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Presidio contro la guerra a Milano

VIGILIA DIFFICILE PER IL WARGAME DELLA NATO

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21 OKTOOBAR, I MISTERI DI MOGADISCIO

CASO BOSIO, LA FARNESINA LO SOSPENDE 8/4/14

MADEINITALY/RANAPLAZA, IL SENATO CHIEDE CONTO 4/4/14

CARO SINDACO TI SCRIVO. I DUBBI SULLA NUOVA MOSCHEA DI MILANO 17/2/14

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LA GRANDE MUTAZIONE. AL VIA IL QUINTO SALONE DELL'EDITORIA SOCIALE 31/10/13

ALLA SAPIENZA ASPETTANDO IL 19 OTTOBRE 16/10/13

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MANCONI SUL GIALLO DEL CABLO SHALABAYEVA 21/7/13

ITALIA/KAZAKISTAN, ASPETTANDO ALMA 14/7/13

KAZAKISTAN, MARCIA INDIETRO DEL GOVERNO 13/7/13

ESPULSIONE O RENDITION? LA TRAMA OSCURA DIETRO LA STORIA DI ALMA 11/7/13

COOPERAZIONE: LA GUERRA IN SORDINA TRA ESTERI E TESORO 7/12/04

La Farnesina contro i tagli di Siniscalco. Ma non sono i soldi a fare buona cooperazione

Emanuele Giordana

Martedi' 7 Dicembre 2004
''Senza fare qualcosa la cooperazione è destinata a morire e questo non deve avvenire''. Apodittico, il direttore generale per la Cooperazione allo sviluppo sintetizza in poche parole la condizione asfittica in cui versa il settore del ministero che Giuseppe Deodato è stato chiamato a dirigere nel febbraio del 2003. Che a quel posto lo abbia voluto Alfredo Mantica, sottosegretario agli Esteri in quota ad An, non è un mistero. Come non è un mistero che Mantica, diventato adesso più forte con l’arrivo di Fini alla Farnesina, sia un fautore della cooperazione come strumento primario della politica estera. E’ partita dunque dai piani alti del ministero la consegna per un’offensiva a tutto campo: non soltanto per reiterare che l’Italia destina solo lo 0,17% del Pil (ora sceso allo 0,13) al capitolo solidarietà internazionale, sia essa emergenza o progetti di sviluppo. L’offensiva, culminata nelle due “Giornate della cooperazione italiana” organizzate dal ministero degli Esteri e che si concludono oggi, parte da lontano pur se è entrata nel vivo in tempi recentissimi. Quelli del decreto salva spese di Siniscalco. Nelle pieghe della finanza creativa capitolo secondo, 250 milioni di euro in quota alla cooperazione erano stati tagliati. Il fatto è che una battaglia tra ministeri del medesimo governo, Esteri e Tesoro, non si poteva fare in campo aperto. Per reintegrare i fondi (150 milioni di fatto tornati in cassa), era insomma necessario battere il tamburo ma con la sordina. Dire cioè che la cooperazione rischia di morire ma non spiegare come, lasciando filtrare la notizia nei corridoi. In realtà la battaglia è per il futuro, visto che cento milioni, quelli per il Fondo per la lotta all’Aids, sono ormai irrimediabilmente perduti e che non si potranno defalcare i 200 milioni di euro che la Farnesina vorrebbe reindirizzati sul bilaterale dall’assegno di 900 milioni che l’Italia firma per le banche di sviluppo (tipo Banca Mondiale). Senza troppo intralciare il manovratore dunque, la guerra interna c’è eccome, anche perché circola un po’ di malumore sul fatto che buona parte dei fondi di cooperazione di quest’anno siano finiti nelle casse della Croce rossa di Maurizio Scelli, protegé di Letta. Che fa il bello e il cattivo tempo per la presidenza del consiglio ma coi soldi degli Esteri.



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