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LA CRI VA DI FRETTA 21/12/04

Dopo il voto di fiducia sul decreto fiscale previsto per oggi alla Camera, i deputati esamineranno il decreto sulla Croce Rossa Italiana per convertirlo in legge

E.G.

Martedi' 21 Dicembre 2004

La Croce rossa si sa va di fretta. Ma questa volta non è un’ambulanza o un aitante barelliere ad avere le ali ai piedi. Dopo il voto di fiducia sul decreto fiscale previsto per oggi alla Camera, i deputati esamineranno il decreto sulla Croce Rossa Italiana per convertirlo in legge. Fra presto è la parola d’ordine. Il decreto, che cambia alcuni regolamenti e ridimensiona le ingerenze dei ministeri degli Esteri e della Difesa, scade infatti il 20 gennaio e quindi deve passare nei due rami del parlamento prima delle feste. Proprio la fretta è stata, già in passato, molto criticata per un ente, come ricorda il diessino Augusto Battaglia, “che è già al quarto decreto legge nell’arco della legislatura” e che, secondo altri parlamentari, meriterebbe maggiori discussioni e maggior trasparenza. Tanto per cominciare sulla proroga dei poteri straordinari al commissario Maurizio Scelli che, come aveva ricordato durante un dibattito parlamentare il deputato della Margherita Donato Mosella, “veniva autorizzato a ratificare o modificare i provvedimenti da lui stesso adottati in data successiva al gennaio 2003: una sorta di sanatoria di atti che hanno inciso sulla struttura della Croce rossa”.
“Il governo sta infiocchettando il regalo della Befana per il fido Scelli con l’ennesimo colpo di mano - aggiunge il senatore Francesco Martone - e il Commissario straordinario troverà dentro la calza un nuovo decreto approvato in extremis con uno di quei blitz ai quali questa maggioranza ci ha troppo spesso abituato. Forzando le procedure parlamentari e la Costituzione”. In tanti insomma vorrebbero vederci più chiaro sull’antico ente benefico, specie dopo che era stata ventilata l’ipotesi della creazione di una Spa che gestisse il patrimonio immobiliare della Cri, “frutto di donazioni”, come sottolinea uno dei volontari della più vecchia associazione di solidarietà italiana. Proprio qui sta il malessere che aleggia in un’istituzione che, caso solo italico, è un po’ associazione di volontari, un po’ ente pubblico. Alle dipendenze dal governo. Nella nuova legge però il progetto della Spa, che aveva fatto sospettare una privatizzazione di parte dell’ente o il tentativo di sanarne il bilancio con l’alienazione del patrimonio, è sparito. “Era stato criticato all’interno”, spiega un funzionario della Cri che preferisce restare anonimo. “La nuova legge però è un passo avanti: ha approvato il nuovo statuto e ridotto la pressione dei ministeri”. Secondo i detrattori del piano Scelli però, lo statuto ha scrse novità e se diminuiscono Esteri e Difesa, aumenta la pressione della Presidenza del Consiglio, vero sponsor del Commissario. “Quali importanti interessi si celano dietro l'operazione di protezione politica e finanziaria della Cri in corso ormai da tempo?”, si chiede Martone.
Gianni Rufini, presidente della Ong Fields puntualizza un altro aspetto: “La Spa? Ha probabilmente incontrato l’opposizione della Federazione internazionale a Ginevra”, visti i burrascosi trascorsi tra la Cri e la rete internazionale fondata da Jean-Henri Dunant. Il Comitato internazionale di Ginevra non ama l’esposizione governativa della Cri di Scelli cui certo manca il piglio di Sir Nick Young, direttore esecutivo della British Red Cross. La retorica del con noi o contro di noi nella guerra al terrorismo avrebbe indebolito la Croce rossa internazionale la cui neutralità e imparzialità – ha spiegato al Guardian – è stata messa a dura prova in Iraq proprio perché la confusione tra umanitari e militari ha finito per mettere entrambi sull stesso piano. La Cri però Sir Young non l’ha citata. Noblesse oblige.



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