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Domani il Consiglio di sicurezza terra' una riunione tutto sommato di routine per verificare lo stato di attuazione della risoluzione 1546 e probabilmente non dira' niente di nuovo sul futuro dell'Iraq

Mattia Salvatore

Lunedi' 30 Maggio 2005
Gianfranco Fini, nella sua visita irachena, ha annunciato che il governo di Ibrahim Al-Jaafari chiedera' un prolungamento della missione militare all'Onu, il 31 maggio prossimo. In verita' si tratta di una non-notizia, a cui i media italiani hanno dato grande risalto perche' il ministro degli esteri italiano l'ha opportunamente amplificata. Il 31 maggio il Consiglio di sicurezza terra' una riunione tutto sommato di routine per verificare lo stato di attuazione della risoluzione 1546. Questa risoluzione ha gia' autorizzato la presenza delle forze americane, britanniche, italiane, giapponesi e degli altri Paesi coinvolti fino al gennaio 2006, quando, secondo le previsioni della stessa risoluzione, il governo eletto quest'anno, che e' sovrano e democraticamente eletto a differenza dei precedenti, ma che e' ancora di transizione perche' legato ad una costituzione provvisoria, dovra' indire nuove elezioni che portino ad un governo "eletto secondo la Costituzione". Quella Costituzione permanente che ancora non c'e', ma che dovra' esserci al 31 dicembre 2005. Sinora le scadenze della 1546 (elezioni entro il 30 gennaio 2005, formazione di un parlamento nazionale e di un governo transitorio) sono state formalmente rispettate, anche se dalle elezioni alla formazione del governo sono passati ben tre mesi.
Fini ha dunque annunciato, dopo i suoi colloqui con il suo omologo iracheno, che Baghdad fara' sapere da subito che ritiene che la forza multinazionale dovra' rimanere anche oltre la scadenza prevista. Una posizione gia' nota e del tutto prevedibile, che tra l'altro rimane vaga, perche' il governo iracheno si guardera' bene dal proporre un'agenda per il 2006, aspettando di vedere quale sara' la situazione a dicembre.
La riunione di New York del 31 maggio si limitera' quindi a un check della situazione, ma non dira' niente di nuovo sul futuro dell'Iraq. Per Fini, serve ribadire che la missione italiana e' autorizzata dall'Onu. Questo e' verissimo, e a Fini serve nella diatriba con l'Ulivo e le altre forze del centro-sinistra, che hanno invece sempre richiesto un impegno diretto dell'Onu, che Kofi Annan si e' sempre ben guardato dal mettere in campo. Questo per "codardia dell'Onu", secondo una vulgata assai diffusa, o piuttosto, com'e' piu' probabile, perche', per il Palazzo di Vetro, una cosa e' riconoscere la legittimita' formale dell'iniziativa anglo-americana e tutt'altra e' condividerne modalita' e contenuti. Intanto, the International Institute of Strategic Studies, il piu' autorevole centro di ricerca britannico, un'istituzione assai paludata e tutt'altro che anticonformista, ha reso noto che potrebbero essere necessari "almeno 5 anni", secondo valutazioni dello stesso Iiss, prima di lasciare l'Iraq, e che la terra tra i due fiumi e' diventata oramai il principale centro di reclutamento di Al Qaeda. il direttore dell'istituto, John Chipman, nel presentare il suo rapporto alla stampa britannica ha giudicato l'azione americana "il proverbiale elefante nel salotto buono" e ha oggettivamente rafforzato il terrorismo, e che una "exit strategy" possibile, con forse 1000 militanti suicidi arrivati in Iraq da altri Paesi arabi, non e' in vista.
Se stati Uniti e anche Regno Unito proseguiranno sulla via intrapresa costi quel che costi, non si puo' certo dire lo stesso dei loro alleati. Akihiko Saito, l'ostaggio giapponese da settimane nelle mani degli insorgenti islamisti, e' stato ucciso dopo una detenzione di diversi giorni. Saito, che i suoi rapitori hanno rivendicato di aver ferito e catturato in combattimento, non era pero' un militare giiapponese, ma un privato, ufficialmente dipendente di un'ageniza sicurezza con sede a Cipro, Ex legionario, ex para' delle froze di autodifesa del Giappone, Saito scortava un convoglio attaccato poco fuori di una base americana, in zona sunnita, ed era uno dei molti privati che sempre piu' frequentemente vengono impegnati nel teatro irahceno come truppe ausiliarie, secondo un curioso outsourcing del lavoro di scorta e di controllo che pero' finisce per diventare una vera e propria privatizzazione dei compiti delle forze armate, con il duplice risultato di coinvolgere dei privati in scontri a fuoco e di rendere questi ultimi responsabili diretti di azioni che la catena di comando ufficiale non segue piu'.
In Giappone si discute ormai apertamente di exit strategy a dicembre, anche ai vertici delle "forze di autodifesa", come si chiama l'esercito giapponese, che ha peraltro vincoli costituzionali anche piu' stretti di quello italiano. E cinque anni sono sicuramente troppi anche se Berlusconi e Fini fossero ancora al governo nel 2006.



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