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OMICIDIO SANTORO, GIALLO SUL MOVENTE 7/2/06

L'assassino in un video, scatta la caccia. Le tre piste degli investigatori: il gesto isolato di un fanatico, il terrorismo islamico, la malavita organizzata. Oggi a Roma la salma di don Andrea, venerdì i funerali

Gaia Vendettuoli

Martedi' 7 Febbraio 2006

Glabro, occhi neri, berretto calato sulla testa. L’identikit dell’assassino di padre Andrea Santoro, freddato domenica da due colpi alla schiena nella sua
chiesa di Santa Maria a Trebisonda sul Mar Nero, girava su Internet già ieri mattina. La polizia lo ha diffuso basandosi sulle immagini riprese da una
telecamera di sicurezza di un negozio vicino alla parrocchia. Si tratta di un giovane sui 17 anni, di cui non è stato però diffuso il nome. Ha alle costole
le forze dell’ordine di mezza Turchia.
Tre le piste seguite: il gesto isolato di un fanatico (ne è convinto il ministro degli Esteri turco, Abdullah Gul), il terrorismo islamico, con stretti legami alla guerra delle vignette su Maometto che da giorni infiamma l’islam, la malavita organizzata. Don Andrea, infatti, aiutava le ragazze provenienti da Paesi dell’ex Unione Sovietica cadute nel giro della prostituzione. Questo potrebbe avergli scatenato contro l’odio delle bande criminali che gestiscono la rete dello sfruttamento in Turchia. Eppure, quella frase urlata due volte dall’assassino mentre esce dalla chiesa con la pistola ancora fumante in mano sembra escludere il coinvolgimento dei trafficanti. Chi era lì, in chiesa, quando il killer ha sparato non ha dubbi. “Quell’uomo ha urlato Allah u Akbar (dio è grande, ndr.) e poi è fuggito”, ha raccontato Loredana Palmieri, l’assistente di don Andrea, testimone del delitto insieme a un giovane cristiano che stava pregando proprio vicino alla vittima. Un altro testimone, spuntato in serata, avrebbe invece visto il prete discutere con un gruppetto di persone all’ingresso della chiesa e poco dopo avrebbe sentito due spari. Nessun inno ad Allah, dunque. Anche se, per gli inquirenti, la presunta invocazione religiosa potrebbe essere un bluff, una trovata per coprire il movente ben più “terreno” del lucroso traffico di ragazze dall’Est. Diversa l’opinione che serpeggia negli ambienti cattolici molto vicini al sacerdote ucciso. Così, Luigi Padovese, vicario apostolico in Anatolia, ha smentito la tesi della criminalità locale e si è chiesto quanto sia casuale che l’assassinio è avvenuto mentre l’intero mondo islamico è squassato dalle proteste per le caricature di Maometto.
Della stessa idea monsignor Ruggero Franceschini, presidente della Conferenza Episcopale turca, che arriva a parlare di “complotto religioso”.
Sul fronte politico interno, ieri, il premier turco Erdogan ha sottolineato l’intenzione del governo “di catturare il colpevole quanto prima possibile. Perché
è inaccettabile che venga ucciso un sacerdote”. E il ministro dell’Interno Aksu ha rimandato la sua visita in Vietnam per seguire l’inchiesta.
Mentre in Italia si aspettava la conferma dell’arrivo della salma, previsto per stamani, il mondo politico ha condannato unanime il gesto. Il presidente della
Camera Casini si è detto sconcertato perché “il fanatismo ha barbaramente ucciso un povero sacerdote”, e quello del Senato, Pera, gli ha fatto eco: “ora dovremmo reagire con pacatezza ma anche con fermezza”. Preoccupato anche il ministro degli Esteri: “Siamo seduti su una polveriera”, ha detto Fini. E ha avvertito: “fermare il processo d’integrazione della Turchia nell’Ue ora sarebbe un disastro”. Sulla stessa linea Berlusconi: “continueremo a lavorare per tenere vivo il dialogo tra le religioni, ma senza cedere all’intolleranza”. “Il suo appassionato impegno sociale e civile in terra straniera, la profonda fiducia nel dialogo tra le culture lasceranno una traccia indelebile”, ha commentato Ciampi. Il dialogo tra oriente e occidente: era proprio la missione di don Andrea. Per non dimenticarlo, una strada di Roma porterà il suo nome.

L'articolo è apparso oggi sui quotidiani del gruppo l'Espresso



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