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AXUM: SE L'OBBLIGO DIVENTA UN REGALO 4/12/04

L'Italia non restituirà il maltolto agli etiopici ma farà un dono. Così torna in auge la saga degli italiani brava gente, secondo uno dei suoi più solidi demolitori: Angelo Del Boca, lo storico dell'Italia coloniale di cui volentieri ospitiamo questo contributo

Angelo Del Boca

Sabato 4 Dicembre 2004
Dall’obbligo al regalo, il passo è stato breve. E così la vicenda dell’obelisco di Axum – trafugato 67 anni fa dai fascisti al parco archeologico sulle rive del Mai Heggià, nel quartiere ecclesiastico di Nafàs – si arricchisce di un altro farsesco capitolo. In cui il governo italiano e il neo ministro degli Esteri Gianfranco Fini collezionano l’ennesima magra figura, riuscendo in una paradossale “inversione delle parti”.
Sta di fatto che il sottosegretario agli Esteri Alfredo Mantica ha dichiarato che non si tratta di una “restituzione”, ma di un “contributo all’identità nazionale del popolo etiopico” (Ansa del 18/11/2004). “Abbiamo tenuto conto di cosa la stele rappresenti per l’Etiopia” ha detto Mantica, “è il monumento per eccellenza e simbolo dell’identità nazionale. Ci hanno chiesto di contribuire alla valorizzazione dell’identità nazionale del Paese facendo loro questo regalo, e abbiamo deciso per una risposta positiva”.
Dunque, secondo Mantica, non si tratterebbe di una “restituzione”, avvenuta in forza all’art. 37 del trattato di Pace di Parigi, che impegna l’Italia, in quanto nazione sconfitta nella Seconda guerra Mondiale, a restituire all’Etiopia l’obelisco di Axum e altri monumenti e oggetti preziosi. Sarebbe invece un “regalo”: ma come mai si è giunti a superare l’obbligo della restituzione per approdare al gesto magnanimo del regalo? Semplice. Rendendosi conto che l’obelisco costituisce il “simbolo dell’identità nazionale”.
Il fatto più incedibile, però, è che a questa lapalissiana scoperta il governo italiano è giunto solo ora, a 57 anni dal trattato di Parigi. E dunque, in questi 67 lunghissimi anni, si è fatto di tutto per disattendere l’obbligo internazionale, ricorrendo ad ogni sorta di sotterfugi e di menzogne. Ci si è forse dimenticati delle forti riserve di Rutelli, della decisa opposizione di Gasparri, di Fini, di Buontempo, di Sgarbi? Tanto per citare alcuni fieri oppositori alla restituzione dell’obelisco.
Abbiamo più volte scritto che questa indecente telenovela non reca certo prestigio al nostro paese.
Ma l’ultima dichiarazione del sottosegretario Mantica aggrava la situazione, la carica di significati ben precisi. In effetti, trasformando l’obbligo in regalo, si cerca di far dimenticare al notte coloniale, il furto della stele, l’esibizione per 67 anni, davanti al palazzo della FAO, del più prestigioso fra i bottini di guerra.
Il disegno è talmente ben concepito da provocare l’inversione delle parti. Cosicché saranno gli etiopici, d’ora innanzi, a ringraziare per il munifico regalo. E non ci si venga a dire che il costo del trasporto e della ricollocazione dell’obelisco nel parco archeologico di Axum è molto oneroso: 6 milioni di euro. E’ lo scotto che si paga quando si rimanda, di decennio in decennio un preciso obbligo, un debito d’onore.
Questo ingenuo artificio, per nascondere le colpe e le responsabilità del periodo coloniale, ha però un precedente. Quando, nell’ottobre del 1955, l’Italia raggiunse un accordo con la Libia di re Idriss sulle questione dei danni di guerra, la Farnesina versò al Ministro degli Esteri libico Ali el-Sahili la somma di 4,8 miliardi di lire italiane, ma nel testo dell’accordo non si fa assolutamente cenno ai danni di guerra e alle infinite sofferenze provocate al popolo libico. La somma, in seguito ritenuta inadeguata dal colonnello Gheddafi, veniva elargita “quale contributo alla ricostruzione economica della Libia”. Con questo artificio l’Italia repubblicane democratica decideva pertanto di coprire gli errori e le colpe dell’Italia fascista.
Niente di nuovo, dunque. Siamo alle solite. Per nascondere gravi responsabilità e antiche colpe, si ricorre a piccole astuzie e scambi di parole. Ma i fatti sono ormai consegnati alla storia e pesano terribilmente anche s e una storiografia compiacente e revisionista cerca di attenuarli o addirittura di falsificarli. A proposito dell’obelisco “regalato”, non ci sembra un brillante esordio quello del neo ministro degli esteri Gianfanco Fini. Forse fa ancora in tempo a ristabilire la verità.




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