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VIGILIA DIFFICILE PER IL WARGAME DELLA NATO

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21 OKTOOBAR, I MISTERI DI MOGADISCIO

CASO BOSIO, LA FARNESINA LO SOSPENDE 8/4/14

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KAZAKISTAN, MARCIA INDIETRO DEL GOVERNO 13/7/13

ESPULSIONE O RENDITION? LA TRAMA OSCURA DIETRO LA STORIA DI ALMA 11/7/13

LO TSUNAMI DELLA PROTEZIONE CIVILE 23/12/05

Presentato il bilancio degli aiuti da sms. Molta efficienza e qualche dubbio
Nella foto Agostino Miozzo, il responsabile operativo in Sri Lanka

Emanuele Giordana

Venerdi' 23 Dicembre 2005

A scorrere i dati illustrati dal comitato dei cinque saggi (Bonino, Monorchio, Amato, Andreotti, Napolitano) c’è da levarsi il cappello di fronte all’efficienza della Protezione civile. Certificati dai garanti, B&M (così siglammo la coppia Bertolaso/Miozzo), portano a casa i risultati veri dopo il bagno mediatico che, all’epoca dello tsunami, li consacrò come nuovo braccio operativo dell’Italia. Anzi, come ha detto Emma, di un “sistema Italia” che, presentandosi compatto, ha avuto ragione delle polemiche, segnalato in sede europea come modello di efficienza. Tutto oro? Vediamo quel che luccica.
Alla Protezione civile italiana (la sigla urterebbe qualche suscettibilità) i gestori telefonici affidarono 46,8 milioni di euro (cui il dipartimento ne ha aggiunti 6) con cui sono stati realizzati 42 progetti, 25 dei quali affidati a Ong, 7 in convenzione con organismi internazionali, 10 realizzati direttamente dal Dipartimento. Di questi, 3 interventi sono già conclusi, 11 i “cantieri aperti”, 4 le gare in corso. Si va dall’emergenza alla costruzione di orfanotrofi e scuole sino al ripristino delle infrastrutture idriche. Quanto alle Ong, 8 i progetti sono conclusi, 17 i cantieri aperti. Grafici, conti e tabelle sono conclusi dal capitolo “procedure” in cui, con trasparenza, si rendiconta non solo l’iter ma anche i ritardi, inevitabili dove è in corso un faticoso processo di pace.
Chi conosce B&M non aveva dubbi che le promesse sarebbero state assolte con efficacia e competenza. B&M, come questo giornale ha già ricordato, non sono nati ieri e il solo Miozzo, qualche lustro all’ufficio emergenze della Farnesina, potrebbe scrivere un saggio sulle pressioni delle lobby cerealicolo/ortofrutticole che miravano a smaltire i surplus ai bisognosi dei paesi in via di sviluppo (che per carità rimanessero tali!) per non parlare di chi voleva piazzar ambulanze o incubatrici. Tutto bene? Fin troppo.
Qualcuno ha suggerito che B&M sono due ottimi capomastri che lavorano nel cantiere sbagliato, nel Dipartimento cioè che coordina “tutte le strutture (dello Stato) per tutelare l'integrità (di beni e cittadini) dal pericolo di danni derivanti da calamità naturali, catastrofi” etc. e che la legge 225/92 stabilisce essere un "servizio nazionale". In realtà (la Protezione civile non è nuova a limitate azioni d’emergenza all’estero) il Dipartimento sta estendendo la sua attività a macchia d’olio: dopo Sri Lanka il Sud Sudan, dove un'ordinanza estiva le ha dato mandato di agire. Il braccio della presidenza del consiglio (organismo quindi assai più vicino al governo che al parlamento) tende cioè ad assorbire le attività che una volta, nel bene e nel male, svolgeva il ministero degli Esteri, clamorosamente bypassato, durante lo tsunami, dall’efficiente macchina di Via Ulpiano. Non è peraltro una tendenza europea?
Il fatto è, qui viene il punto, che questa strada è scivolosa. La macchina è effettivamente efficiente ma estremamente caratterizzata dalla bandiera nazionale che porta sul k-way. L’efficienza è il meccanismo più rapido per far ben figurare un governo nazionale in un campo, quello umanitario, dove lo sbandieramento del sentimento patrio dovrebbe semmai fare un passo indietro. Amor di fretta ed efficienza fan dimenticare, ad esempio, che lo tsunami non ha colpito solo Sri Lanka. E da questo punto di vista bisogna dare atto alla Farnesina che è più sensata pur se meno nota la sua scelta di privilegiare l’Indonesia (il paese più colpito) con il poco a disposizione (visto che oltre agli eurosms l’Italia istituzionale non ha sborsato quasi nulla) . Un rilievo fatto anche da alcune Ong italiane, vincolate da Via Ulpiano ad agire a Sri Lanka e a Sri Lanka soltanto.
Qualcuno dirà che in presenza delle mille pastoie burocratiche che rallentano la Farnesina ben venga la rapidità a qualche prezzo. Proprio Miozzo, in un intervento che tenne a Sarajevo alla fine dell’assedio, enumerò le decine di passaggi necessari a finanziare un’operazione di emergenza! Ma non sarebbe stato meglio pensare per tempo a dotare di legittimi strumenti il legittimo strumento (la Farnesina)? E qui arriva la politica. Cui dell’emergenza e della cooperazione importa poco. C’è sempre un Fazio cui pensare. E nella creativa Italia arriva chi arriva primo. Del resto la legge sulla cooperazione aspetta una riforma da 8 anni. Può attendere.



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