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DIMENTICARE MOUSSA

GUERRA! MA PER CHI?

Paola Caridi

Giovedi' 20 Marzo 2003
Non è ancora cominciata davvero. La guerra ha avuto questa notte solo un tragico assaggio nel cielo bianco dell’alba di Bagdad. Quando i Cruise americani sono stati lanciati per colpire ‘solo’ obiettivi limitati. Un lancio “opportunistico”, lo hanno definito gli esperti militari, per colpire direttamente Saddam, il vero e unico bersaglio di questo conflitto.
Sono bastati, però, i pochi Cruise di questa notte a gettare il mondo intero nel pantano della guerra. Di una guerra che, per le coscienze, ha già travalicato da settimane le frontiere irachene e si è irraggiata dalla regione araba verso tutti i punti cardinali del pianeta.
Lo sapevamo. Sapevamo della ineluttabilità di un attacco che l’amministrazione Bush aveva pianificato da mesi. Sperando nell’avallo delle Nazioni Unite. Sapevamo che il gioco della diplomazia sarebbe stato al limite dell’impossibile, perché difficile era il ruolo di chi, condannando allo strenuo un dittatore sanguinario come Saddam, doveva cercare di spegnere allo stesso tempo i motori della macchina da guerra americana. I motori di guerra della grande democrazia americana piegata ancora (e tanto) dalla ferita dell’11 settembre.
Ora la campana è suonata. Anche se il vero attacco, il vero squarcio nel cielo di Bagdad deve ancora aprirsi. Ma tanto basta per farci sentire non più spettatori, ma parte di un mondo che non è, da questa notte, in pace. È un mondo in guerra, dall’Europa al pianeta arabo, dall’America all’Asia. Ed è un mondo che ora si chiede, come si è sempre chiesto in tutte le guerre che sono state sentite come guerre non locali, dove arriverà chi l’ha voluta lanciare. Dove arriverà Bush. Fin dove giungeranno i soldati americani e inglesi, che hanno dovuto coprirsi il fianco orientale dell’Afghanistan con una operazione preventiva antiterrorismo che nelle scorse ore ha impiegato mille uomini.
Dove arriveranno gli Stati Uniti, che hanno prima fatto per così dire sperare in una guerra lampo e ora, con le parole di questa notte di Bush dallo studio ovale della Casa Bianca, fanno marcia indietro e parlano di un lungo conflitto. Preconizzando che sarà l’intera regione mediorientale a essere toccata, non tanto dalla guerra guerreggiata, ma dai nuovi, ignoti equilibri geopolitici.
Dove arriverà la follia di Saddam. La sua cupio dissolvi, la sua volontà di immolare il suo pazzo disegno politico e, assieme, un intero popolo che sotto il suo terribile tallone sopravvive da decenni. Dove arriveranno i germi maligni che ha già diffuso in giro per il mondo: non con gli Scud, ma con il tentativo di spaccare il mondo tra chi difende l’Islam e chi viene dall’Occidente.
Dove arriverà la rabbia, repressa nelle popolazioni arabe attorno all’Iraq, che costringerà l’America a dover ricostruire non solo Bagdad ma la sua immagine nella regione, il suo ruolo. La stessa possibilità di parlare con gli arabi senza essere considerato l’Arrogante, il Prepotente, il Più Forte. Da temere. Non da amare.
Di certo c’è una cosa. Che la pace non ritornerà in Medio Oriente, né in Europa né negli Stati Uniti se la Palestina non troverà la sua giusta pace. Se i palestinesi non cesseranno di essere profughi senza una patria. Se Israele non troverà finalmente pace allontanando gli incubi dell’Olocausto.
I Cruise di questa notte erano attesi da tutti, qui al Cairo come a Roma, a New York, a Giacarta. Ma quegli incendi filmati in lontananza nell’alba silenziosa di Bagdad hanno avuto la potenza di rompere la speranza, di farci ingoiare l’amara medicina dell’insicurezza. Non sappiamo se per una parte della popolazione irachena le bombe made in Usa sia come quelle lanciate sull’Italia nel 1943 o in Bosnia e in Kosovo nel nostro passato più recente. Bombe che non solo uccidono, ma uccidono per liberare. Non sappiamo se questa guerra preventiva sia lungimirante, o non sia piuttosto un modo, per gli strateghi repubblicani americani, per porre fine a una partita con Saddam ormai troppo lunga e defatigante.
Sappiamo, per ora, che la pace non alberga più.

Commento pubblicato dal quotidiano Metro, nell'edizione straordinaria del 20 marzo

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