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MARCOS CAMBIA MASCHERA E DEPONE LE ARMI 01/07/05

Con una serie di messaggi, il subcomandante Marcos (nella foto tratta dal sito www.ezln.org) ha annunciato l'intenzione di dare vita a un nuovo movimento politico e di non aver in pogramma alcuna azione militare. L'Esercito zapatista di liberazione nazionale, assediato dalle truppe governative, cambia pelle in vista delle elezioni presidenziali del prossimo anno, che vedono in testa ai sondaggi il sindaco di sinistra di Città del Messico Andrés Manuel López Obrador. E tenta di allargare la sua base sociale, conquistando il consenso delle classi lavoratrici urbane.

Gabriele Carchella

Venerdi' 1 Luglio 2005
Forse non è l’addio alle armi, ma di certo è una svolta storica: il guerrigliero col passamontagna e la pipa ha deciso di voltare pagina. In una serie di comunicati, culminati con la “Sesta dichiarazione della Selva Lacandona”, il subcomandante Marcos ha stilato quello che è già considerato il nuovo manifesto politico dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (Ezln): “Decideremo se fare un’altra cosa”, si legge in una sua lettera del 21 giugno scorso. E un’altra cosa significa un nuova forza politica. Lo ha dichiarato Marcos nel comunicato diffuso ieri, in cui ha invitato indios, lavoratori, studenti, donne e giovani a unirsi al nuovo movimento. La mossa è stata salutata con entusiasmo quasi eccessivo dal presidente messicano Vicente Fox, che si è detto “a disposizione” del leader zapatista e ha annunciato, per bocca del suo portavocEe, l’intenzione di ritirare i processi contro Marcos in caso di una sua discesa in politica. Una nuova creatura si appresta dunque a vedere la luce in Messico, che potrebbe addirittura concorrere alle elezioni presidenziali del prossimo anno. Un’ipotesi rafforzata dalle parole del subcomandante, il quale precisa che non prevede alcuna azione militare offensiva. I tempi della sollevazione zapatista del 1994, con i suoi almeno 150 morti, sembrano ormai lontani. Il pragmatismo del leader mascherato, che ha sempre dichiarato di non mirare al potere ma a ottenere un reale cambiamento, ha portato a una decisione che può avere conseguenze importanti per il paese centramericano.
La metamorfosi dello zapatismo non significa però, almeno a parole, la rinuncia ai capisaldi della lotta che ha unito per 11 anni i ribelli e la popolazione del Messico povero e rurale. La sesta dichiarazione della selva, pubblicata mercoledì sul quotidiano messicano “La Jornada”, è in gran parte un manifesto contro la globalizzazione neoliberale, con dure critiche rivolte agli Stati uniti, accusati di voler trasformare il mondo intero in una grande impresa. Così come esiste una globalizzazione economica, sostiene Marcos, c’è anche una globalizzazione della ribellione, che non coinvolge più solo i lavoratori della campagna e della città, ma anche altri perseguitati come donne, omosessuali e migranti. La brusca virata impressa dal subcomandante al movimento va di pari passo con il tentativo di allargare la sua base sociale. L’impegno politico significherà la ricerca del consenso delle classi lavoratrici, urbane e rurali, le uniche in grado di assicurare un futuro all’Ezln, che non può più reggersi solo sull’appoggio degli indios. Si tratta di una manovra rischiosa che rischia di snaturare il movimento, ma che potrebbe al tempo stesso rilanciarlo con forza sulla scena messicana. Secondo alcuni, si è trattato di una scelta obbligata, visto che l’esercito regolare, con la sua massiccia presenza in Chiapas, avrebbe spento ogni velleità militare dell’Ezln. La lotta non armata sarebbe quindi l’unica possibile via d’uscita per gli uomini del subcomandante. Ma sono molte le possibili ragioni della svolta di questi giorni. Il movimento zapatista languiva da tempo in una sorta di letargo, rotto periodicamente dalle dichiarazioni del subcomandante, che faceva parlare di sé più per le sue imprese letterarie che per le iniziative politiche. L’ultima grande vetrina per Marcos era stata la marcia zapatista del 2001 fino a Città del Messico tra la folla acclamante. Se a ciò si aggiunge che in 11 anni l’Ezln è ricorso di rado alla forza, quest’ultimo atto appare quasi inevitabile.
Ma perché proprio ora? Marcos e i suoi hanno scelto forse il momento più propizio. Dopo decenni di governi conservatori, il sindaco di sinistra di Città del Messico, Andrés Manuel López Obrador, del Partido de la Revolución Democrática, è in testa nei sondaggi per il voto presidenziale del prossimo anno. Non a caso, il governo in carica ha cercato di escluderlo dalla corsa con un’incriminazione pretestuosa. Tentativo poi fallito per le proteste popolari. Certo è che mai come adesso, un nuovo movimento politico riformatore, che decida di allearsi con Obrador oppure opti per l’opposizione, può sperare di trovare terreno fertile. Al romanticismo rivoluzionario, Marcos, che secondo le autorità messicane altri non è che il 47enne Rafael Sebastián Guillén Vicente, preferisce l’azione concreta. Il Chiapas non è più terra di pellegrinaggio per attivisti e reporter di guerra, ma è ritornato un paradiso per turisti, “grazie” anche all’ingombrante presenza dell’esercito. Il sogno rivoluzionario, per sopravvivere, si trasferisce dalla selva a Città del Messico.

Questo articolo è stato pubblicato oggi sul Riformista



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