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ARMENI: NEGAZIONISMO TURCO VIA TIME MAGAZINE 1/7/05

Una levata di scudi della diaspora contro un cd "turistico" turco allegato alla rivista americana. Che nega il genocidio

Emanuele Giordana

Venerdi' 1 Luglio 2005
“Come lettore di Time Magazine sono scioccato e deluso dalla vostra scelta di includere nell’edizione del 6 giugno dell’edizione europea un dvd che contiene un falso e profondamente odioso tentativo di negare il genocido armeno”. Comincia così la lettera che da tutti gli angoli del mondo è finita all’indirizzo di posta elettronica del settimanale Time (mail@timeatlantic). Tutto è cominciato quando gli abbonati di origine armena all’edizione europea del prestigioso periodico si sono visti recapitare a casa un dvd cellofanato com la rivista. Che per altro si poteva anche trovare in edicola allegato al settimanale. Il problema è che il dvd, apparentemente un’innocua reclame pubblicitaria sulle bellezze della Turchia, preparata dal ministero del Turismo di Ankara, non si limita a un bel montaggio di paesaggi, siti archeologici e resort locali. Ma contiene una parte finale, intitolata “La verità storica”, che altro non è se non un’accurata e “tecnicamente” ineccepibile ricostruzione storica di quanto avvenne agli inizi del secolo mentre l’impero ottomano si avviava al tramonto e la rivoluzione dei Giovani turchi cercava di disegnare una nuova Turchia. Con una tesi. Gli armeni non furono oggetto di alcun genocidio. Anzi, se qualcuno è da biasimare, sono proprio gli armeni stessi, che spedirono in giro per il mondo assassini e terroristi che uccisero esponenti della leadership turca (molti dei quali si erano rifugiati oltrefrontiera per sfuggire alla stessa giustizia turca). La comunità armena della diaspora chiede adesso che Time veicoli un altro dvd preparato dall’European Armenian Federation for Justice and Democracy che dà anche la sua lettura della “verità storica”. Una grave leggerezza di Time dunque, ma anche un autogol di Ankara, proprio mentre si dibatte del suo ingresso nella Ue.
Negare il genocidio armeno è un vecchio esercizio della Turchia per cui la morte di un milione, un milione e mezzo di armeni novant’anni fa, non fu né pulizia etnica né calcolo politico, né tantomeno l’organizzata distruzione di un popolo con cui aveva pacificamente convissuto per centinaia d’anni. La tesi è sostenuta da autorevoli storici revisionisti: Andrew Mango, università di Londra, spiega che gli armeni dovrebbero semmai biasimare la loro leadership per le disgrazie che li hanno perseguitati. E insomma chiudere questa storia del genocidio che serve ai nazionalisti armeni come ceppo fondante della loro identità. Non solo, la tesi del genocidio servirebbe solo a nascondere gli omicidi politici che gli armeni misero in atto. Justin Mc Carthy, Università di Louisville, sostiene che non si può parlare di genocidio dal momento che vi sono dei sopravvissuti… e così via in un crescendo il cui unico fine è, ancor prima del giustificazionismo, spiegare che genocidio non fu. Punto e basta. Ovviamente non manca l’altra campana, con qualche spezzone di intervista a uomini di culto armeni o a un paio di professori dell’Università di Ierevan. Che si perdono però nel mare magnum di una negazione che i turchi sono ormai praticamente i soli a sostenere.
Anche gli italiani fanno la loro parte, benché una mozione del parlamento abbia riconosciuto nel 2000 che genocidio fu. L’ex deputata di Alleanza nazionale Sandra Fei, che allora per “spirito di partito” ritirò la sua mozione revisionista, appare nel video. A buon diritto, visto che per la Fei si tratta tutt’al più di un “cosiddetto” genocidio e che ha sempre impostato la sua difesa della Turchia su una questione de numeri: “Nell'affermazione che due milioni di armeni furono deportati, un milione e mezzo uccisi e che i superstiti furono cinquecentomila, il numero degli armeni e quello dei morti – disse - viene stranamente accresciuto”. Nella matematica della signora Fei c’è il sacrosanto dubbio sulle risultanze numeriche, ma anche una bizzarra chiave, già vista in altre occasioni, per cui spetta alla scienza dei numeri e non alla politica definire cos’è un genocidio.
A Stefano Trinchese (storia contemporanea a Chieti) tocca ricordare il liberalismo degli ottomani che permisero la conservazione delle lingue dei paesi dominati senza imporre il turco. Il problema è che, come il professor Trinchese conferma a Diario, le sue frasi sono state estrapolate dal contesto. “Che ci sia stato genocidio – dice lo storico – è incontrovertibile”.
Il video insiste anche sul rapporto coi nazisti, ricordando che diversi armeni parteciparono alla guerra del III Reich. Ma noncita il famoso discorso del 22 agosto del ’39 quando il Fuhrer, arringando i suoi generali alla vigilia dell’invasione in Polonia, avrebbe dichiarato, giustificando in anticipo le sue malefatte: “Insomma, chi parla ancora oggi dello sterminio degli armeni?”. Sia detto per inciso, la signora Fei è tra quanti dubitano che Hitler l’abbia mai detto.




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