Amisnet, Agenzia Radio Comunitaria Campagna Supporto 2005 Amisnet


I FILO RUSSI VINCONO IN OSSEZIA 1/6/09

LA GEORGIA, L'OSSEZIA E L'OMBRA DEL KOSOVO 15/8/08

GEORGIA-RUSSIA, QUADRO CONFUSO AL FRONTE 15/08/08

GEORGIA-RUSSIA, TEMPO DI VALUTARE I CRIMINI 14/08/08

TBILISI-MOSCA, PROVE (STENTATE) DI DIALOGO 14/08/08

VERSO UNA NUOVA GUERRA FREDDA? 13/8/08

GEORGIA-RUSSIA, ACCUSE AL VETRIOLO 13/08/08

TSKHINVALI, CITTA' FANTASMA. PER I MEDIA. 13/8/08

LA RUSSIA ENTRA IN GEORGIA 12/08/08

QUANDO LA UE CONSIGLIO' PRUDENZA TBILISI 12/8/08

DIETRO LO SCONTRO IL CONTROLLO DELL'ENERGIA 10/8/08

RUSSIA-GEORGIA, CONFLITTO APERTO 10/08/08

OSSEZIA DEL SUD, IL CONTENZIOSO CON TBILISI (Scheda) 9/8/08

OSSEZIA DEL SUD, E' GUERRA 09/08/08

L'ONU PARALIZZATA MENTRE INFURIANO I COMBATTIMENTI 9/8/08

GEORGIA, TURBOLENZE D'AUTUNNO E STRANE CASUALITÀ 6/2/05

Strane coincidenze - 6 morti in meno di una settimana - turbano il rigido inverno georgiano, a poco più di un anno dalla "Rivoluzione delle rose" che spodestò Eduard Shevardnadze

Lucia Sgueglia

Domenica 6 Febbraio 2005
Strane coincidenze turbano questo inverno più rigido del solito dalle parti di Tbilisi, Georgia, Caucaso del Sud. È bastata una settimana perché il paese da poco “liberato” dalla “rivoluzione delle rose” del novembre 2003 si svegliasse riscoprendosi intimamente inquieto. Nella notte di venerdì Georgy Khelashvili, giovane impiegato nella commissione governativa per le grazie, con un fucile da caccia ha messo fine alla sua vita lasciando ai familiari un biglietto che pare non lasciare dubbi: suicidio. Dubbi sussistono però ancora sulla morte, giovedi 3 febbraio, del primo ministro Zurab Zhvania, 41 anni, trovato morto in un appartamento del centro di Tbilisi con l’amico Raul Yusupov, governatore della provincia di Kremo Kartli. Morte accidentale per avvelenamento da gas, la tesi ufficiale: responsabile sarebbe una stufetta a gas difettosa.
“Solo un tragico incidente?”, si è chiesta la stampa georgiana. Forse. Ma intanto la polizia ha avviato un’inchiesta, e Tbilisi ha dichiarato due giorni di lutto nazionale fino ai funerali del premier che si svolgeranno oggi. Anche in onore dei tre poliziotti uccisi martedi 1 dall’esplosione di un’autobomba a Gori, non lontano dal ‘confine’ con la repubblica separatista di Ossezia del Sud. Già, i separatisti: sono proprio loro - osseti e abkazi - ad aver dato i maggiori grattacapi al nuovo governo fin dal suo insediamento. Eredità pesante di un passato fatto di repressioni e vendette reciproche. Lo stesso Zhvania con i rispettivi leader delle due regioni aveva tentato l’estate scorsa, dopo duri episodi di intimidazione e piccole aggressioni tra le due parti, di avviare negoziati nel tentativo di trovare una soluzione all’annosa questione. Una questione che il giovane e irruento presidente Sakaashvili ha invece più volte lasciato intendere, negli ultimi tempi, di voler affrontare con maggiore “fermezza”. Il riflessivo primo ministro contro l’emotivo presidente: così li si descriveva ricordando la moderata rivalità tra i due leader.
Oggi ci si chiede se esiste un legame tra le morti di martedi, giovedi e venerdi notte. Certo è che Zurab Zhvania, architetto al fianco di Sakaashvili della “Rivoluzione delle rose” che nel novembre 2003 spodestò Eduard Shevardnadze dietro l’accusa di gravi brogli elettorali, non era un politicante di primo pelo. A soli 41 anni aveva visto la dissoluzione dell’Urss partecipando in prima linea alla lotta per l’indipendenza del suo paese, cavalcata poi dal dittatoriale Gamsakhurdia di cui Zhvania fu strenuo oppositore, e che nel 1992 fu rovesciato violentemente proprio da Shevardnadze, che accolse a braccia aperte Zhvania nel suo partito. All’ex presidente georgiano questi fu fedele fino al 2001, quando, accusato di corruzione nell’ambito del partito, abbandonò la presidenza del parlamento.
Opportunista, voltagabbana o realpolitiker? Era l’uomo dell’equilibrio miracoloso tra vecchio e nuovo mondo, Zhvania. Ha cercato di conservare aperto il dialogo con Mosca e con gli interessi russi nella regione: un nodo ancor oggi imprescindibile per qualsiasi “giovane democrazia” della turbolenta area post-sovietica, a maggior ragione se inserita nel traballante scenario caucasico. Convinto che non ci fosse soluzione per i problemi territoriali della Georgia senza la partecipazione russa, lamentava però la dipendenza energetica del suo paese dall’ex madrepatria. E Vladimir Putin è stato il primo a porgere le proprie condoglianze tra i leader internazionali. Seguito immediatamente da Boris Chochiyev, ministro del governo osseto separatista: “Posso dire che egli rappresentava il partito della pace", in non troppo velata polemica con la presidenza georgiana.
Intanto Sakaashvili, che ha preso le redini del governo nell’attesa di nominare un nuovo premier, compariva sugli schermi georgiani piangendo per la perdita di “un grande patriota” in un discorso dagli echi bushiani: Georgia will stand firm.



Powered by Amisnet.org