Amisnet, Agenzia Radio Comunitaria Campagna Supporto 2005 Amisnet


GARIBALDI TANGERINO 21/11/07

CEUTA,MELILLA E LO SCONTRO MADRID RABAT 6/11/07

SORPRESA A RABAT, NON SFONDA IL PJD 10/9/07

MAROCCO, IL PARTITO ISLAMICO CANTA VITTORIA 9/9/07

SOLUZIONE TURCA ALLE ELEZIONI MAROCCHINE? 7/9/07

TANGERI, "PORTA D'AFRICA" RICCA DI CONTRADDIZIONI 30/08/07

MAROCCO, L'IMAM DI TORINO CANDIDATO ALLE ELEZIONI 10/08/07

MAROCCO SOTTO SCACCO 21/4/07

RIQUALIFICARE GLI IMAM, ANCHE DONNE 21/4/07

LIBERTA' SOTTO TUTELA A RABAT 11/2/07

PREGARE SENZA ECCESSI 26/11/06

MAROCCO, LOTTA BIS ALLA CANNA 12/1/06

CONTROESODO MEDITERRANEO 07/10/05

L'ASSALTO AL NUOVO MURO D'EUROPA 07/10/05

UGUALI. DAVANTI ALLA MISERIA 14/2/05

RIEMERGE IL PRIZ, AFFONDA LA MARINA RUSSA 7/8/2005

Si è conclusa bene l'avventura dei sette marinai prigionieri del batiscafo russo Priz, rimasto incagliato mercoledi a 190 metri di profondità al largo della Kamchatka. Dopo un'iniziale reticenza sull'incidente, Putin si è deciso a chiedere aiuto a Usa e GB, sventando i timori di una replica della tragedia del Kursk. Ma ad andare a fondo oggi è l'intera flotta russa, in enorme degrado.

Lucia Sgueglia

Sabato 6 Agosto 2005
Che siano ore o giorni quelli che separano vita e morte, laggiù a 190 metri in fondo al mare, i sette marinai dell’equipaggio del batiscafo russo AS28 di classe Priz (Flotta russa del Pacifico) affondato al largo della Kamchatka, avranno l’impressione che la storia si ripeta. L’incidente, capitato tra mercoledì e giovedi, è stato diffuso dal Cremlino solo ieri, confermando la proverbiale reticenza di Mosca in materia di tragedie militari.

Pochi giorni fa, sempre in ritardo era giunto l’annuncio allarmante dell’esplosione nel motore di un sottomarino nucleare in un cantiere dell'Arkhangelsk, 960 Kilometri a nord di Mosca (un morto). Per fortuna il combustibile era stato estratto dal mezzo - o almeno così hanno dichiarato le autorità. A vent’anni da Chernobyl, e dopo la tragedia del Kursk nel 2000 - quando 118 marinai finirono seppelliti nel mar di Barents dopo due giorni di fallimentari tentativi di salvataggio -, resta difficile valutare le informazioni che provengono da Mosca sullo stato di salute dell’ex glorioso arsenale militare sovietico, da tempo sottoposto a incipiente degrado. Arduo anche per i partner economici della Ue, che pure molto denaro hanno speso per supportare la Russia nella dismissione e rottamazione progressiva del vetusto apparato.

Il declino del complesso militare russo procede da almeno un decennio, ma a passarsela peggio è proprio l’ex flotta sovietica. Negli ultimi anni i disastri militari si sono inanellati uno dopo l’altro, e la più colpita è proprio la marina. Nel 2003, il naufragio del sottomarino K-159 (un modello degli anni Cinquanta) mentre veniva condotto alla rottamazione causò nove vittime.

La Russia, in seguito ad accordi internazionali di non proliferazione militare e nucleare (accettati con qualche recalcitranza), sta smantellando la propria flotta già da qualche anno, e a gran velocità. Metà dei sottomarini è alla fonda da tempo. Ma il problema principale, nella penuria di fondi, per un patrimonio che conta un gran numero di mezzi a propulsione nucleare, è lo smaltimento delle scorie radioattive. Nel 1996 il cosiddetto “rapporto Nikitin” (opera di un ex ufficiale di marina), denunciò lo spaventoso inquinamento causato dai vecchi sommergibili nucleari (con l’abitudine di scaricare in mare i residui di combustibile), causando l’ira delle alte gerarchie militari. Le basi della Flotta Nord, si leggeva nel rapporto, sono il luogo a maggiore concentrazione di rifiuti nucleari al mondo. Una bomba a orologeria a pochi passi dall’Europa, insomma.

La mancanza di trasparenza da parte russa resta un ostacolo. Nota è la vicenda dei cosiddetti “cimiteri militari”, dove, abbandonati senza le dovute precauzioni, i vecchi armamentari sovietici costituiscono una gravissima minaccia ambientale (si ricordi il disastro ecologico del lago d’Aral, trasformato in una pattumiera di scorie). Anche l’addestramento del personale, ammise Putin nel 2000, è insufficiente, e bassissimi gli stipendi di arruolati e ufficiali. Tanto da indurre qualcuno ad arrotondarli accordandosi con gang criminali (in forte aumento furti e contrabbando di componenti vitali della flotta, perfino siluri).

La flotta Nord risulta la più malmessa. Secondo il capo della Marina Kuroyedov, il budget per la manutenzione riesce a coprire solo in minima parte le necessità. Così, mentre arrugginiscono sempre più i pachidermi eredità della guerra fredda, nel 2003 Mosca annuncia un nuovo round di dismissioni, dopo che mille navi da guerra erano state messe a riposo per sempre nei Novanta. Da tempo la marina russa ha rinunciato a produrre nuovi mezzi di grosso tonnellaggio, ed evita il pattugliamento degli oceani limitandosi a proteggere le proprie acque territoriali. Al di là di queste, dopo l’annuncio dell’abbandono della base di Cam Rah in Vietnam, non le rimane che la base logistica di Tartus in Siria. “All’estero”, dopo la rivoluzione arancione che ha allontanato Kiev da Mosca, può ormai considerarsi la Flotta Sud rimasta ormeggiata sul Mar Nero, in Crimea, dal 1989: pur se accessibile da contratto ai russi, è oggetto di dispute continue con l’Ucraina che la vorrebbe veder scomparire. Con quali soldi?

Nel 2004 una grande tristezza accompagnò la decisione di riportare alla base per due mesi la nave ammiraglia della Nord, la celebre Pietro il Grande, a causa dello stato preoccupante del suo reattore nucleare. Avrebbe dovuto essere varata trionfalmente nel mediterraneo nel 2000; poi l’affondamento del Kursk, insieme alle speranze di gloria di Mosca.



Powered by Amisnet.org