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E' teso il clima tra i delegati del World Summit on Information Society (WSIS) che si apre domani. Le intimidazioni e le censure del governo di Ben Ali (nella foto a sinistra) gettano un'ombra lunga sull'appuntamento, dove gli affari sembrano richiamare più attenzione dei temi politici.

Lorenzo Anania e Francesco Diasio

Martedi' 15 Novembre 2005
Tunisi - Da domani fino al 18 novembre, i rappresenti di governi, imprese e Ong di tutte le nazioni aderenti all’Onu si incontrano a Tunisi per confrontarsi su idee e progetti per la nuova società globale del terzo millennio. E’ il World Summit on Information Society (WSIS), che vive nella capitale tunisina la sua seconda fase, dopo quella di Ginevra del 2003. Al centro dell’incontro, l’abbattimento del digital divide - cioè delle differenti possibilità di accesso alle tecnologie digitali - tra il Nord e il Sud del mondo, e l’Internet governance, ovvero chi e come deve gestire la rete. Tutti temi di interesse cruciale per la nostra società dell’informazione, ma che passano decisamente in secondo piano di fronte alle palesi violazioni delle più elementari libertà civili da parte del governo del presidente tunisino Ben Ali: il diritto di riunione, la libertà di stampa e di associazione. I fatti di Tunisi sono tanto più gravi se si considera che si tratta di diritti garantiti dalla stessa legge tunisina. In occasione del WSIS, che Ben Ali mira a sfruttare al massimo come vetrina per attirare investimenti esteri in Tunisia (Francia e Italia sono i primi partners commerciali del paese), si è assistito a un vero e proprio giro di vite in tema di libertà: attacco contro l’associazione dei magistrati, proibizione del congresso del sindacato organizzato dai giornalisti tunisini, censura sistematica di giornali e libri e - quel che più inquieta – sistematiche intimidazioni contro gli esponenti della dissidenza locale. I giorni della vigilia del WSIS sono stati decisamente movimentati. Esponenti del Consiglio nazionale delle libertà in Tunisia, tra loro anche delle donne, sono state vittime di aggressioni e percosse. Una delegazione di giornalisti stranieri che ha provato a raggiungerli presso la loro sede, ubicata nella casa di una coppia maghrebina. Ma un fitto cordone di poliziotti in borghese ha impedito ai cronisti stranieri di entrare, così come ha fermato i membri del consiglio nazionale di entrare in contatto con i giornalisti nell’albergo che li ospitano. Dal 18 ottobre, inoltre, sette esponenti della società civile tunisina - avvocati, professori e professionisti - sono in sciopero della fame per chiedere le libertà garantite dalla stessa legge tunisina. La loro protesta ha provocato una reazione scomposta: dopo una serie di intimidazioni e minacce, la stampa locale ha lanciato una campagna denigratoria accusandoli di sovversione. Di fronte a vicende come queste, i gruppetti di poliziotti in borghese che sorvegliano i delegati presenti al summit, preoccupati di trasmettere la miglior immagine possibile del governo, appaiono quasi marginali. Di certo, lo spiegamento di forse di pubblica sicurezza in Tunisia è davvero imponente, almeno in questi giorni. Ma il cahier des doléances del summit non finisce qui. Il previsto summit dell’informazione parallelo della società civile (CSIS) è boicottato dal governo locale, che ha negato ai suoi organizzatori il permesso di riunione. E sia per protesta contro queste misure che per solidarietà con i dissidenti tunisini, sono stati annullati il media forum e l’incontro sulle libertà d’espressione in programma ieri su iniziativa delle Ong. Ma, nonostante tutto, il WSIS va avanti. La libertà di espressione e informazione non sembra essere il primo dei temi sull'agenda delle migliaia di delegati accorsi al Kram center di Tunisi, sede ufficiale del vertice. A colpire il visitatore sono soprattutto gli stand e le questioni legate al mercato, mentre i temi più politici sono relegati ali incontri più marginali, che non sembrano attirare più di tanto l’attenzione. Nonostante ciò, la società tunisina si fa comunque sentire. A debita distanza dalle eccezionali misure di sicurezza prese a protezione del Kram, gli attivisti tunisini stanno cercando di organizzarsi per attirare l'attenzione della stampa internazionale. Sia loro che il presidente Ben Ali sembrano aver ben compreso l’adagio di Emily Dickinson: “Non c’è niente al mondo cha abbia tanto potere quanto la parola”.




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