Amisnet, Agenzia Radio Comunitaria Campagna Supporto 2005 Amisnet


GIANNI RUFINI A CAPO DI AI ITALIA 8/12/13

BUON CUORE E TRASPARENZA: IL CASO TELETHON 18/12/11

UCCISO A GAZA VITTORIO ARRIGONI 15/4/11

IL RITORNO E IL RACCONTO DI EMERGENCY 21/4/10

AFGHANISTAN, SOTTO TIRO LO SPAZIO UMANITARIO 14/4/10

HAITI E LA TENDENZA A MILITARIZZARE L’AIUTO UMANITARIO 14/4/10

EMERGENCY E IL PIANETA UMANITARIO 13/4/10

I TIGGI' E LE CRISI UMANITARIE: BLACK OUT MEDIATICO 12/3/09

PRONTI AD "AGIRE" 12/3/09

IL COMA PROFONDO DELLA CROCE ROSSA ITALIANA 28/11/08

IL BUIO TUNNEL DELLA CROCE ROSSA ITALIANA 25/10/08

BETANCOURT, CNN E ICRC, GIALLO IN COLOMBIA 17/6/08

SOMALIA/ESSERCI O ANDAR VIA? RIFLESSIONI DOPO IL SEQUESTRO 22/5/08

LA BIRMANIA E L'IMPERATIVO UMANITARIO 17/5/08

MSF, EMERGENZE POCO TELEGENICHE 13/03/08

DILEMMA UMANITARIO 5/12/04

A Pisa il convegno “Tra crisi umanitarie e azione umanitaria in crisi”


Emanuele Giordana

Domenica 5 Dicembre 2004

“Le organizzazioni non governative sono invecchiate, forse è il momento di un ripensamento”. Caustico e ben informato su un pianeta che ha seguito sui campi di battaglia ma anche nelle operazioni post conflitto, David Rieff traccia la storia recente di un periodo controverso: quello che vede il mondo della solidarietà sempre più invischiato in un dilemma che sta finendo per immobilizzare in una palude chi si rifà al dettato umanitario di imparzialità, indipendenza, neutralità. Tre regole d’oro che l’epoca delle “guerre umanitarie”, col suo sottile bagaglio di aggettivi e la scusa della difesa di qualche diritto, ha finito per stemperare in una sorta di confusione pericolosa. Facendo associare alla vittima sia il salvatore, col suo bagaglio di medicine e alimenti, che il carnefice, lui stesso pronto ad arrivare sul luogo del delitto, il dopoguerra, con antibiotici e razioni alimentari, distribuite all’ombra di una mitragliatrice. Mai come con la guerra all’Iraq il nodo è venuto al pettine, 140 anni dopo che Henry Dunant, il creatore della Croce rossa, provava a fissare il decalogo del buon umanitario. Ma la guerra infinita, giusta per decisione di qualcuno, umanitaria per consiglio di altri, ha finito per mischiare le parti, schiacciando gli umanitari troppo spesso dalla parte dei vincitori.
L’occasione per parlarne, per la prima volta in Italia in modo organico, è la tre giorni che si è svolta a Pisa settimana scorsa, organizzata da Medici senza frontiere, da sempre in prima linea sul fronte del dibattito oltre che su quello dell’emergenza, e dalla Scuola S. Anna, forse la nostra più autorevole accademia in grado di sfornare i civil sevant del verbo umanitario.
“Dovremmo saper accettare – dice Rieff, autore di un libro che ha rimesso il purismo umanitario al centro del dibattito (“Un giaciglio per la notte”, Carocci) - che non bisogna andare dove la gente non ci vuole”. In Iraq, ad esempio, dove tutto sembra dimostrare la grande confusione che regna sotto il cielo umanitario, confusione non con le stelle ma con le stellette degli eserciti di “liberazione”. Tanti i relatori, tante le questioni, di alto profilo un dibattito che in Italia resta confinato tra gli addetti ai lavori e che conosce anche una scarsa produzione letteraria, se si esclude l’ottimo contributo di Giulio Marcon (L’ambiguità degli aiuti umanitari, Feltrinelli) scritto però prima dell’Iraq, madre vera di tutte le confusioni.
Illuminante l’intervento di Gianni Rufini: un elenco di errori e di dilemmi che hanno attraversato gli ultimi anni dell’intervento umanitario in una “crisi dell’umanitarismo che è anche una crisi delle Ong”, che ne condividono dunque la responsabilità. Da una parte insomma le furbizie dei governi, dall’altra la scarsa chiarezza che spinge ad accettare compromessi e schiaccia sotto le bandiere degli eserciti, ormai abilmente inseriti nell’aiuto d’emergenza. Giocando poi, aggiunge Rufini, sull’equivoco del “volontario” (anziché, com’è, del professionista dell’umanitario), col rischio di una sorta di “turismo umanitario” spicciolo, la cui anticamera è la proposta europea per un corpo permanente di giovani volontari. A Fabrice Weissman di Msf infine, il compito di tracciare quella dubbia linea di confine, iniziata a suo dire con la guerra in Liberia agli inizi degli anni ’90, che segna la prima frattura tra le regole d’oro e le spinte ad annacquarne quello che dovrebbe essere un rigido mandato. Tante domande e poche risposte ma un dibattito che appare salutare. Sperando che non si fermi a Pisa e che magari qualche parlamentare se ne accorga, proprio mentre si sta discutendo la riforma della legge ’49 sulla cooperazione.

Vai alla scheda sull'incontro



Powered by Amisnet.org