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PRESIDENTI PER SEI MESI. IL SEMESTRE ITALIANO ALLA UE 10/5/2003

L’Italia, cioè Berlusconi, si prepara al semestre di presidenza della Ue. Cosa bolle in pentola. Chi guiderà la macchina. Con quali uomini. Con quanti soldi

Emanuele Giordana

Sabato 10 Maggio 2003

Entro giugno anche l’uomo della strada, purché abbia un computer, saprà tutto sull’evento mediatico dell’anno dopo la guerra in Iraq: il semestre di presidenza italiano dell’Unione europea. E se la cura è la stessa che la macchina Italia sta dedicando al sito ufficiale dell’evento (www.euitalia2003.it), ancora sotto il torchio di informatici e grafici nei box della Farnesina, la presidenza italiana dovrebbe scatenare fuoco e fiamme in una cornice degna dell’exploit di Pratica di Mare. Quando Berlusconi fece il colpaccio con l’amico Putin, incluso – seppur come membro particolare – nel club della Nato. Ma non tutto sembra andare esattamente per il verso che piacerebbe al Cavaliere.
I problemi sul tappeto
I problemi sul tappeto sono tanti e costituiscono il vero banco di prova di un governo che si trova a gestire, dal primo luglio prossimo, la dodicesima presidenza semestrale europea. I tasselli chiave si chiamano allargamento, convenzione, rapporti con gli Usa. E sono piuttosto aggrovigliati. Con la firma ad Atene del trattato di adesione, il 16 aprile scorso, dieci nuovi stati dell’Europa centrale e orientale si avviano a diventare membri dell’Unione nel 2004 portando gli stati membri a 25. Ma altri sono destinati in un prossimo futuro a farne parte: Bulgaria e Romania. I negoziati di adesione con questi due paesi, che dovrebbero entrare a far parte dell’Unione nel 2007, sono già iniziati. In lista d’attesa c’è poi la Turchia, ma potenziali candidati sono anche i paesi dell’area balcanica.
Se non toccherà direttamente a Roma curare l’intero processo di avvicinamento di questi partner, alcuni dei quali sono molto legati agli Stati Uniti, l’Italia dovrà comunque dimostrare un europeismo messo fortemente in dubbio dalla famosa lettera degli otto in sostegno alla guerra americana in Iraq. E tra gli otto vi erano diversi candidati proprio dell’ex blocco orientale (Ungheria, Polonia, Repubblica Ceca), con cui Roma, Madrid e Lisbona siglarono un’alleanza in chiave polemica contro Francia e Germania. Sotto l'occhio vigile di Tony Blair.
L’equilibrio sarà complesso. E la costruzione di un’Europa allargata potrebbe risentire delle frizioni, rispetto al rapporto con gli Usa, che ancora non si sono smorzate con due dei paesi maggiori dell’Unione. Quanto alla Gran Bretagna, governo considerato "amico", è proprio lì che Berlusconi sa di avere giornali e giornalisti molto critici con lui e con l’Italia in genere. Il Financial Times non risparmia Prodi ma neppure le beghe giudiziarie del Polo. L’Economist ha fatto un ritratto del Cavaliere durante la campagna elettorale scorsa assai poco lusinghiero. L'Indipendent ci tartassa. E l’aria non sembra affatto cambiata.
Quanto alla Convenzione europea, il trattato costituzionale che conterrà le ipotesi di riforma dell’Unione, la stesura è a buon punto e i risultati saranno presentati nel Consiglio europeo di Salonicco a giugno. Ma spetterà poi alla presidenza italiana convocare un’apposita conferenza intergovernativa degli stati membri per permettere al Consiglio europeo di concludere l’elaborazione della convenzione nel secondo semestre del 2003. Il testo definitivo verrà poi sottoposto alla firma e alla ratifica dei 25 stati membri dell’Unione ampliata. Proprio per firmare il testo della Convenzione, si potrebbe tenere durante la presidenza italiana un Consiglio europeo straordinario che ancora non appare, però, nella lista ufficiale degli appuntamenti. Berlusconi vorrebbe che quella firma avvenisse a Roma. Anche se dovesse già essere finito il semestre.
Poi cè tutto il resto: agricoltura, immigrazione, gestione dei fondi strutturali (che potrebbero risentire della concorrenza dei paesi orientali) e, soprattutto, difesa. Grana grossa, a giudicare dalle ultime schermaglie tra il ministro Frattini e quattro stati europei che, in un minivertice a fine aprile, hanno previsto la nascita di un “quartier generale” aperto agli stati membri della Ue, per una forza europea che possa compiere “operazioni congiunte”. Entro il giugno 2004, i quattro puntano addirittura alla creazione di un “Comando europeo per il trasporto aereo strategico” e a una struttura congiunta per la difesa nucleare, batteriologica e chimica. Ma proprio su questo punto non sembra che l’Europa abbia “parlato con una sola voce”, per dirla con il documento della “banda dei quattro”, come sono stati definiti Francia, Germania, Belgio e Lussemburgo da un giornale americano. Il mini vertice si è concluso con un miniscontro tra i quattro e Roma, Madrid e Londra che lamentavano di non essere state nemmeno invitate. Berlusconi ha provato a smorzare ma è un brutto inizio. Visto tra l'altro che il titolare della Difesa italiana, Antonio Martino, è anche il principe degli euroscettici.
I principali appuntamenti
L’agenda della presidenza italiana è densa di appuntamenti. La data d’inizio è fissata a Roma per il 3-4 luglio: la Commissione verrà a Roma, ospite di Ciampi prima e del governo poi. Dopo il fischio d’inizio, i due consigli europei in programma il 16 e 17 ottobre e il 12 e 13 dicembre a Bruxelles. Non sarà dunque Roma la sede dei due vertici tra i capi di governo ma la capitale belga, una scelta con cui l’Italia non fa che anticipare quella che dal 2004 diventerà la regola. Altri eventi di rilievo sono la riunione dei ministri degli Esteri dell’Unione di Riva del Garda, il 5 e 6 settembre, e la Conferenza euromediterranea di Napoli il 3 e 4 dicembre. Un vertice che guarda a Sud e coinvolgerà, oltre ai 25 membri attuali o futuri della Ue, 12 paesi della sponda sud del Mediterraneo.
La macchina
La Farnesina scalda i motori da mesi al piano terra del palazzone bianco degli esteri, dove si trovano gli uffici e le sale nuove di zecca della Delegazione per la presidenza italiana. La squadra di funzionari che formeranno la delegazione è definita da tempo: a capo c'è Leonardo Visconti di Modrone, assistito dal suo vice, il consigliere di legazione Alessandro De Pedys; il funzionario Gian Paolo Arpesella avrà l’incarico di coordinatore, mentre Manuel Jacoangeli, del servizio stampa e informazione degli Esteri, curerà i rapporti con i giornalisti. Trenta contrattisti completano il quadro.
Visconti di Modrone, classe 1947, ha cominciato la sua carriera alla rappresentanza italiana all’Onu e ha passato diverso tempo in capitali europee importanti, come Vienna e Londra. Ma conosce bene anche la macchina della Presidenza del consiglio che è poi quella che detterà legge. Infatti, benché formalmente dipenda dalla Direzione generale per l’Integrazione europea, la delegazione per la presidenza italiana costituisce di fatto un corpo autonomo. Forte di un canale di comunicazione diretto con il ministro Frattini.
Secondo il diplomatico alla testa della macchina per la presidenza, “Tutto è pronto. Salvo imprevisti”. Gli imprevisti possono essere diversi: appuntamenti ed eventi non in calendario, spese non calcolate su un portafoglio molto ridotto di 28 milioni di euro (che in origine erano 7 di più). 28 milioni e 674mila euro per essere precisi, nemmeno un terzo di quanto ha speso la Grecia. Visconti di Modrone non lo dice e diplomaticamente glissa. Ma alla Farnesina non si fatica a riconoscere che la cifra è “davvero esigua”. Dovrà servire a coprire tutte le spese in Italia e, in parte, quelle a Bruxelles. Qualche soldo lo mette la Ue e briciole arriveranno dalle città, come Napoli o Riva del Garda, che ospiteranno gli eventi. Ma, dice maliziosamente un diplomatico, “qualche milione per riparare una strada o mettere a posto l’arredo urbano non faranno la differenza”. Qualcosa metteranno anche i privati: macchine dalla Fiat, sconti sui voli Alitalia.
L’aspetto contabile è però quello meno interessante. Il fatto è che alla Farnesina sanno benissimo che a loro spetterà solo di far quadrare la cassa. A tutto il resto penserà Frattini. Cioè Berlusconi. Che, per un corpo diplomatico che ha qualche competenza, non è proprio una soddisfazione. Forse solo Umberto Vattani, già segretario generale del ministero e promosso “per punizione” dall’ex ministro Ruggiero a Bruxelles (per levarlo da Roma) ne potrà trarre qualche vantaggio. Diplomatico abile e consumato, avrà un bel da fare. Ma alla fine il segno dovrà essere solo e comunque quello del Cavaliere.
All’ombra del Cavaliere
L’esclusione di fatto delle Direzioni generali della Farnesina rivela che in realtà tutto dipenderà dal gabinetto del ministro, in base alle decisioni vere che saranno prese da Palazzo Chigi e da Berlusconi in prima persona. Il Cavaliere ha bisogno del semestre per disappannare un’immagine europea che le vicende belliche e le antiche ruggini sulle leggi ad hoc in materia di giustizia hanno reso sempre più opaca. E i sottosegretari agli Esteri che hanno competenze extraeuropee? Ognuno cercherà di utilizzare l’occasione per dimostrare che l’Italia non ha idee solo su Usa, Europa e Medio oriente, altro capitolo che Berlusconi vuole gestire in proprio. Anche perché, dicono i maligni, oltre all’immagine il cavaliere pensa agli affari. A cominciare dalla ricostruzione in Iraq: torta in cui vuole inserire le italiche aziende.
Chi sembra invece pensare poco agli affari è il senatore Mantica, sottosegretario che già è stato soprannominato “Alfredo l’Africano”. In quota ad An, ma apprezzato anche a sinistra, in questi due anni ha lavorato molto nel continente dimenticato. E pensa che il semestre di presidenza possa essere un’occasione per dimostrare che la Ue non considerano l’Africa una terra alla deriva. “L’Africa sarà in agenda con almeno due appuntamenti importanti: la conferenza dell’Unione Africana in Mozambico il 10-12 luglio e la firma della pace nel Sud Sudan”, dice Mantica secondo cui la Conferenza di Maputo potrebbe vedere la nascita di una sorta di Ue africana in fieri, che si doti di commissari e presidenza sul modello europeo. Con un consiglio di sicurezza che abbia truppe proprie e possa intervenire nelle crisi africane spingendo per soluzioni negoziali. Quanto al Sudan, la pace dovrebbe dare luogo a un periodo interlocutorio di sei anni che consenta poi di arrivare a un referendum. Mantica incrocia le dita. Se porta a casa i due risultati, dimostrando che l’Europa non si è dimenticata dell’Africa, incasserà anche una vittoria per l’Italia.
Altro settore chiave è quello dell’Asia, come l’Africa un po’ in secondo piano rispetto ai piani euro-statunitensi e al massimo mediorientali del Cavaliere. Ma Margherita Boniver, il sottosegretario agli Esteri che ha la delega per il continente sulla bocca di tutti per via della Sars, pensa che il semestre sarà un’occasione per accendere i riflettori anche su alcune realtà apparentemente secondarie: “penso alla Brimania, un paese che vive una realtà atroce di gravi violazioni dei diritti umani o allo Sri Lanka dove è in atto un difficile processo di pace”. Questi paesi, come anche il Bangladesh, saranno visitati da una troika europea che sarà guidata dall’Italia che andrà dunque un po’ oltre gli impegni classici che l’Europa intrattiene con l’Asia. Alla Boniver interessa che il semestre italiano si caratterizzi per un’attenzione particolare al tema dei diritti umani, caro a una donna che, non a caso, ha un passato come presidente italiana di Amnesty International. “Per questo motivo – aggiunge – pensiamo a un evento importante da tenersi a Milano che sappia parlare dell’universalità del tema dei diritti umani, al di là delle differenze culturali, religiose o delle diverse sensibilità dei singoli paesi”. Un evento a cui l’Italia inviterà personalità del mondo della cultura e premi Nobel un po’ da tutto il mondo e che dovrebbe dare un respiro più ampio ai sei mesi di presidenza italiana.
Difficile dire se il Cavaliere porterà a casa i risultati che vuole. La strada è in salita. Male che vada potremo consolarci con Asia e Africa. Chissà che alla fine, i trionfi di Roma non si possano festeggiare ai Fori imperiali, non tanto per le vittorie nel Vecchio continente, ma grazie alle campagne nelle province d’oltremare.

Questo articolo è uscito il 9 maggio 2003 sul numero 18 di http://www.diario.it/



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