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China National Petroleum Corporation sta comprando PetroKazakhstan per 4 miliardi di dollari (nell'immagine tratta dal sito di www.atimes.com la mappa degli oleodotti in Kazakistan). E' la sua maggior acquisizione fuori dai confini di casa. Gli indiani masticano amaro. Washington anche

Emanuele Giordana

Mercoledi' 24 Agosto 2005


I rumors erano cominciati da un po’. Poi, il 15 agosto, la sede di Calgary (Alberta) della PetroKazakhstan Inc. (già Hurricane Hydrocarbons Ltd.) ha diramato un comunicato che non lasciava dubbi: “In risposta alle voci che circolano sul mercato – recitava la nota aziendale - la compagnia annuncia di aver ricevuto proposte di acquisto…che si stanno valutando….”. In realtà i giochi erano quasi fatti.
La PetroKazakhstan Inc., da otto anni sul mercato energetico del Kazakhstan, lavora l’intera filiera energetica: acquisizioni, prospezioni, produzione di greggio e gas fino alla vendita del prodotto finito. Un boccone interessante per paesi affamati di petrolio e che guardano da tempo all’Asia centrale come al bacino naturale di approvvigionamento. Avete capito che ci sono di mezzo Pechino e Nuova Delhi. La corsa ad accaparrarsi la società registrata in Canada aveva effettivamente fatto registrare un punto a favore degli indiani (che concorrevano attraverso un accordo tra India's Oil & Natural Gas Corporation e il gruppo Ome, ONGC Mittal Energy), che inizialmente avevano fatto un offerta più alta. Poi i cinesi l’hanno spuntata. Una guerra tra colossi che ha fatto gridare i giornali indiani al gioco sporco. Morale, la China National Petroleum Corporation, il maggior produttore cinese del settore, ha raggiunto un accordo lunedì scorso con PetroKazakhstan con un’offerta di acquisto di 4.18 miliardi di dollari. L’affare si dovrebbe chiudere in ottobre e, fanno notare gli osservatori, se la nave va in porto, si tratterà della maggior acquisizione overseas dei cinesi. Tre volte maggiore rispetto al colpaccio che la Lenovo fece agli inizi del 2005 comperandosi la divisone personal computer dell’Ibm per 1,75 miliardi.
Ma se la mossa lascia il sangue amaro in bocca a Delhi, Washington non ride. E non solo perché gli affari sono affari. Gli americani stanno cercando di contenere la Cina anche dal punto di vista economico e mantenere “affamata” la grande potenza in espansione fa parte del piano. Con l’acquisizione, Pechino sistema infatti parte dei suoi problemi di approvvigionamento (PK è in grado di produrre circa 7 milioni di tonnellate di greggio all’anno) e, soprattutto, mette un altro piede nell’ex cortile di casa che faceva parte di Casa Russia. A Mosca però si è visto meno nervosismo che sulla piazza americana. Forse perché è di qualche giorno fa l’avvio di grandi manovre militari congiunte tra Cina e Russia. Segno che i rapporti tra i due colossi stanno costantemente migliorando.
La Cnpc ha cominciato a guardare fuori casa già da una decina d’anni. Prima hanno puntato sul Sudan, il loro primo mercato di approvvigionamento, poi un po’ più vicino a casa. Non sono ovviamente gli unici progetti. Pechino punta a rifornirsi da Teheran con cui intrattiene ottimi rapporti. Anche se il progetto di una pipeline che dai mari caldi dell’Iran arrivi in Cina via Pakistan-India- Birmania potrebbe, chissà, subire un arresto, almeno nel tracciato finale. Intanto assieme al Kazakistan, Pechino sta sviluppando un oleodotto lungo 3mila chilometri per portare a casa energia dalle repubbliche ex sovietiche. Senza badare a spese. Costerà intorno ai tre miliardi di dollari.
Gli osservatori dicono che i cinesi ce l’hanno fatta grazie alla loro sotterranea diplomazia in Asia centrale e ai buoni rapporti col Kazakistan. Gli indiani ci hanno letto qualche passaggio poco corretto. Masticano amaro e mettono in guardia: l’offerta cinese è stata accettata ma l’affare non è ancora stato chiuso. Secondo la stampa indiana, Delhi stava dietro all’accordo da mesi ed era convinta di avere quasi chiuso con un’offerta di 3.9 miliardi da parte di Ome mentre i cinesi avevano offerto 3.6. Gli indiani anzi avevano fatto capire a PK che avrebbero offerto ancora di più se avessero ricevuto una serie di informazioni accessorie. Ma mentre Ome stava ancora raccogliendo le carte per fare tutte le domande del caso, la società di Calgary ha rotto gli indugi accettando la posta cinese. Per gli indiani la partita non è chiusa. Del resto, tra affamati, non c’è che gustare l’antipasto per farsi venire la voglia di godersi l’intera cena. Soprattutto, per restare in tema, se si aveva prenotato per primi.



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