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Fra la Casa Bianca e l’Eliseo i rapporti sono al minimo. E Washington minaccia sanzioni

Paolo Affatato

Giovedi' 24 Aprile 2003
Fra la Casa Bianca e l’Eliseo i rapporti sono ai limiti della guerra fredda. Il Segretario di Stato Usa Colin Powell ha avvertito ieri che Washington potrebbe adottare nell’immediato futuro “serie contromisure” in risposta al secco rifiuto di Parigi nell’appoggiare l’intervento militare in Iraq.
Si profilano all’orizzonte sanzioni diplomatiche ed economiche. L’amministrazione Bush intende raffreddare i propri rapporti con Parigi, cercando di isolare la Francia sulla scena internazionale, ad esempio tagliando fuori l’Eliseo dagli incontri con gli alleati europei e lasciando cadere ogni ipotesi di invito di Chirac a Washington. Inoltre, accantonata la pratica di ricerca di consensi nel Consiglio di Sicurezza Onu, la Casa Bianca potrebbe scavalcare la Francia anche nella Nato, bypassando le funzioni del Consiglio nordatlantico, di cui la Francia fa parte, in favore della Comitato di Pianificazione di Difesa, in cui la Francia non è presente.
A livello economico lo scenario è un po’ più complesso e difficilmente gli Stati Uniti potranno mettere in atto sanzioni dirette contro la Francia: ogni eventuale sgarbo, infatti, si ripercuoterebbe automaticamente contro l’intera Unione Europea, fatto che appare alquanto improbabile. Secondo alcuni osservatori, uno schiaffo a Parigi potrebbe verificarsi nella disputa sui dazi in corso alla World Trade Organization, dove alcuni beni targati Francia potrebbero subire nell’export una crescita sproporzionata delle tasse doganali. Quel che sta già accadendo oltre oceano, invece, è una pubblicità negativa sui prodotti francesi condotta a livello popolare: le patatine fritte note come “French fries” sono state ribattezzate “Freedom fries” e i consumatori americani cominciano a boicottare i vini francesi a vantaggio di quelli italiani o californiani.
Ma il campo in cui l’influenza degli Usa si sentirà di più è la ricostruzione dell’Iraq e, soprattutto, la gestione delle concessioni per l’estrazione del petrolio iracheno, in cui le compagnie francesi – che fino a prima della guerra facevano la parte del leone –resteranno con ogni probabilità a bocca asciutta, almeno finchè Washington governerà a Baghdad con l’amministrazione transitoria.
Ci si potrebbe chiedere il perchè di un atteggiamento così duro di Washington soltanto verso Parigi e non nei confronti di Berlino o Mosca, anch’esse contrarie alla guerra all’Iraq. La risposta arriva dagli stessi columnist americani: gli Usa, se sono pronti a giustificare Russia e Germania, la cui popolazione è notoriamente pacifista, vedono la Francia capofila nell’opposizione alla loro politica di dominio strategico globale, soprattutto da un punto di vista filosofico e culturale. La guerra all’Iraq sembra aver risvegliato le antipatie fra le due sponde dell’Atlantico, sebbene Parigi abbia offerto di recente segnali distensivi, annunciando all’Onu di voler cooperare con gli Usa nella sospensione dell’embargo contro Baghdad.




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