Amisnet, Agenzia Radio Comunitaria Campagna Supporto 2005 Amisnet


TRUMP DA VIVO DIETRO LE QUINTE DELL'ONU

UNA SETTIMANA DI FUOCO ALL'ONU

BACHELET CONTRO SALVINI, MA E'SOLO IL PRIMO PASSO

IL 2018 DEL PALAZZO DI VETRO

TROPPI RISCHI PER I CASCHI BLU

USA E CINA A CONFRONTO ALL'ONU

L'ITALIA FA PARLARE DEI RIFUGIATI

GUTERRES MEDIATORE DI PACE

LA SCURE DI TRUMP SULL'ONU

La voce di Donald a Palazzo di Vetro

Onu/Italia: accordo salva la faccia all'Aja e a Roma

RIFUGIATI-IL LAVORO IMPOSSIBILE DI FILIPPO GRANDI

RIFUGIATI-COME FUNZIONA LA MACCHINA DELL'ACCOGLIENZA IN USA

RIFUGIATI-IERI COME OGGI

UN'IDEA PER LA DEMOCRAZIA

ACQUA: L'ORO BLU DEL TERZO MILLENNIO 18/3/2003

Un rapporto dell'Onu mette in guardia i governi: l'umanità rischia di rimanere a secco se non verranno presi provvedimenti. Delle possibili soluzioni si discute nel Terzo Forum Mondiale sull'acqua di Kyoto.

Gabriele Carchella

Martedi' 18 Marzo 2003
L’acqua non è una risorsa inesauribile: l’umanità rischia di rimanere a secco se non corre presto ai ripari. Il monito - che è anche un critica all’inerzia dei governi – è contenuto nell’ultimo rapporto dell’Onu sull’acqua: The World Water Development Report - Water for people, Water for Life, realizzato per il 2003, “Anno internazionale dell’acqua dolce”. Il documento costituisce la base di partenza dei lavori del Terzo Forum Mondiale sull’acqua, in programma a Kyoto, in Giappone, dal 16 al 23 marzo.
L’Onu prevede che nei prossimi 20 anni la quantità media di acqua a disposizione di ogni persona diminuirà di un terzo. Il calo sarà dovuto alla diminuzione delle scorte d’acqua e alla contemporanea crescita della domanda, che aumenta a “ritmi insostenibili”. Entro la metà del XXI secolo, secondo la più pessimistica delle previsioni, sette miliardi di persone in 60 paesi non avranno acqua a sufficienza. Se le cose dovessero andare invece per il meglio, saranno “solo” due miliardi di persone in 48 paesi a soffrire della penuria d’acqua. L’intervallo che divide le due stime è molto ampio, segno del fatto che i governi possono fare ancora molto per alleviare il problema e che non tutto è perduto.
I principali colpevoli individuati dall’Onu sono la crescita demografica, l’inquinamento e i cambiamenti climatici. La crescita della popolazione mondiale ha un peso rilevante, visto che il consumo d’acqua è quasi raddoppiato negli ultimi 50 anni, ma anche l’inquinamento fa la sua parte: ogni giorno due milioni di tonnellate di rifiuti vengono scaricati nei fiumi e nei laghi, e ogni litro di scarichi ne contamina circa otto. L’ultimo dei tre fattori, il cambiamento del clima, dovrebbe incidere per il 20% circa nel peggioramento della crisi idrica.
Il direttore generale dell’Unesco, Koïchiro Matsuura, ribadisce con forza che quella dell’acqua è una questione assai seria: “Di tutte le crisi sociali e naturali che l’umanità si trova ad affrontare, la crisi idrica si colloca proprio al cuore della nostra sopravvivenza e di quella del pianeta terra”. Il problema dell’acqua minaccia infatti di coinvolgere tutta l’umanità senza distinzioni: “Nessuna regione – continua Matsuura – sarà risparmiata dall’impatto della crisi, che tocca ogni aspetto della vita, dalla salute dei bambini alla capacità delle nazioni di assicurare il cibo ai loro cittadini”.
L’Onu ha classificato i paesi del mondo in termini di quantità e qualità di risorse idriche disponibili. Le graduatorie così realizzate riservano qualche sorpresa. In termini di qualità dell’acqua è il Belgio a vestire la maglia nera, seguito da Marocco, India e Giordania. In vetta alla classifica c’è invece la Finlandia, che precede Canada, Nuova Zelanda e Regno Unito. Il paese con la minore disponibilità d’acqua per persona è il Kuwait, seguito da Striscia di Gaza, Emirati Arabi Uniti e Bahamas. Le tre nazioni più ricche d’acqua sono invece, nell’ordine, Guyana Francese, Islanda e Guyana.
La crisi idrica mondiale fa già le sue vittime: “I poveri – si legge nel rapporto dell’Onu – continuano ad essere i più colpiti, con il 50% della popolazione nei paesi in via di sviluppo esposti a fonti d’acqua inquinate”. I fiumi asiatici, in particolare, sono i più contaminati del mondo. I popoli che dispongono dell’acqua più inquinata sono anche quelli che ne consumano di meno: un bambino nato in un paese industrializzato consuma una quantità d’acqua da 30 a 50 volte superiore a quella di uno nato in un paese in via di sviluppo.
Ma i dati più preoccupanti del documento dell’Onu sono probabilmente quelli sulle morti per l’acqua inquinata e le cattive condizioni igieniche: 2,2 milioni all’anno. L’acqua è inoltre il vettore di molte malattie, fra le quali la malaria, che uccide ogni anno circa un milione di persone.
Il rapporto indica anche che la soluzione della crisi idrica passa attraverso una generale presa di coscienza: “l’inerzia dei leader politici e una popolazione mondiale non pienamente consapevole della portata del problema, impedisce di intraprendere le necessarie azioni correttive”.
L’Onu prende poi posizione sul crescente fenomeno della privatizzazione dell’acqua: “Anche se è da considerarsi essenziale coinvolgere il settore privato nella gestione delle risorse idriche, questo dovrebbe essere considerato un catalizzatore finanziario – non una precondizione – per lo sviluppo dei progetti. Il controllo dei beni e della risorsa dovrebbe rimanere nelle mani del governo e dei consumatori”. E’ questo un nodo cruciale del dibattito sulla crisi idrica: proprio per contrastare l’ingerenza delle grandi multinazionali in questo settore strategico, un gruppo di movimenti e Ong ha organizzato a Firenze il Forum Mondiale Alternativo dell’Acqua (21-22 marzo), il secondo appuntamento chiave, insieme con il vertice di Kyoto, di quest’anno internazionale dell’acqua.



Powered by Amisnet.org