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Ma per pacifisti e attivisti dei diritti umani è solo una pericolosa vetrina cui fa pubblicità la guerra in Iraq. Sotto accusa Colombia e Indonesia (nell'immagine un EuroFighter Typhoon)

Theo Guzman

Mercoledi' 14 Settembre 2005
L’appuntamento è annuale e si chiama Defense systems and equipment international. Ha aperto i suoi stand ieri mattina all’Excel Centre nei docklands di Londra. E’ una delle più famose fiere di sistemi d’arma del pianeta (la più importante secondo gli organizzatori) ed è stata organizzata insieme al Defence Export Services Organization che si occupa, in seno al Ministero della Difesa, della promozione e della vendita di armi costruite in Gran Bretagna.
Queste esposizioni sono sempre zeppe di amatori del genere ma anche di puntigliosi guastafeste. Che quest’anno non hanno mancato di notare come tra i 1.200 espositori figurino le aziende che forniscono armi ed equipaggiamenti per la guerra in Iraq. Nello stand della Lockheed Martin, ad esempio, si possono trovare le repliche dei missili Helfire e Thaad. ''Entrambi sono stati utilizzati in Iraq – ha detto Doug Terrel, un dirigente della Lockheed Martin - l'esercito americano, la marina e le forze speciali li adorano''… Un portavoce dei sostenitori per la campagna contro la vendita delle armi ha spiegato all’Ansa che ''la fiera coinvolge i maggiori produttori delle armi usate durante l'invasione e l'occupazione dell'Iraq. Ma nessuno si preoccupa del fatto che il conflitto sia iniziato sulla base di false premesse, provocando poi la morte di decine di migliaia di civili. Usano la guerra come vetrina per i loro prodotti”. Secondo le voci critiche con la fiera, la guerra in Iraq è stata una buona notizia perché ha permesso agli espositori di testare missili, caccia e pezzi d'artiglieria. “Con questa fiera – aggiungono - venderanno armi a paesi di ogni parte del mondo col sostegno del governo britannico e la perversa pubblicità offerta dal conflitto''.
Ma quest’anno non c’è solo la guerra in Iraq sotto accusa ma anche alcuni paesi invitati, come Colombia e Indonesia, dove l’acquisto di armi serve ad alimentare conflitti e repressione. Amnesty International ha ricordato al governo di Londra che le forze armate indonesiane devono rispondere di tortura, stupro ed esecuzioni sommarie nel loro stesso paese e che Jakarta figura nella lista del Foreign Office's tra i venti paesi che hanno accumulato i peggiori abusi nel campo dei diritti umani. Accuse confermate da Tapol, l’organizzazione con base a Londra fondata ai tempi della dittatura di Suharto. Non a caso il paese fu bandito dalla fiera nel 2001. Per l’esercito indonesiano (che sta intanto cercando di farsi aumentare del 7,5% il budget da parte dello stato arrivando così a 2,3 miliardi di dollari) la recente fine della guerra ad Aceh è un banco di prova per l’esercito indonesiano che in quella regione si è macchiato dei crimini maggiori. Ma è bene ricordare che furono i militari a imporre la guerra alla provincia ribelle nel 2003 e che furono i militari a far di tutto perché gli accordi di pace, firmati a Helsinki, in agosto si arenassero. La quarantena insomma resta d’obbligo.
Non ci sono comunque solo pacifisti e attivisti a criticare la fiera ma anche, seppur per motivi diversi, la polizia di Londra e il sindaco Ken Livingstone. Ricordano che l'evento, due anni fa, aveva provocato scontri tra i dimostranti e la polizia. E adesso richiede una presenza massiccia di forze dell'ordine in un momento delicato per una città appena uscita dagli attacchi terroristici di luglio.



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