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ROMA, LUCIO VERO E LA VILLA PERDUTA 14/09/05

Villa Manzoni (nella foto tratta da sosbeniculturali.it), costruita a Roma negli anni Venti del secolo scorso, ospiterà la nuova ambasciata del Kazakistan. L’apertura dei cantieri di restauro, nelle ultime settimane, segna la perdita del complesso per tutti i cittadini romani. Roma nord dice così addio all'agognato parco archeologico che custodisce i resti della villa dell'imperatore Lucio Vero.

Gabriele Carchella

Mercoledi' 14 Settembre 2005
Chissà che faccia farà l’ambasciatore kazako quando entrerà trionfalmente nella nuova ambasciata di Villa Manzoni. Non tutti gli stati nati dalla disgregazione dell’Urss, del resto, possono vantare a Roma una sede così prestigiosa. Purtroppo, però, la vendita della villa al Kazakistan significa la chiusura definitiva del parco archeologico sulla via Cassia ai comuni mortali. L’apertura dei cantieri di restauro, nelle ultime settimane, segna infatti la perdita del luogo per tutti i cittadini romani. Davvero un peccato, perché Villa Manzoni poteva diventare il fiore all’occhiello del XX municipio e dei suoi circa 150mila abitanti. Il complesso fu costruito nel 1925 per i discendenti dell’autore dei Promessi Sposi da Armando Brasini, l’architetto che si guadagnò fama di “maledetto” e che contribuì a rimodellare l’aspetto della capitale nella prima metà del secolo scorso. Il palazzo è circondato inoltre da un grande parco che ospita i resti di un’antica villa romana, appartenuta all’imperatore romano Lucio Vero. Il complesso ha vissuto una lunga odissea. Dopo esser diventato proprietà dell’Inpdai, l’istituto di previdenza dei dirigenti di aziende industriali, è rimasto abbandonato per lunghi anni, durante i quali i suoi giardini si sono trasformati in un groviglio di rovi, e i tetti - in seguito a vari incendi - sono crollati nell’indifferenza generale. Per la gioia dei palazzinari, che aspettavano solo il momento giusto per ricavare residenze private dalla villa, e dei satanisti, che si dice si recassero spesso tra le stanze abbandonate per celebrare i loro macabri riti. Il piccolo paradiso si trasforma così in un luogo tetro, sigillato da lamiere e lucchetti e meta di pellegrinaggio per pochi curiosi, ma evitato dalla stragrande maggioranza. A turno, i ministri dei Beni culturali e i sindaci succedutisi alla guida di Roma promettono di comprare la villa dall’Inpdai per trasformarla in un parco pubblico. Il grande giorno sembra ormai vicino quando nel febbraio 2003 Villa Manzoni viene invece acquistata dal gruppo Usa Carlyle per 3 milioni e 300mila euro. Nel 2004, il pasticcio è completo: la villa diventa proprietà del Kazakistan per la somma di 5 milioni e 550 mila euro, senza che né il comune né il ministero dei Beni culturali esercitino il diritto di prelazione previsto dalla legge. “Un’occasione persa per consegnare un bene di valore inestimabile a Roma”, commenta laconico Fabio Valente, presidente del consiglio del XX municipio.

Quest'articolo è stato pubblicato su Diario di questa settimana.



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