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DIMENTICARE MOUSSA

SFIDA AD AL JAZEERA 3/3/03

Nuova arrivata tra le tv arabe

Paola Caridi

Lunedi' 3 Marzo 2003
I cambiamenti, nel mondo dell’informazione in lingua araba, sono decisamente veloci. Molto di più rispetto a un mondo ormai vecchio come quello europeo, che vede a questo punto solo qualche aggiustamento nei network. Ma in quella regione che va dal Medio oriente all’Atlantico il terreno delle allnews e del giornalismo stile anglosassone è praticamente vergine. Quello che ora è considerato un colosso, Al Jazeera, ha solamente otto anni. Otto anni pieni, a giudicare dal modo in cui, in questo breve lasso di tempo, è riuscita a inimicarsi praticamente tutti i governi della regione. Per causa sua si sono avuti veri e propri scontri diplomatici, bagarre tra paesi, querele e provvedimenti giudiziari.
L’ultima notizia dal fronte del giornalismo televisivo in lingua araba è l’ingresso in grande stile di Al Arabiya, 24 ore al giorno di news, chiamata a rompere il monopolio dell’allnews targato “la Penisola” (questo il significato di Al Jazeera).
Al Arabiya è un progetto nato tutto sommato in pochi mesi, che si è però guadagnato investimenti molto cospicui: centinaia di milioni di dollari provenienti soprattutto da sauditi e libanesi. Obiettivo: rompere il monopolio di Al Jazeera nella nuova audience panaraba e cercare di attirare il pubblico con un giornalismo meno aggressivo rispetto a quello della tv via satellitare di Doha. A realizzare il progetto, una vecchia conoscenza nel mondo delle tv satellitari. Perché Al Arabiya ha sede a Dubai, nella sede ultramoderna ed elegante della MBC, il network su parabola che l’anno scorso aveva scelto di trasferirsi da Londra, da dove trasmetteva da molti anni un tipo di televisione tutta votata all’intrattenimento condita con un po’ di news, a Dubai.
Grandi investimenti, insomma, e un pool di giornalisti che riesca a tener testa alla pattuglia di Doha. Se possibile, con la stessa formazione giornalistica stile Bbc. E Al Arabiya si è già posizionata, con un ufficio importante a Bagdad e la copertura negli altri paesi vicini, dove alle telecamere di Al Jazeera, per esempio, è vietato l’ingresso. Perché la tv satellitare di Doha è sempre più considerata necessaria, ma nel contempo una una sorta di mina vagante dell’informazione. Accusata, di volta in volta, di essere islamista o al soldo degli americani. Al Arabiya afferma di voler usare lo stesso stile anglosassone di Al Jazeera. Senza, però, l’aggressività che molti rimproverano alla tv qatariota. Notizie con eleganza, le definisce il direttore delle news, Salah Negm.
Al Arabiya ha scelto, comunque, il momento giusto per inserirsi nello zapping quotidiano del telespettatore arabo. Di notizie, in questo periodo, ce ne sono fin troppe, con il rischio di guerra sempre più vicino e la paura delle sue conseguenze. Ed è già possibile interpretare i primi segnali di una tv che ricalca in toto, dal punto di vista della grafica televisiva, i fratelli occidentali come Cnn e Bbc. Al Arabiya ha già cominciato a giocare sul serio, con interviste al segretario di Stato americano Colin Powell e a dirigenti arabi di primo livello. E si è già accaparrata il conduttore più famoso in tutte le famiglie arabe, dal Golfo al Marocco. È quello che conduceva il quiz più noto e danaroso, Chi vuol essere milionario?. E che ora getta il guanto di sfida ai talkshow seguitissimi di Al Jazeera, con un programma tipo quello del Larry King della Cnn.



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