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MONDO ARABO: RIUNIONI E VERTICI ASPETTANDO LA GUERRA 14/2/03

Alla ricerca di un modo per evitare il conflitto

Paola Caridi

Venerdi' 14 Febbraio 2003
La richiesta è arrivata appena poco prima che iniziasse una seduta cruciale al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, col rapporto sulle ispezioni in Iraq di Hans Blix e Mohammed el Baradei. Summit d’emergenza dei capi di Stato della Lega Araba, da tenersi nella sede del Cairo della organizzazione. Resa pubblica attraverso l’agenzia di stampa MENA, la richiesta formale del ministro degli esteri egiziano Ahmed Maher è giunta alla fine di una settimana segnata dalle voci di una anticipazione all’inizio del mese prossimo del vertice in agenda per il 24 marzo in Bahrein. Proprio a ridosso del probabile teatro del conflitto. Troppo tardi, la fine di marzo, per discutere della crisi irachena, visto che i venti di guerra – tra Medio Oriente e il Golfo – tirano sicuramente più forte di quanto si possano sentire nella Vecchia Europa o al di là dell’Atlantico.
Le agenzie di stampa avevano appena finito di battere le parole di Maher, che subito è arrivata una richiesta ben più pesante, quella del presidente egiziano Hosni Mubarak. Che ha chiesto attraverso gli schermi televisivi ai suoi colleghi della Lega Araba di riunirsi nella settimana dal 22 febbraio in poi a Sharm el Sheik. Un modo, insomma, per far comprendere che il tempo scorre veloce, e che gli arabi devono incontrarsi il più presto possibile per decidere una posizione comune. E premere per l’ennesima volta su Saddam perché faccia una mossa importante, una mossa che spenga i motori della guerra.
Un anticipo di quello che saranno le mosse arabe sarà possibile comprenderlo già da domenica, quando i ministri degli esteri della Lega si riuniranno al Cairo sempre sulla crisi irachena e sempre, non va dimenticato, sulla crisi israelo-palestinese.
Riunioni a parte, comunque, la diplomazia araba non si è mai fermata, in queste settimane di inizio anno. Anzi, ha raggiunto un livello frenetico di attività, con incontri “a due” e “a tre” al massimo livello che hanno coinvolto tutti i leader della regione. Dalla Siria alla Libia, passando per Egitto, Giordania, Arabia Saudita, piccoli Stati del Golfo. Sino a Turchia e a Iran. Tra i protagonisti della spola diplomatica, soprattutto il presidente egiziano Mubarak, che negli ultimissimi giorni ha incontrato tra Sharm el Sheik e Aqaba Gheddafi, Bashar el Assad e re Abdullah II.
L’attivismo diplomatico, secondo le voci che continuano a rincorrersi nelle capitali della regione, hanno parlato di quella che continua a sembrare, allo stesso tempo, la via più difficile ma anche quella più risolutiva per evitare la guerra. L’esilio dorato per Saddam e l’amnistia per i massimi esponenti della sua cricca. È soprattutto l’Arabia Saudita a voler giocare questa carta dell’undicesima ora, perché è soprattutto Ryadh a temere i più duri contraccolpi da un conflitto seppur breve alle porte di casa.
Ed è per questo che, negli scorsi giorni, il regime saudita non aveva visto di buon occhio un anticipo del summit della Lega Araba, che avrebbe potuto imbrigliare il tentativo di premere su Saddam per andarsene dal potere. Senza dimenticare, peraltro, che sullo spostamento al Cairo pesavano i problemi creatisi nel marzo dell’anno scorso durante il summit di Beirut, quando Egitto e Giordania non parteciparono a livello di capi di Stato alla riunione per il timore di dover subire le pressioni dei falchi della Lega Araba sulla questione palestinese. Proprio nel momento in cui, peraltro, l’Arabia Saudita si profilava come il vero protagonista del vertice, con la presentazione del piano di pace proposto a Israele.
C’è però l’altra parte del mondo arabo. Quella dell’opinione pubblica, sempre più antiamericana e sempre più contro la guerra. Una opinione pubblica sulla quale non è chiaro quanto ancora pesino i messaggi di Osama bin Laden. Ma certo pesa, e molto, la politica dell’amministrazione Bush nella regione, considerata senza mezzi termini arrogante e imperialista da tutti quanti, dagli strati più popolari alla media borghesia che pur in quest’area esiste. Domani, anche al Cairo, sono in programma manifestazioni per la pace, proprio pochi giorni dopo un comunicato del Fratelli Musulmani, fuorilegge ma in qualche modo tollerati in Egitto: dicono che il popolo dell’Islam non può appoggiare una guerra contro l’Iraq.



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