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L'INIZIO DI UN NUOVO RAMADAN AL CAIRO 18/10/04

Riceviamo e volentieri pubblichiamo il diario del primo giorno di Ramadan, visto e vissuto nel cuore della capitale egiziana (nell'immagine, la "mensa del Misericordioso" di Zamalek)

Lunedi' 18 Ottobre 2004
1 Ramadân 1425 - 15 ottobre 2004.
Finalmente inizia il Ramadan, il mese sacro del digiuno, della preghiera e della carità. Questo è il senso profondo che spesso viene travisato o dimenticato da chi osserva dall’esterno. Qui al Cairo tutto è pronto e la notte precedente il grande inizio, come ogni vigilia, è costellata di feste e voglia di divertirsi. Quasi una sorta di carnevale prima della Quaresima.
Armati di macchina fotografica e piedi buoni, ci incamminiamo per le strade della megalopoli egiziana. Le apparenze inizialmente ingannano: durante il lungo tragitto dall’isola di Zamalek alla moschea di al-Husayn, oltre il suq, incontriamo solo poche persone, perlopiù sedute ai bar a fumarsi la shisha, la classica pipa ad acqua. La marea ci aspetta a Khan al-Khalili, il suq. Attorno alla moschea dedicata al martire sciita Husayn, venerato anche dai sunniti cairoti. L’impressione è che questa sarà per tutti una lunga notte, in attesa della preghiera dell’alba che segnerà l’inizio del mese santo e del digiuno.
Il clima che si respira ha qualcosa di elettrico e di euforico. La grande piazza fonde le due anime che caratterizzeranno tutto il mese: quella sacra e quella profana. Sul sagrato della moschea è stata montata la grande tenda sotto la quale si susseguiranno conferenze e catechesi sullo spirito dell’Islam e di questo sacro mese, mentre proprio al suo fianco i diversi bar e ristoranti offrono agli avventori ogni ben di Dio. Compresa un’onnipresente televisione che riempirà le notti delle famose musalsalât, le telenovele. La programmazione del canale nazionale ne ha previste ben sedici, profane quelle in prima serata, riguardanti il Profeta quelle a tarda notte.
Gironzolare per le vie traboccanti di pedoni festeggianti è sempre un’esperienza. Veniamo avvicinati e salutati da diversi giovani, stupiti di vedere stranieri che non cercano i soliti souvenir di Khan al-Khalili. Questa sera difatti non c’è quasi traccia di turisti e continuando ad avventurarci per le viuzze, lasciandoci alle spalle al-Husayn, entriamo quasi in un’altra dimensione: tutto è più tranquillo e le uniche note un po’ rumorose sono i mortaretti, amati da bambini e ragazzini, e la vendita dei fânûs, le tipiche lanterne che illuminano le notti di Ramadan.
Qui la gente si gode una tranquillità più sobria e la pacatezza segna i preparativi importanti per il giorno dopo. La porta della moschea al-Aqmar (“l’illuminata dalla luna”, stupendo edificio del 1125) è socchiusa e intravediamo alcune persone indaffarate. Il “sacrestano” ci fa cenno di avvicinarci e di entrare. Stanno preparando le zucchine per la mensa dei poveri della sera dopo. La “mensa del Misericordioso” (in arabo “mâ’idat al-Rahmân”) è uno dei segni che contraddistinguono lo spirito vero di questo periodo: morigeratezza, preghiera e digiuno per mettersi nei panni di chi è nel bisogno, così da ammorbidire il cuore e soprattutto il portafogli davanti alle necessità impellenti dei poveri. I poveri non vengono nascosti o scacciati, in questo quartiere popolare come nelle zone più ricche, ma ovunque si preparano mensa per l’iftâr degli indigenti. Le diverse comunità si sobbarcano l’onere attraverso il pagamento della zakat, l’elemosina, contando soprattutto sulla generosità dei più ricchi, delle aziende o degli alberghi a cinque stelle.
La mattina dopo, primo giorno di Ramadan, si respira un’aria particolare. A casa proprio ognuno fa come crede, ma in pubblico l’astensione da cibo, bevande e da ogni piacere (dal sesso al fumo, dalle distrazioni al profumo) sono rispettate da tutti, anche dai non musulmani. Anche perché chi viene sorpreso a infrangere il digiuno in pubblico viene punito con un’ammenda. Anche i ristoranti aprono a metà pomeriggio o rimangono con la serranda abbassata a metà. Una sorta di sommesso rumoreggiare e vociare segna il pomeriggio, durante il quale molti si prodigano nel terminare gli addobbi e nel preparare la cena del primo iftâr di questo nuovo Ramadan. La tradizione egiziana vuole difatti che la prima serata si passi assieme a tutta la famiglia allargata a casa dei nonni, pregando e consumando i tipici dolci e la frutta secca. E i festeggiamenti continuano fino all’alba del giorno dopo, l’inizio di un nuovo digiuno.



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