei valori cristiani. La posizione della chiesa cattolica non è però granitica. Sulla Turchia si registra una spaccatura tra i prelati che operano nel paese ottomano e la curia romana. A giudizio dei vertici cattolici in Turchia, l’adesione di Ankara contribuirebbe a migliorare la vita dei cristiani in quelle terre (0,6% della popolazione, 30mila circa i cattolici). La chiesa non gode infatti di personalità giuridica in Turchia e non può quindi possedere né chiese e né conventi. I cristiani, inoltre, non hanno acceso al parlamento e alla carriera militare. Secondo Padovese, sebbene in Turchia ci sia libertà di culto i cristiani hanno problemi nel celebrare le messe. Monsignor Ruggero Franceschini, presidente della Conferenza episcopale turca, ha poi espresso la certezza che dietro l’omicida di don Andrea c’è “qualcuno alle spalle”, interessato a creare “un clima di destabilizzazione” in un paese che sta cercando di entrare in Europa. I vescovi turchi hanno già fatto capire le loro intenzioni iscrivendosi all’assemblea delle conferenze episcopali europee. Un atto che è già una legittimazione delle aspirazioni turche. In cambio, Ankara ha approvato una commissione mista per concedere la personalità giuridica alla chiesa cattolica. Si attende ora la visita del Papa, in programma il prossimo novembre. Meglio la linea dura o quella morbida? Il dibattito all’interno della chiesa è ancora aperto.

L'articolo è apparso oggi sull'inserto Diplomatique del Riformista



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