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DIMENTICARE MOUSSA

EMMA BONINO. TENTARE LA CARTA DELL'ESILIO DI SADDAM. ANCHE CON LE BOMBE

Paola Caridi

Mercoledi' 19 Marzo 2003
La carta dell’esilio? “Mai stato valido come adesso, contro il senso comune piu’ becero”. Parola di Emma Bonino, che dalla sua casa del Cairo non vuole arrendersi ne’ alla rassegnazione ne’ alla disperazione. “E’ proprio questo il momento di insistere, anche da parte del Parlamento italiano, che dovrebbe smettere di essere autoreferenziale, fare proprio il progetto sull’esilio, e impegnare il governo a portarlo di fronte al Consiglio europeo di giovedi’ e venerdi’”. Un progetto, spiega l’eurodeputata che ha deciso di vivere una parte dell’anno in Egitto “a studiare l’arabo e a conoscere una parte del mondo che abbiamo il dovere di conoscere”, che non riguarda tanto e solo l’esilio del rais. Si concretizza, anzi, in un disegno piu’ complessivo che parte “dalla fuoriuscita di Saddam e chiede l’istituzione di una amministrazione transitoria gestita dalle Nazioni Unite”. Obiettivo difficile ma possibile: “porre le basi per un Iraq libero e democratico”.
Controcorrente come spesso le e’ successo, insomma. Per Emma Bonino, infatti, l’ipotesi dell’esilio non cadrebbe neanche con l’avvio dei bombardamenti anglo-americani. “Ho un’urgenza opposta rispetto a quella che ho sentito spesso in Italia: non voglio impantanarmi in questa consunzione del tempo e dell’esistente. Nei momenti difficili vale la pena tentare l’impossibile per farlo diventare probabile”.
D’altro canto, Emma Bonino e’ controcorrente solo rispetto all’Europa. Non, invece, rispetto al “pianeta arabo” – dove, dice, “di cose importanti ne stanno succedendo molte” – perche’ nella regione l’idea dell’esilio di Saddam viene perseguita non da settimane ma da mesi. La proposta, e’ vero, era stata ufficializzata solo nell’ultimo summit della Lega Araba di Sharm el Sheikh, con una lettera del “grande vecchio” dell’area, lo sceicco Zayed degli Emirati Arabi Uniti. Ma in compenso tutte le diplomazie arabe ci stavano lavorando da parecchio dietro le quinte, con viaggi, telefonate e offerte di svariato tipo al rais di Bagdad. Sino ad arrivare alla richiesta fatta ieri (mercoledì) dall’Arabia Saudita, assieme all’offerta a sorpresa del Bahrein, di dare asilo “in maniera dignitosa” al dittatore iracheno.
“Sono soprattutto i piccoli paesi del Golfo a rendersi conto che, con una dittatura a Bagdad, non si va da nessuna parte. Neanche per loro”. La lettura della Bonino e’ tutta in chiave economica. E parte dalla frattura ormai conclamata tra le economie degli emirati contrapposte al mancato sviluppo di tutti gli altri paesi araba. Gli Stati del Golfo hanno diversificato i propri investimenti staccandosi dai pur cospicui introiti del petrolio, e dando alle proprie economie il 6-7% di crescita annua stabile. Gli altri paesi, ivi compresa l’Arabia Saudita, sono invece in una stagnazione economica aggravata dall’esplosione demografica. I paesi nel Golfo hanno, peraltro, compreso che non possono non legare la crescita economica a una qualche apertura politica, ed e’ per questo che il Bahrein si apre alla monarchia costituzionale e al voto alle donne, che gli Emirati Arabi faranno le elezioni e che l’Oman ha anche un ministro donna, il primo della penisola arabica”.
La frattura economica avrebbe condotto, secondo la lettura di Emma Bonino, alla frattura evidenziatasi nell’ultimo summit di Sharm. Resa palese, per chi lo ricorda, dallo scontro di fronte alle telecamere tra Gheddafi e il principe saudita Abdullah, il reggente de facto del regime di Ryadh. D’altro canto, che la Lega Araba stia vivendo un momento di estrema tensione, lo ha detto oggi un esponente degli Emirati all’interno dell’organismo arabo, Wael Al-Assad. “Questa guerra – sostiene - metterà i Paesi arabi di fronte a due opzioni: sciogliere la Lega o stabilire una nuova alleanza
araba in grado di rappresentare efficacemente le posizioni della nazione araba di fronte al mondo”.
Uno degli obiettivi della guerra a Saddam, dichiarati da settimane dall’amministrazione americana, è l’arrivo di un modello democratico di tipo occidentale nel mondo arabo. C’è chi obietta, però, che non si può portare la democrazia a suon di bombe nel mondo arabo. “La democrazia non si esporta. Al limite, si potrebbe copiare” – risponde secca Emma Bonino. “Penso pero’, allo stesso tempo tempo, che ci sono fior fiore di democratici e laici nel mondo arabo che nessuno di noi europei ne’ vede ne’ conosce ne’ vuole aiutare. Un po’ come succedeva ai dissidenti anticomunisti degli anni Settanta e Ottanta nell’Europa sotto il controllo sovietico che si chiamavano Walesa, Havel, Kis. Molti di loro dicono che uno scossone dall’esterno, rispetto alla paralisi attuale, e’ un’occasione da prendere. Non da invocare, ma da utilizzare”. E alla domanda se non si corra comunque il rischio di una deriva algerina, e cioè di un arrivo al potere dell’islamismo attraverso metodi democratici, l’eurodeputata radicale è netta. “Se questo è il rischio – dice -, corriamolo e poi giriamo pagina. E’ da quindici anni che in questi paesi va avanti il bluff: o il regime al potere o l’islamismo. Dopo il fallimento dell’islam politico in Iran, in Sudan, in Afghanistan, non credo che un progetto del genere abbia molto futuro. L’apertura democratica è anche un’apertura a nuovi partiti laici, alle Ong e quant’altro”.
Dopo un anno passato a far la spola con la sponda meridionale del Mediterraneo, Emma Bonino si stupisce anche di come “tutto il sud dell’Europa, rispetto a paesi pieni di problemi che stanno a poche centinaia di chilometri di distanza, sia così lontano da non rendersi conto che questa regione è una bomba a orologeria. Come ben si evince dal quadro tracciato da un magnifico documento, poco pubblicizzato, qual e’ il primo Rapporto sullo sviluppo nei paesi arabi fatto dalle Nazioni Unite. Dovrebbe essere interesse dell’Europa portare democrazia in questi paesi, promuovere sviluppo. Interesse soprattutto di Francia e Germania, che li conoscono meglio grazie alla forte presenza di immigrati e che hanno invece assunto una posizione più cinica”.

Per aderire con una firma alla campagna per l’esilio di Saddam
http://www.radicalparty.org/



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