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CACCIA AL CARDINALE 29/12/05
Chi è la gola profonda che ha fatto il nome dell'Opus dei per l'elezione di Ratzinger a Papa? Un articolo su O Globo rilancia le strategie dietro al conclave
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Theo Guzman
Giovedi' 29 Dicembre 2005
La caccia all’uomo è scatta nei giorni di Natale, quando il giornalista Gerson Camarotti ha avuto conferma delle indiscrezioni sul conclave già uscite su Limes, che aveva pubblicato il diario segreto un porporato. Ma il cardinale che ha vuotato il sacco con il giornalista di O Globo ha aggiunto carne al fuoco. Anzi benzina. Perché, stando a quanto gli ha raccontato sotto anonimato, la vittoria di Ratzinger fu l’effetto di un’ampia e ben preparata strategia di conversione dei riluttanti che si basò su un paladino occulto quanto potente: l’Opus Dei.
Chi racconta quel che avviene nelle segrete stanze rischia grosso, persino la scomunica, anche perché la notizia ha fatto il giro del mondo, dall’argentino Pagina 12 allo spagnolo El Pais. La rosa delle probabili gole profonde del resto si restringe ai quattro cardinali brasiliani che parteciparono all’elezione del papa: l’arcivescovo di San Paolo Claudio Hummes (che ottenne in uno degli scrutini cinque voti), quello di Rio, Eusebio Oscar Sheid, l’arcivescovo di Salvador de Bahía, Geraldo Majella Agnelli, presidente della Conferenza Episcopale brasiliana, e l’arcivescovo emerito di Brasilia, José Freire Falçâo. Rosa che forse si restringe a tre, se si esclude Sheid, dato in quota all’Opus Dei.
Secondo l’anonimo confidente, fu proprio Ratzinger a dare “luce verde” alla sua candidatura. E lo fece appoggiandosi soprattutto alla filiera sudamericana, la più forte dell’Opus Dei nel mondo. Quando il 18 aprile il cardinale tedesco entrò in Conclave, dice la fonte, sapeva che ne sarebbe uscito papa. La macchina dell’Opus Dei si era messa in moto sui cinque continenti ma poteva contare soprattutto su due pezzi da novanta dell’America latina: i cardinali López Trujillo, colombiano, e Jorge Arturo Medina Estévez, cileno. In Europa le fila furono tirate dal cardinale austriaco Christoph Schoenborn. La campagna aveva bisogno di luoghi di incontro e Trujillo e Medina si diedero da fare a organizzare mini vertici nei conventi e negli “alberghi” vaticani messi a disposizione dalla Curia per ospitare i cardinali convocati per l’elezione del Papa e che avevano appena presenziato alle esequie di Giovanni Paolo.
Il racconto del porporato è del resto incentrato sul grande attivismo che circolò negli ambienti latinoamericani, un punto di forza della Chiesa cattolica. “Quando arrivammo a Roma – ha raccontato il cardinale a O Globo – c’era molta incertezza”. E fu su questa incertezza che lavorarono Trujillo e Medina che non nascondevano il loro accordo con Ratzinger. Gli incontri del cosiddetto pre-conclave non sono una novità ma, stando al racconto dell’anonima eminenza, accanto alle riunioni ufficiali ci fu una vera e propria strategia di convincimento in incontri e mini vertici più o meno occulti a cui per altro Ratzinger non partecipava. I sodali del nuovo papa misero in essere una vera e propria strategia di comunicazione: intanto bisognava contrastare l’immagine di un Ratzinger rinunciatario, come appariva dalla stampa italiana, e non in ottima salute. Poi era necessario lavorare sul passato del cardinale tedesco, su cui gravava quella dannata storia dell’appartenenza alla gioventù hitleriana. Infine bisognava puntare su alcuni aspetti della tradizione: contrastare la cosiddetta teoria del pendolo, per cui a papa Wojtyla doveva succederne uno di segno opposto, e intensificare una tattica che doveva esaltare di Ratzinger le qualità di grande teologo e brillante intellettuale, che conosceva la macchina della Curia e che avrebbe potuto garantire una sorta di continuità col pontificato del pontefice appena morto: una sorta, per dirla con la fonte di O Globo, di “wojtylismo senza Wojtyla”. Il cardinale si dilunga anche sulla votazione vera e propria. Conferma quanto fu scritto da Limes e ricorda la guerra aperta a Martini, il rappresentante dell’ala progressista che nel primo scrutinio guadagnò 9 voti, cui nuoceva, dice, “l’andare col bastone”.
Non fu dunque lo spirito santo, come commenta sarcasticamente Camarotti, a presiedere alla elezione di colui che avrebbe preso il nome di Benedetto XVI, ma una pianificata azione di propaganda politica. Che portava le insegne dell’Opus Dei, attualmente guidata da monsignor Javier Rodriguez Echevarría. La “prelatura personale” della Chiesa cattolica, fondata a Madrid nel 1928 da Josemaría Escrivá, da poco santificato, che ha sede a Roma ma tentacoli ovunque. Che può contare su 84mila laici in cinque continenti, 1684 tra chiese e centri pastorali e su 1.763 sacerdoti.
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