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GLI ITALIANI BRAVA GENTE DI ANGELO DEL BOCA 7/12/05

Angelo Del Boca

Italiani, brava gente?

€ 16,00

pp 318

Editore Neri Pozza 2005
Collana I colibrì

Emanuele Giordana

Mercoledi' 7 Dicembre 2005

Francesco Crispi, 7 maggio 1885: Qual’è il nostro scopo? Affermare il nome dell’Italia e dimostrare anche ai barbari che siamo forti e potenti! I barbari non sentono se non la forza del cannone, ebbene questo cannone tornerà al momento opportuno. Un cannone che tuona a Sciara Sciat, sul fronte tenuto da Cadorna, sull’altopiano etiopico, nella bonifica etnica in Slovenia, nella Pechino dei boxer. Ma il cannone non è caricato solo a proiettili. Tira salve propagandistiche che hanno il compito di erigere un mito, quello degli “italiani brava gente”, che è anche un muro dietro cui nascondere le nefandezze che non ci fanno certo migliori di altri. Anzi. Angelo Del Boca getta luce sulla coscienza sporca di un paese che non vuole fare i conti con la propria memoria. Oltre trecento pagine e una decina di casi che sono il manifesto non soltanto di un’efferatezza che lascia sconvolti, ma anche della capacità di nasconderla sotto un’aura aulica e romantica.
L’ultimo saggio che Angelo Del Boca, piemontese di nascita, piacentino d’adozione, dedica a un’Italia che, dalle Alpi allo sperone, descrive come l'italica stirpe si sia dedicata anima e corpo a costruire il mito di una diversità che dovrebbe renderci migliori degli altri. Meglio dei britannici nelle colonie, o meglio degli americani in Iraq, o meglio dei nostri tanti compagni d’arme durante la rivolta dei boxer in Cina.
“Italiani brava gente?”, in libreria da qualche settimana, decreta senza tante giustificazioni la fine di quel mito e, strappando il sipario, mostra, dietro la cortina fumogena lucente del buon italiano costruttore di strade ed ospedali, l’anima dell’Italia coloniale. Per nulla diversa, se non peggiore, dai suoi cugini d’oltre Manica o d’Oltralpe.
Le pagine più forti sono forse quelle dedicate alla strage che seguì il tentativo di uccidere Graziani in Etiopia nel febbraio del ’37, o quelle in cui si descrive l’operato di Cadorna, il generale che, sordo a ogni protesta, mandava al macello i suoi soldati. Ma anche i civili non se la cavano troppo bene se si leggono le storie dei colonizzatori che la vanga la usavano, più che per scavar strade, per picchiare i contadini somali ridotti in stato di schiavitù.
Non fummo migliori ma mascherammo bene, almeno ai nostri stessi occhi, le nefandezze che son proprie di ogni guerra e di ogni campagna di conquista. Nel suo libro, Del Boca salva soltanto le recenti operazioni di peacekeeping condotte dal nostro esercito sotto mandato internazionale e la truppa senza caserma del volontariato. Lascia così, alla fine del saggio, un filo di speranza a un paese che, barricandosi dietro il mito di una diversità inventata, ha nascosto, e continua a nascondere, le pagine più buie di una storia iniziata con l’unità d’Italia.



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