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UN SOLDATO DELLA PACE 9/2

A capo del dicastero vaticano "Giustizia e Pace" c'è mons. Renato Martino, uno dei diplomatici di punta della Santa Sede

di Paolo Affatato

Sabato 8 Febbraio 2003
L’uomo nuovo della diplomazia vaticana è l’arcivescovo che, dal dicastero di “Giustizia e Pace”, sta spingendo con forza la campagna vaticana contro la guerra. E’ Mons. Renato Martino, 70 anni, dall’ottobre scorso rientrato in curia dopo un lungo incarico come Osservatore della Santa Sede all’Onu. Un mese fa ha presentato in una’affollata conferenza stampa il messaggio del papa per la Giornata mondiale della pace, ribadendo le ragioni dell’illegittimità di una guerra preventiva. Ieri, parlando alla Radio Vaticana, ha detto che le prove contro l'Iraq presentate da Powell al Consiglio di sicurezza dell'Onu non sembrano convincenti. “Siano consegnate agli ispettori e questi facciano il loro dovere. Solo se l'Iraq non ottempera, l'Onu ha un'altra risoluzione da osservare e deve decidere sulle serie conseguenze alle quali questa risoluzione approvata nell'autunno scorso alludeva”, ha dichiarato, allontanando ancora la possibilità di legalizzare un’azione bellica.
Va detto che il ritorno di Martino in Vaticano è stato ben calibrato. L’arcivescovo, di origini salernitane, è un diplomatico di razza: a trent’anni era già in servizio alla nunziatura in Nicaragua prima, e a quelle di Filippine, Libano, Canada e Brasile negli anni successivi. E un personaggio di grande visione politica e altrettanto profonda cultura, maturata in anni di studio all’Università Gregoriana (filosofia e teologia) e all’ateneo lateranense (diritto civile e canonico, materia in cui ha conseguito un dottorato). Ma la sua formazione si è perfezionata alla Sacra Rota Romana e alla Pontificia Accademia Ecclesiastica, dove si preparano i diplomatici della Santa Sede.
La sua capacità di tessere relazioni e di muoversi con efficacia in ambito internazionale è stata messa alla prova con successo quando, dal ‘70 al ‘75, è stato richiamato in Vaticano come capo del Dipartimento per le Organizzazioni internazionali, alla Segreteria di Stato. Alla fine del quinquennio mons. Martino è tornato a girare le rappresentanze pontificie nel mondo, prestando servizio alla nunziatura apostolica in Thailandia, sede da cui si curano gli affari di paesi come Singapore, Malaysia, Laos e Brunei, dove la vita per i cristiani non è proprio facile.
Nel 1986 la prestigiosa nomina come Osservatore permanente della Santa Sede all’Onu, dove Martino ha occasione di conquistare ulteriore stima e rispetto negli ambienti diplomatici, difendendo con successo la posizione della Santa Sede specialmente nei riguardi delle politiche sulla vita, e parando con abilità la campagna di gruppi abortisti per l’espulsione del Vaticano dall’Assemblea Onu. Poi il ritorno a Roma, in un momento delicato di tensione internazionale: mons. Martino dà subito il suo contributo, scendendo in prima linea per spiegare e sostenere le ragioni della pace. Affabilità, capacità diplomatica, visione, cultura: tutte qualità che lo rendono, secondo gli osservatori, uno degli uomini di punta della diplomazia della Santa Sede, anche perchè è il successore del card. Rogèr Etchegaray, l'uomo delle missioni impossibili.
Paolo Affatato



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