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FILIPPINE: OSTAGGI NELLA GIUNGLA DI ABU SAYYAF 1/4/2009

GUERRA E BOMBE DA JOLO A MANILA 16/2/05

Continua la strana guerra nel Sud delle Filippine

Andy Suwarno

Mercoledi' 16 Febbraio 2005

Secondo il portavoce di Abu Sayyaf, le tre bombe che hanno ucciso lunedì a Manila e Mindanao almeno una dozzina di persone ferendone 150, erano il “regalo di san Valentino” che il gruppuscolo islamista voleva fare alla presidente Gloria Macapagal Arroyo. La reazione della presidente filippina, confermata alla presidenza del paese da poco più di sei mesi, è stata dura, ma la battaglia delle parole – e non solo quella – al momento la stanno vincendo i ribelli. Lo humor nero di Abu Sayyaf, una banda criminale e terrorista intenta a seguire, più che i dettami del Corano, la prassi della malavita organizzata, non ha fatto che gettare benzina sul fuoco dello scontro tra esercito di Manila e guerriglia delle Filippine meridionali, che sta incendiando il piccolo arcipelago di Jolo, a Est della grande isola “musulmana” di Mindanao. Da ormai dieci giorni. Le bombe di lunedì hanno fatto temere un’escalation dello scontro che sta portando la battaglia di Jolo fuori dai confini del piccolo arcipelago e che potrebbe innescare altri focolai della mai sopita guerra tra la minoranza musulmana del Sud e il governo centrale di Manila. Guerra che ha una storia disomogenea e diversissima, per obiettivi e strategia, rispetto alle tante anime che attraversano il movimento separatista islamico dell’arcipelago. Nel quale alberga anche una componete terrorista che per san Valentino è entrata in azione.
Mentre la polizia cerca i bombaroli (tra questi anche un bambino di 10 anni), i rumor sulla vicenda crescono col passare dei giorni. Inevitabile, visto che è davvero strana la battaglia di Jolo dove, oltre ad Abu Sayyaf, c’è un altro attore importante: il Fronte Moro di liberazione nazionale. Questo gruppo, un tempo armato, che ha negoziato la pace con Manila nel 1996, è la più vecchia compagine militante del secessionismo islamico filippino ma anche quella che per prima aveva accettato di siglare un accordo col governo. Dalla filiera del Mnlf, per intendersi, erano nate in seguito sia la costola più radicale del Milf (Fronte islamico di liberazione Moro) che quella, ancora più intransigenti ma presto riciclatasi da gruppo politico in anonima sequestrati, di Abu Sayyaf. Il gruppo del “Brando divino” (che infatti ha la tradizione di sgozzare gli ostaggi).
Il problema è che nell’attuale battaglia di Jolo starebbero combattendo fianco a fianco vecchi spezzoni del Mnlf e quel che resta della banda di Abu Sayyaf, che per lungo tempo ha agito in solitario. Secondo diversi osservatori, dietro tutta la questione c’è la trattativa, a colpi di cannonate, tra Nur Misuari, capo storico del Fronte Moro, e Manila. Che, dopo averlo blandito in passato assicurandogli la carica di governatore di Mindanao, l’ha poi scaricato anche perché Misuari aveva aumentato le richieste. Diventato personaggio scomodo e perduta la rendita di posizione di governatore, Misuari aveva ricominciato ad architettare azioni armate, fino alla fuga all’estero. Ma in Malaysia, di solito territorio franco per i gruppi islamici, questa volta è andata male. E Misuari è tornato a Manila in manette. La guerra attuale sarebbe dunque – questa è la tesi che anche l’esercito fa circolare - la forma negoziale scelta dal vecchio capo separatista che, per acquistar forza, avrebbe coinvolto gli screditati guerriglieri dell’Abu Sayyaf. Le bombe contro i civili segnano però un’escalation pericolosa che rischia in realtà di accendere un’altra miccia: quella sotto i negoziati di pace più importanti, che faticosamente ma inesorabilmente, vanno avanti da due anni tra il Milf e il governo della Arroyo. Il problema è che il processo di pace ha diversi nemici. Gli irriducibili all’Abu Sayyaf ma anche parte dell’esercito di Manila che, come ogni compagine militare, è diviso in falchi e colombe. Già stanno circolando le vecchie accuse di un’operazione su larga scala della Jemaah Islamiyah, che da una parte avrebbe aiutato ad architettare l’operazione Jolo, d’altra starebbe continuando l’opera di infiltrazione nei campi del Milf. Se passasse questa tesi (la Jemaah Islamiyah ha sostituito Al Qaida nell’immaginario estremo orientale ma resta, come il gruppo di bin Laden, una nebulosa ancora poco conosciuta), lo scontro potrebbe estendersi ai 12mila uomini del Milf, uno schieramento armato assai più pericoloso dei reduci di Misuari e dei circa mille fanatici, forse meno, in forza ad Abu Sayyaf. Se salta il tappo sul negoziato tra Manila e Milf saranno dolori e guerra vera. Chiunque l’abbia voluta.




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