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IN PECTORE, PER SEMPRE 07/04/05
Il nome del cardinale in pectore non compare nel testamento spirituale di Giovanni Paolo II. Rimarrà quindi sconosciuto
Irene Panozzo
Giovedi' 7 Aprile 2005 La data finalmente è ufficiale. Lunedì 18 aprile, nel pomeriggio, si aprirà il Conclave che dovrà eleggere il successore di Karol Wojtyla. La notizia è stata data ieri dal portavoce vaticano, Joaquin Navarro-Valls, dopo che i cardinali riuniti in congregazione avevano preso la decisione durante il loro incontro della mattina, il quarto dalla morte del pontefice. L’inaugurazione dell’assemblea elettiva sarà preceduta, nella mattinata del 18, da una Messa votiva “pro elingendo Papa”, aperta anche ai normali fedeli. L’entrata in processione dei cardinali elettori nel Palazzo Apostolico segnerà invece nel pomeriggio l’inizio formale del Conclave.
Un Conclave dal quale sarà assente il “cardinale in pectore” nominato da papa Giovanni Paolo II nel concistoro dell’ottobre 2003. Nell’incontro del collegio cardinalizio di ieri mattina è stata data lettura dell’atteso testamento spirituale che Karol Wojtyla ha lasciato e dove molti si aspettavano di trovare anche il nome del porporato rimasto segreto in questi anni. Ma le cose sono andate diversamente. Nel documento di quindici cartelle, scritto in polacco dal papa a partire dal 1979 e che sarà presentato alla stampa oggi nella traduzione italiana, non c’è traccia del nome misterioso. Che quindi rimarrà sconosciuto.
La possibilità che un papa ha di nominare un cardinale senza renderne pubblico il nome serve a tutelare il prescelto da possibili minacce e persecuzioni. E il fatto che Giovanni Paolo II si sia portato il segreto nella tomba fa pendere la bilancia delle supposizioni dalla parte della prima delle due ipotesi fatte all’indomani dell’ultimo concistoro, cioè che il papa avesse deciso di promuovere alla porpora cardinalizia un vescovo cinese oppure che avesse riservato il posto per mons. Stanislao Dziwisz, il suo segretario personale. Navarro-Valls ha cercato di mettere a tacere le varie speculazioni sull’identità del cardinale in pectore durante la conferenza stampa di ieri, dicendo che visto che “il Papa non ha comunicato il nome del cardinale in pectore, la questione non si pone più”. Ma a rilanciare l’ipotesi cinese è giunta una dichiarazione di Joseph Zen, vescovo di Hong Kong, che ai microfoni di Radio24 ha negato di essere lui il porporato segreto. “Non avrebbe avuto senso – ha detto il monsignore – visto che a Hong Kong c’è libertà”. Allo stesso tempo però Zen ha confernato di “non aver dubbi che Giovanni Paolo II pensasse a un vescovo cinese, ma della Cina continentale. Ce ne sono alcuni perseguitati da anni che lo meriterebbero veramente”.
La questione dei rapporti con la Chiesa cinese, in particolare per quanto riguarda le persecuzioni nei confronti della chiesa “non ufficiale” (ovvero quella riconosciuta dalla Santa Sede ma in rotta di collisione con Pechino), rimane quindi all’ordine del giorno anche in questo periodo di interregno. In ogni caso, a detta dello stesso Zen, “il nome rimarrà custodito nel cuore del Papa”. Le regole pontificie stabiliscono infatti che non basti scrivere il nome del cardinale in pectore in un documento autografo del Papa, cosa che comunque non è avvenuta. Per rendere la cosa ufficiale, Giovanni Paolo II avrebbe dovuto annunciarlo pubblicamente, o quantomento consegnare una busta con il nome al segretario di stato, Angelo Sodano, o al decano del collegio cardinalizio Ratzinger.
Il numero dei porporati che prenderanno parte al Conclave, che inizialmente era stato indicato essere di 118 tenendo conto anche della presenza di quello in pectore, scende così a 117. Ma è sicuro che alcune altre defezioni ci saranno: oltre al vescovo di Manila Sin, altri elettori potrebbero essere assenti per motivi di salute. A un ritmo di quattro votazioni al giorno, l’assemblea elettiva durerà fino a che la fumata bianca annuncerà l’avvenuta elezione del nuovo pontefice.
Uno dei temi che secondo le indiscrezioni potrebbe pesare molto sulle decisioni del Conclave sarà la posizione della Chiesa cattolica nella nuova Europa, considerata la vera nuova frontiera per l’evangelizzazione. Una linea che si allontana da quella che molti vorrebbero prioritaria e che vedrebbe nel confronto con l’islam la preoccupazione principale della Chiesa. Secondo la tesi ‘mitteleuropea’, la paura diffusa in molti settori della gerarchia è che, sconfitto il comunismo, nel vecchio continente si corra ora il rischio di sconfiggere lo stesso cristianesimo. L’asse ‘mitteleuropeo’ parte dalla Curia e, attraverso l’Italia settentrionale, giunge alla Germania e all’Austria, toccando sia i paesi dell’Est che Francia e Spagna. Chi si è speso più lucidamente su questi temi è il cardinal Joseph Ratzinger, che a più riprese è tornato sulla minaccia della “scoparsa di Dio dalla coscienza pubblica” del vecchio continente e che viene indicato come uno dei possibili papabili.
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