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IL TIFONE YOYONG SFIDA LUZON 3/12/04

Il bilancio delle vittime si fa ogni giorno più tragico e ha già superato quota 1.000 vite umane, fra morti accertati e dispersi. L’ultimo disastro che ha colpito l’isola, è il 26° evento catastrofico naturale abbattutosi quest’anno sulle Filippine

Lettera22

Venerdi' 3 Dicembre 2004

Un’immensa marea di fango ha ricoperto la parte orientale dell’isola di Luzon, l’isola più grande dell’arcipelago filippino. Trascinando con sè persone, case, strade, ponti, interi villaggi e tutto quanto incontra sul suo cammino di morte. Intanto il bilancio delle vittime si fa ogni giorno più tragico e ha già superato quota 1.000 vite umane, fra morti accertati e dispersi. L’ultimo tifone che ha colpito l’isola di Luzon si chiama “Yoyong”, è il 26° abbattutosi quest’anno ed è ha raggiunto un triste record: già a questo punto, con stime ancora provvisorie, ha causato il maggior numero di vittime nella storia delle tempeste tropicali delle Filippine. Pochi anziani ricordano “Amy”, il tifone che nel 1951 causò oltre 900 vittime, mentre alcuni rammentano “Rosing” che nel 1995 ne uccise 936.
Eppure l’arcipelago delle 7.000 isole è abituato a reggere l’urto dei tifoni provenienti dall’Oceano Pacifico che, a detta degli esperti, arrivano con una media di 20 ogni anno. Il 2004 spicca invece per quantità e violenza delle depressioni tropicali. L’ultima è stata particolarmente lunga e con il susseguirsi dei tifoni “Muifa”, ”Meribok, “Winnie” e “Yoyong” che non hanno dato tregua alla popolazione, travolta dalle inondazioni, frane e smottamenti. Colpita soprattutto la provincia di Quezon, a Est di Manila, mentre i danni più gravi li hanno subiti le tre città costiere di Real, Infanta e General Nakar, rimaste del tutto isolate.
L’emergenza è al livello 4, quello che indica venti sui 200 km orari e la possibilità di gravi danni a infrastrutture e colture. Fermi i voli, saltate strade e ferrovie, chiusi uffici pubblici e scuole, cancellate le linee elettriche e la fornitura di acqua potabile, città e villaggi sono sommersi da una marea di fango.
Le autorità locali sono in allerta e anche le Forze Armate sono state mobilitate. Ma i danni provocati a strade e infrastrutture, complicano molto le operazioni di soccorso. Destano preoccupazione ora le condizioni sanitarie (c’è il rischio di epidemie) ed è grave la situazione di 40mila famiglie sfollate, per oltre 170mila persone, come ha informato il Consiglio nazionale per il coordinamento dei disastri naturali. Senza contare i danni all’agricoltura e all’economia che già si stimano intorno ai 15 milioni di dollari.
Per tamponare la falla, il governo dovrà spendere quasi tutto il miliardo di pesos che ogni anno viene messo a bilancio per contrastare eventuali disastri naturali. Il tutto avviene in una situazione economica già di per sé infelice, mentre la voragine del deficit pubblico si allarga, preoccupazione principale del governo negli ultimi mesi.
Per questo la presidente Gloria Macapagal Arroyo, eletta nel giugno scorso, ha lasciato in fretta e furia il vertice dei paesi dell’Associazione dei paesi del Sudest asiatico a sui stava partecipando in Laos, per rientrare e affrontare l’emergenza. Ammettendo subito la necessità di aiuti internazionali, che sembra non tarderanno ad arrivare: il Giappone ha già promesso uno stanziamento di 15 milioni di pesos (circa 267mila dollari) per tende, contenitori idrici, generatori. L’Ambasciata degli Stati Uniti, tradizionale alleato di Manila, ha annunciato per parte sua che finanzierà con 100mila dollari la Croce Rossa filippina per portare assistenza agli alluvionati. Ma per ora queste restano solo buone intenzioni: finchè le condizioni meteorologiche non migliorano, si può fare ben poco. Gli elicotteri civili e militari che volano nella zona colpita dal disastro stanno semplicemente trasportando cadaveri.
E mentre la macchina degli aiuti fatica ad avviarsi, le polemiche già infuriano. Proprio di recente la presidente Arroyo aveva ordinato una vasta operazione su scala nazionale contro il traffico illegale di legname, che sta contribuendo a una rapida e deleteria deforestazione delle isole. Proprio la deforestazione indiscriminata, infatti, è la causa degli smottamenti che hanno aggravato gli effetti delle piogge torrenziali. Un’attività illecita che, a detta della stampa filippina, riguarderebbe anche i palazzi della politica. Secondo Transparency Inenternational, le Filippine sono fra i paesi più corrotti al mondo, navigando al 92° posto della classifica, su 133 paesi.
Piove sul bagnato, dunque, in un paese che versa in difficoltà politiche ed economiche. La bolla demografica continua a gonfiarsi (la popolazione è giunta a 84 milioni), mentre il reddito pro capite è in picchiata. Oltre il 40% della popolazione non riesce a guadagnarsi il necessario per vivere. La ricchezza invece è concentrata nelle mani di poche famiglie (è il cosiddetto crony capitalism) che controllano oltre il 50% del prodotto interno lordo del paese.



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