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IL CONTRATTO "AMERICANO" CON GLI ITALIANI 29/12/05

Il famoso contratto con gli italiani di Porta a Porta non fu affatto un’idea inedita di Berlusconi o del suo abile staff ma di qualche creativo spin doctor americano. L’idea viene infatti da oltreoceano e risale al 1994, quando il partito repubblicano ideò il “Contratto con l’America”

Alberto Mancinelli*

Giovedi' 29 Dicembre 2005

Alla famosa trasmissione di Bruno Vespa “Porta a Porta” la sera dell’8 maggio del 2001, alla vigilia delle elezioni politiche, Silvio Berlusconi sottoscrisse in maniera unilaterale “il contratto con gli italiani”, assumendo con sensazionale solennità mediatica, una inedita forma di impegno con gli elettori. Un evento passato sotto gli occhi di milioni di italiani e che fece la sua fortuna. Giornali, politici e spazi pubblicitari ce lo ricordano e ripropongono continuamente. Il fatto è che il contratto non fu affatto un’idea inedita di Berlusconi o del suo abile staff ma di qualche creativo spin doctor americano. L’idea viene infatti da oltreoceano e risale al 1994, quando il partito repubblicano ideò il “Contratto con l’America”.
Come tutti ricordano Silvio Berlusconi, anche con l’aiuto del contratto, vinse le elezioni e tutti gli schieramenti politici riconobbero che l’idea era davvero geniale. Ma a distanza di quattro anni la verità è venuta a galla. Senza limitarsi al lifting personale Berlusconi è riuscito a fare il lifting anche sulle idee altrui facendole passare come sue originali, al massimo dei suoi comunicatori (Crespi in testa come vero ideatore). Ma come è stato scoperto il falso d’autore ?
Essendo ormai in campagna elettorale e nel vivo della competizione, sono frenetici i preparativi negli uffici comunicazione dei partiti italiani in vista delle prossime elezioni. Tutti alla ricerca di una trovata geniale per il proprio programma elettorale. Obiettivo: strappare voti all’avversario. Compito arduo per ghost writer e comunicatori in cerca di nuove geniali idee. Così nelle nostre analisi sull’influenza della comunicazione, andando a spulciare chi ha fatto cosa per inventarsi nuove strategie di conquista del consenso, abbiamo scoperto che la vera fonte del contratto, venduta agli italiani come italiana, arrivava in realtà dagli Usa. Ed era, nel 2001, già vecchia di sette anni! Nel 1994, in occasione delle elezioni americane, il partito repubblicano aveva inventato il “Contratto con l’america”. Idea americana nuova ed originale ripresa da molti testi universitari, “Macroeconomics” di Blanchard, ad esempio. Un saggio del ‘97.
Analizzando i due testi per un confronto… all’americana si scoprono molte somiglianze. A quello originale vengono effettuate operazioni di lifting o meglio di restyling: il contratto con l’America cambia in contratto con gli Italiani, il marchio-logo del partito repubblicano è sostituito con quello di Forza Italia, l’impegno dei primi 100 giorni diventa di cinque anni. Stessa sorte per i titoli: “agevolazioni fiscali per le famiglie” diventa “abbattimento della pressione fiscale” , “lotta alla criminalità” si trasforma in “piano per la difesa dei cittadini e la prevenzione dei crimini”, e così via. Da ghost writer a ghost reader. Il contratto, proposto come innovativo sistema di verifica, è in realtà solo una copia o un fac-simile sbiadito di un documento che esiste ormai da più di dieci anni.
Per onor di cronaca bisogna aggiungere che i vizietti di Forza Italia in campagna elettorale non sono una novità. Come non ricordare, ad esempio, alcune copie d’autore, come il discorso del presidente della Regione Sardegna Mauro Pili di Forza Italia? Nel suo intervento all’assemblea della regione sarda aveva parlato di undici province, salvo il fatto che la Sardegna ne conta solo quattro. Alla fine si è scoperto che aveva copiato pari pari il discorso tenuto da Roberto Formigoni, governatore della Lombardia, al Pirellone. Ovviamente il giovane politico è stato bocciato dall’assemblea. ”Avesse copiato bene”, fu il commento gli oppositori.
Quel che stupisce di questa vicenda è che è ancora possibile, nell’era della comunicazione globale e dell’enorme facilità di circolazione dei testi, che i segreti di Pulcinella rimangano tali. Ma veniamo alla banda degli onesti “copioni”. Qualcuno afferma che chi copia è un genio, altri ribattono che invece copiare è lecito. Ma bisogna pur saperlo fare.

* esperto di comunicazione di massa e docente alla Trento school of management




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