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ZARZIS, CHI MANCA ALL'APPELLO 2/3/06

LIBERI GLI INTERNAUTI DI ZARZIS 27/2/06

CENSURA / L'APPELLO E L'OSCURAMENTO SUI MEDIA ITALIANI 21/12/05

SHIRIN EBADI FIRMA PER ZARZIS 16/11/05

ZARZIS: L'ADESIONE DI CAPPATO E PERDUCA 8/11/05

APPEL URGENT: LIBERER LES INTERNAUTES DE ZARZIS 8/11/05

ZARZIS E GLI ALTRI / ZARZIS AND THE OTHERS /ZARZIS ET LES AUTRES

CENSURA IN TUNISIA, APPELLO PER GLI INTERNAUTI DI ZARZIS

TUNISIE / CENSURE APPEL POUR LES INTERNAUTES DE ZARZIS

FREEDOM FOR THE ZARZIS WEBSURFER

ZARZIS: ENCORE GREVE DE LA FAIM 21/11/05

SHIRIN EBADI FIRMA PER ZARZIS 16/11/05

Amisnet e Lettera22, le due associazioni italiane di giornalisti oscurate nei giorni scorsi dalle autorità tunisine, hanno presentato oggi a Tunisi, nella sede della Lega tunisina dei diritti dell’uomo, le firme e l’appello in favore della liberazione degli internauti di Zarzis ospitato sui due siti oscurati (l'immagine è tratta dal sito di RaiNet)

Mercoledi' 16 Novembre 2005
Tunisi - Anche Shirin Ebadi, la scrittrice e magistrato iraniana Nobel per la pace, ha firmato oggi l’appello per la liberazione degli internauti di Zarzis ospitato sui siti di Amisnet, Lettera22 e Ilsecolodellarete.
Amisnet e Lettera22, le due associazioni italiane di giornalisti oscurate nei giorni scorsi dalle autorità tunisine, hanno presentato oggi a Tunisi, nella sede della Lega tunisina dei diritti dell’uomo, le firme e l’appello in favore della liberazione degli internauti di Zarzis ospitato sui due siti. Secondo Amisnet e Lettera22, la diffusione via web dell’appello è all’origine dell’oscuramento dei due siti (cominciato lunedì) in Tunisia. L’oscuramento, ieri, ha colpito anche il sito Radicalparty.org che, tra l’altro invitava a sottoscrivere l’iniziativa. Tra i firmatari dell’appello, Sihem Bensedrine, giornalista tunisina in esilio in Germania, che sarà premiata la prossima settimana in Norvegia dalla Società degli editori, la signora Teresa Chopin, madre di uno degli internauti di Zarzis, Radia Nasraoui, avvocato tunisino presidente del Comitato tunisino contro la tortura. All’origine dell’iniziativa delle due associazioni italiane, la condanna in appello a 13 anni di prigione per i giovani internauti tunisini, colpevoli di aver visitato siti sotto osservazione da parte delle autorità del paese



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