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Cronaca di una brutta antivigilia. Domani si apre il Wsis, il summit dell'Onu che inizia sotto cattivi auspici

Attilio Scarpellini

Martedi' 15 Novembre 2005
Non comincia sotto buoni auspici il Wsis, il summit mondiale sulla società dell’informazione che si apre domani a Tunisi. Già l’aggressione di venerdì scorso a Christophe Boltanski, il giornalista di Libération che aveva appena firmato un reportage sulla repressione nel paese, deponeva male per il governo che da anni si autopresenta come un avamposto di laicità e di democrazia nel mondo arabo. E non è bastato che il governo di Ben Ali corresse ai ripari annunciando di aver già arrestato i “soliti sospetti”. Da Parigi hanno reagito, e duramente: ieri Le Monde invitava senza mezzi termini il governo francese a “punire” il rais tunisino e a disertare il summit. Amnesty International, nel frattempo, denunciava le ripetute violazioni dei diritti umani perpetrate all’ombra dei palmizi e dei paesaggi da cartolina. Anche la nostra Fnsi ha invitato il governo di Tunisi a guardare in casa propria prima di organizzare vertici: “nelle attuali condizioni – dice Serventi Longhi - il Summit indetto dall'Onu perde di vista uno dei principali obiettivi: il pluralismo e la liberta' di critica proprio nel paese dove il forum e' organizzato”. Nelle attuali condizioni, dunque, il summit rischia il fallimento e la delegittimazione. Ma nemmeno questo pressing, per il momento, sembra arrestare la coazione repressiva del regime di Tunisi, preoccupato che il vertice si trasformi in un processo alla sua disinvoltura nel trattare temi come la libertà di espressione, di stampa e di associazione. Ieri è toccato ai siti “ostili”: le pagine web di Lettera 22 e dell’Agenzia radiofonica Aminsnet, le due associazioni italiane che nei giorni scorsi avevano lanciato un appello per la liberazione degli internauti di Zarzis (nove giovani condannati a decine di anni di galera solo per aver navigato su siti considerati “sotto osservazione”) sono stati oscurati d’autorità. Pochi dubbi che si tratti di una ritorsione: contemporaneamente, dai monitor degli utenti web tunisini è scomparsa la pagina di un altro sito italiano, Il secolo della Rete, che aveva pubblicato l’appello. Nella mattinata due attivisti tunisini del movimento per i diritti umani sono stati, tanto per gradire, brutalmente malmenati dalla polizia nella capitale. Poi la performance intimidatoria si è conclusa con una cinquantina di agenti in borghese che hanno disperso un gruppo di giornalisti stranieri, tra cui gli inviati della rete franco-tedesca Arté e di quella belga francofona Rtbf, colpevoli di voler raggiungere la sede nazionale del Consiglio Nazionale per le Libertà, una Ong locale. Insomma, un disastro, anche dal punto di vista a cui la Tunisia è più sensibile, quello pubblicitario. E pensare che, come ha dichiarato Concetta Tuccillo, responsabile degli affari tunisini alla sezione italiana di Amnesty, il Wsis poteva davvero rappresentare “un’opportunità” per Ben Ali di presentare al mondo un’immagine positiva, magari moderatamente riformistica, del paese che governa ininterrottamente da quando – nel 1987 - il vecchio Bourghuiba venne dichiarato incapace di intendere e di volere. “Auspicavamo che le autorità cogliessero l’occasione per consentire maggiore apertura e allentare i rigidi controlli in materia di libertà di associazione e di espressione”. E invece, come racconta Francesco Diasio, il presidente di Amisnet che ieri a Tunisi è stato minacciato dalla polizia in borghese “tutte le preoccupazioni delle preconferenze del summit si stanno confermando”. Il regime tunisino prosegue nel suo mix di modernizzazione apparente e di brutalità sostanziale, ma accuratamente segretata. Anche se la partita è sempre più difficile e, grazie al web, sempre più scoperta. E’ presto per dire se Ben Ali verrà punito come auspica Le Monde. Da ieri è certamente più isolato. Ormai per dimostrare che si è “laici e democratici” non bastano più le cartoline. Più laicamente, ci vogliono le prove.

Questo articolo è uscito sul Riformista di oggi ed è frutto della collaborazione con Amisnet da Tunisi



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