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DUE SIMONE, MOLTI DUBBI 14/10/04
Restano aperte ipotesi e lati da chiarire. Anche in merito all'intervento di governo e Cri (nell'immagine Simona Pari)
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Emanuele Giordana
Giovedi' 14 Ottobre 2004 La liberazione di Simona Pari e Simona Torretta, e dei due loro colleghi iracheni Ra'ad Alì Abdul-Aziz e Mahnaz Bassam, ha chiuso quasi un mese d’angoscia. Non ha però chiarito tutti i dubbi su un sequestro anomalo per modalità e conduzione della prigionia, fortunatamente conclusosi con la restituzione dei quattro ostaggi sani e salvi.
Dal punto di vista della dinamica del sequestro oggi sappiamo un po’ di più (non c’era nessuna lista, hanno detto le due italiane del “Ponte”) ma una luce ancora troppo fioca circonda i sequestratori. Chi erano? Gruppo politico, criminale o religioso? La prima tesi è stata scartata sin dall’inizio, nonostante il fiorire una serie di rivendicazioni su diversi siti internet islamisti. Nessuno ritenuto attendibile. Poiché i gruppi politici, legati ad Al Qaida o ad altre organizzazioni della galassia islamista, di solito usano un video, questa pista è stata rapidamente esclusa in assenza del mezzo mediatico ormai utilizzato per rivendicare e dimostrare in quali mani sono gli ostaggi.
Le modalità del sequestro, organizzato con perizia militare, hanno fatto anche immaginare una sorta di pista militar-criminale. Vecchi segmenti del partito bahatista di Saddam, o tronconi dei servizi segreti probabilmente associatisi con la prospera malavita fiorita prima durante l’embargo e adesso con lo sfascio totale di qualsiasi apparenza di legalità nel paese. Secondo questa ipotesi, che resta ancora la più credibile, il gruppo malavitoso-militare avrebbe poi cercato di rivender le due Simone a un gruppo politico-religioso ma avrebbe incontrato difficoltà proprio per il “genere” (femminile) degli ostaggi, diventati dunque merce difficile da scambiare sul mercato degli ostaggi. Ma i responsabili del Ponte, nell’affollatissima conferenza stampa seguita alla liberazione delle due Simone, hanno parlato dei rapitori come di appartenenti a un “gruppo religioso”, pur senza fornire elementi di prova.
Anche se la pista della malavita organizzata e alleata agli ex apparati resta convincente, molte domande rimangono inevase: i rapitori agivano su mandato di qualcuno o per iniziativa propria, scontratasi poi con l’impossibilità di rivendere gli ostaggi? Nel secondo caso il margine di errore è stato ipotizzato da qualche umanitario italiano che si trovava in Iraq, secondo cui in realtà i sequestratori volevano rapire degli uomini e avrebbero in sostanza preso le due Simone per ripiego. Nel primo caso non è chiaro chi sarebbe il mandante e perché, dopo aver tirato il sasso, avrebbe poi nascosto la mano. È ben vero che motivi per rapire un umanitario ce ne sono parecchi: sono testimoni scomodi e hanno accesso ai luoghi del conflitto, dove non sono amate le telecamere ma neanche gli occhi attenti di un osservatore che conosce bene il paese, come nel caso degli operatoti delle organizzazioni non governative.
Si è pensato anche a uno scenario di “rivalità economica” (si veda la scheda sulle Ong italiane) in cui le Ong figurano come concorrenti sul mercato, piccolo ma comunque significativo, degli aiuti umanitari nei settori dell’educazione o della sanità. Cui sono interessati anche i contractor, cioè aziende private. In una parola, profit contro no profit.
In definitiva le ipotesi restano aperte. E quella che sembra reggere meno è proprio quella del gruppo religioso-politico. Che senso avrebbe infatti attaccare proprio quei pochi occidentali che in Iraq aiutano la popolazione civile e che sono contro la guerra? Forse occorre ricordare che le prime parole di Simona Torretta al suo rientro in Italia sono state per il ritiro delle truppe dal paese.
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